Giovanni Bucchi, ItaliaOggi 13/01/2012, 13 gennaio 2012
Spiagge liberalizzate, è panico – Spiagge liberalizzate, il governo sembra fare sul serio. Con un «doppio colpo» assestato in meno di un mese l’esecutivo di Mario Monti sta tenendo sulle spine 30mila imprese balneari
Spiagge liberalizzate, è panico – Spiagge liberalizzate, il governo sembra fare sul serio. Con un «doppio colpo» assestato in meno di un mese l’esecutivo di Mario Monti sta tenendo sulle spine 30mila imprese balneari. La prima mossa risale a metà dicembre, ed è la legge 217/2011 («Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2010») con cui lo Stato italiano recepisce gli ordini impartiti dall’Unione europea, chiudendo la procedura d’infrazione avviata nel 2008. All’articolo 11 la norma prevede la liberalizzazione per la fruibilità delle spiagge, che potranno restare aperte tutti i giorni dell’anno e ad ogni ora, senza limiti (o quasi) di attività per bar, ristoranti e »intrattenimenti musicali e danzanti». Siamo però solo all’antipasto, perchè il tanto annunciato (dal supermimistro Corrado Passera in primis) quanto temuto decreto legge sulle liberalizzazioni si spinge molto più in là. E qui arriva il secondo colpo: saranno previste gare pubbliche per le concessioni del demanio marittimo per attività turistico-balneari (quindi, addio deroga alla direttiva Bolkestein come chiedevano le associazioni di categoria), il diritto di prelazione agli attuali concessionari solo nel caso in cui adeguino la loro proposta a quella del concorrente risultato vincitore, e soprattutto concessioni di durata non superiore a quattro anni con il divieto di prorogarle automaticamente. Per qualsiasi rinnovo, serviranno procedure competitive, dice l’art. 26 della bozza di decreto. E pensare che il governo Berlusconi aveva ipotizzato, senza poi farne nulla, concessioni di 90 anni in un primo momento, e 20 in un secondo. La 217/2011 obbliga il governo a emanare un decreto legislativo «avente ad oggetto la revisione e il riordino della legislazione relativa alle concessioni demaniali marittime» entro 15 mesi (aprile 2013). Ma a quanto pare Monti ha fretta di farlo subito, inserendo alcune delle disposizioni già nel decreto di fine gennaio. La legge fissa paletti precisi come limiti minimi e massimi di durata delle concessioni proporzionati all’entità degli investimenti (i quattro anni già stabiliti, per l’appunto), criteri di affidamento delle spiagge nel rispetto dei principi di concorrenza seppur valorizzando le attività già esistenti, nuove modalità per la riscossione dei canoni e la suddivisione dei proventi tra gli enti locali, infine la previsione di un equo indennizzo in caso di revoca della concessione. A sentire il deputato leghista Gianluca Pini, queste disposizioni non sarebbero farina del sacco di Monti&co: il segretario del Carroccio romagnolo rivendica infatti la paternità della legge 217 dal momento che riprende – sostiene Pini - un suo emendamento approvato alla Camera con l’astensione di Udc e Pd. Prima di questa accelerata da parte del governo, i bagnini avevano ottenuto un incontro per il 23 febbraio coi ministri Piero Gnudi (Turismo) ed Enzo Moavero (Affari europei). Adesso le cose sono cambiate di molto e quella data sembra troppo lontana.