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 2012  gennaio 13 Venerdì calendario

Periscopio – È molto gentile, il presidente della repubblica. Perché ci lascia delle libertà e tutti sanno molto bene che se ce le togliesse, nessuno direbbe nulla

Periscopio – È molto gentile, il presidente della repubblica. Perché ci lascia delle libertà e tutti sanno molto bene che se ce le togliesse, nessuno direbbe nulla. Coluche, Pensées et anecdotes (Le Cherche Midi). La Camera è una fabbrica del nulla. Stare alla Camera è un otium ininterrotto. Che ti fiacca, ti snerva, ti ruba l’intelligenza. Cerco di starci il meno che posso. Voto e scappo. Dopo un’ora che sto lì, ho il cervello cotto. Lucio Colletti. Il killer dell’Unicredit è un’oscura Authority europea (si chiama Eba) che ha deciso di obbligare le banche nel mezzo di una tempesta a mettere in ordine sottocoperta invece di occuparsi del timone. Una follia. E Unicredit che resta la più solida delle banche italiane è il paziente zero. Nicola Porro. Il Giornale. Cicchitto, per rimettersi in forma dopo la grande bouffe, è andato a farsi massaggiare all’Hotel de Russie. Indossava un accappatoio dal quale di intravedeva una canottiera bianca. Un incrocio, a Roma, vicino a Piazza del Popolo, tra un Tiberio a Capri e un geniale omaggio ad Aldo Fabrizi della famiglia Passaguai (al mare). Il Giornale. La Lega è passata, in poche settimane, da forza politica che esprimeva ben tre ministri a fenomeno etnico folcloristico, l’ideale per chi si è stufato dei pittoreschi comodini cinesi in bambù. Alessandro Robecchi. Misfatto. Ci sono in Parlamento dei petulanti giornalisti politici con l’aria un po’ surreale da questurino. Hanno il sorrisetto irritante, a caratura di spioncino: parla, parla pure, a me non mi freghi. Stefano Di Michele. Il Foglio. Nelle Seconda repubblica spirano dominanti i venti del Nord. Il Sud però ci ha messo del suo, alimentando classi dirigenti tali da far rimpiangere deprecati ministri meridionali della Prima repubblica. Siamo stati infatti rappresentati da ministre di splendido aspetto ma di nulla incidenza. Ernesto Mazzetti. Corriere del Mezzogiorno. Non ho nessuna nostalgia di Giulio Tremonti. Le sue proposte economiche andrebbero analizzate da uno psichiatra. Guido Crosetto, già sottosegretario alle difesa, Pdl. il Foglio. Quasi tutti i meridionali, quando sono stanchi della moglie, tentano di farsi lasciare. Andrea Augello, senatore. Il Foglio. «Ciao Pirò, respondime, te gastu fato mal?». Pirò ha la testa spaccata e gli occhi vitrei oramai, ma risponde: «Stavolta son ciavà». Paolo Caccia Dominioni, Ascari K7, 1935-1936. Longanesi. L’economia americana è come un uomo che si è rotto una gamba, ma non è stato curato come si deve. Il meglio che può fare è zoppicare. Ma non sarà più capace di correre veloce. Mohamed El-Erian, amministratore delegato di Pimco che ha investito 1.200 mld nel reddito fisso. Corsera. I miei programmi? Beh farò un corso di «educazione cinica». Perché il convincimento di questo mondo dominato dai furbi è che, se sei gentile, sei un cretino. Enrico Bertolino, comico, il venerdì. I giornalisti sono attori di una recita alla quale ho partecipato anch’io. Cos’ho capito della mia professione? Il nostro è un potere inutile, non conta quasi nulla rispetto a quello politico, economico e giudiziario. Colpa della faziosità politica dilagante, degli errori a raffica, delle interviste ruffiane, delle vendette fra colleghi. Il mio Carta straccia (Rizzoli) che racconta queste cose, è, lo dico io, un libro carogna. Giampaolo Pansa. Corriere del Mezzogiorno. Quando non sono preso dal mio lavoro di ricerca penso alle donne. Sono un completo mistero, un universo assolutamente impenetrabile. Stephen Hawkings, incapace di muoversi e di parlare a causa della Sla, astrofisico, scopritore dei buchi neri, compiendo i 70 anni. The Guardian. Mentre il balletto di Dafni e Cloe è un bellissimo atto d’amore, Il Bolero di Ravel è quasi pornografia: non è sentimento, ma atto sessuale privo di amore. Lo disse anche Ravel stesso: «Ho scritto solo un capolavoro, peccato che non sia musica». Gian Piero Reverberi, direttore del «Rondò veneziano». Libero. Cesare Marchi aveva lasciato l’insegnamento «senza rimpianti, come, del resto, neppure la scuola aveva rimpianti per me». Stefano Lorenzetto. Il Giornale.