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 2012  gennaio 13 Venerdì calendario

Il futuro della Lega è sempre più incerto – Il detonatore che ha fatto esplodere il malessere della Lega è stato il caso di Nicola Cosentino (Pdl) che ieri si è salvato dal carcere, grazie ai voti di una parte dei leghisti che, usufruendo dell’ indicazione del segretario nazionale del partito, Umberto Bossi («votate secondo coscienza»), hanno votato in difformità da ciò che chiedeva l’ex ministro dell’interno, Roberto Maroni

Il futuro della Lega è sempre più incerto – Il detonatore che ha fatto esplodere il malessere della Lega è stato il caso di Nicola Cosentino (Pdl) che ieri si è salvato dal carcere, grazie ai voti di una parte dei leghisti che, usufruendo dell’ indicazione del segretario nazionale del partito, Umberto Bossi («votate secondo coscienza»), hanno votato in difformità da ciò che chiedeva l’ex ministro dell’interno, Roberto Maroni. Nel voto su Cosentino sono quindi emerse le due anime della Lega. In un partito normale, dove, di anime, ce ne sono, di solito, molte di più, la vicenda non avrebbe suscitato scalpore. Ma in un partito leninista di destra, posseduto da un padre padrone come Umberto Bossi e da lui gestito con il pugno di ferro senza lasciar spazio ai dissensi, questa divaricazione assume un profondo significato politico. Che Bossi e Maroni non vadano d’accordo fra di loro lo si sapeva da tempo. Non a caso, Maroni, da delfino della prim’ora di Bossi, era già stato degradato a semplice militante dallo stesso Bossi e, solo dopo una lunga quaresima, era stato riammesso nel vertice del partito. La partita che ieri si è manifestata in parlamento dura quindi, con fasi alterne, da almeno vent’anni. Solo che, questa volta, Maroni può uscire allo scoperto senza correre il rischio di essere espulso dalla Lega. Non teme questa ipotesi perché, a causa della sua usura politica e fisica, Bossi non è più il leone di un tempo, indiscusso padrone della sua foresta. Capace, con la sola estensione del dito indice della mano destra, di sedare i conflitti fra i suoi capetti. E non la teme anche perché Maroni ha, nel frattempo, costruito nel partito delle solide alleanze che gli consentono di difendersi bene: basterebbe ricordare il suo sodalizio con il potentissimo sindaco di Verona, Flavio Tosi. La Lega inoltre sta vivendo un periodo difficile perché, opponendosi al governo Monti, si è isolata dal centrodestra e quindi sta sciupando le capacità dei suoi uomini migliori (compreso Maroni). Essi sono oggi utilizzati in un’opposizione pregiudiziale e ininfluente. La Lega infatti ha scelto di ritornare a essere un partito di lotta, nella speranza di intercettare, in occasione delle prossime elezioni politiche (che però si potrebbero tenere anche nel 2013), il voto di protesta che si agita nel paese. Senonché, realisticamente, questo voto lo intercetteranno molto più facilmente i grillini del movimento Cinque stelle, il Sel e l’Idv (nell’ordine) che non sono stati partiti di governo, ma bensì di opposizione, in tutto il quasi ventennio berlusconiano e che quindi, oggi, possono passare alla cassa dei voti di protesta.