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 2012  gennaio 13 Venerdì calendario

IL VEZZO ANTIEUROPEO DEI REPUBBLICANI USA

«Accidenti — ironizza il Los Angeles Times —, pensavano di avere un presidente keniota, e invece scopriamo che Obama, in realtà, è europeo». Il pregiudizio contro l’Europa che infiamma lo scontro politico in campo repubblicano fa sorridere i commentatori progressisti, ma rischia di diventare il tema principale di una campagna elettorale tutta giocata, quest’anno, su economia, lavoro, debito pubblico.
La sera della vittoria in New Hampshire, Mitt Romney ha pronunciato un discorso durissimo, costruito per sfondare nel Sud conservatore che voterà nei prossimi giorni (South Carolina e Florida). Per ben tre volte ha trattato Obama da residuo delle fallite politiche del Vecchio Continente: «Vuole trasformare l’America da terra delle opportunità in un luogo di assistenzialismo all’europea». Poi, più avanti: «Obama cerca ispirazione nelle capitali d’Europa, mentre noi guardiamo alle città d’America». Per concludere che alla Casa Bianca Barack incarna non il meglio dell’America, ma «il peggio di quello che l’Europa è diventata».
Se tanta asprezza verbale vi colpisce, tenete conto che lo stesso Romney, con queste parole, cerca anche di allontanare da sé l’accusa di essere lui stesso troppo europeo: ex governatore del Massachusetts, il più europeo degli Stati del New England, autore di una riforma sanitaria troppo europea. Un mormone che in gioventù fece per due anni il missionario in Francia. Il documentario che dipinge Romney come un vampiro della finanza, un filmato ora trasmesso in South Carolina dagli amici di Gingrich, si conclude con le immagini di Mitt che parla in francese. Non conta cosa dice, basta la lingua per mandare un messaggio subliminale all’America «profonda»: «Non è uno dei nostri».
In fondo Romney fa lo stesso con Obama: non accusa il presidente, come fanno i birther, di non essere nato negli Usa, ma lo presenta come poco americano nell’anima, estraneo ai valori del Paese. Niente di nuovo sotto il sole: nel 2004 John Kerry fu attaccato dai conservatori per il suo stile troppo europeo. Anche allora spot in tv col candidato democratico che parlava in francese. E come allora, anche stavolta l’ostilità per l’Europa potrebbe rivelarsi innocua anche se adesso i toni sono più esasperati: Rick Santorum inveisce contro la deriva europea di un Obama che abbraccia un «socialismo senza Dio», mentre Gingrich è arrivato a trovare analogie tra Obama e due europei un po’ particolari: Hitler e Stalin. Parole eccessive, spesso ridicole. Quello che resterà è il senso di rivalsa nei confronti di un’Europa che, dopo aver accusato l’America per la crisi del suo debito privato, ora rischia di provocare una nuova recessione col collasso del suo debito pubblico. Così la destra, ignorando le enormi diseguaglianze, rispolvera il suo orgoglio liberista. Qui Romney, Paul e Santorum parlano con una sola voce dell’America decisa a «creare più ricchezza per tutti anziché impantanarsi nell’invidia sociale dell’Europa».
Massimo Gaggi