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 2012  gennaio 14 Sabato calendario

Un primo assaggio della potenza di fuoco delle lobby si è avuto un mese fa: nell’anticamera delle commissioni Bilancio e Finanze impegnate a emendare il decreto Salva-Italia, stazionavano una cinquantina di persone e sui cellulari di deputati, capigruppo e membri del governo fioccavano telefonate in notturna d’ogni genere

Un primo assaggio della potenza di fuoco delle lobby si è avuto un mese fa: nell’anticamera delle commissioni Bilancio e Finanze impegnate a emendare il decreto Salva-Italia, stazionavano una cinquantina di persone e sui cellulari di deputati, capigruppo e membri del governo fioccavano telefonate in notturna d’ogni genere. «Ho fatto 18 leggi finanziarie - racconta il presidente della Finanze Gianfranco Conte - ma non è più come una volta, quando bisognava fare i conti con duemila e passa emendamenti: essendo ormai prevalso lo strumento del decreto prendere o lasciare, oggi arrivano qui a cose fatte, dopo aver esercitato l’azione di lobbing ai piani alti del governo. Certo non possiamo fingere però che non ci siano...». Dunque c’è da scommettere che i lobbisti stiano scaldando i motori in vista del decreto sulle liberalizzazioni che il governo varerà venerdì prossimo. Forti di una sponda parlamentare che conta decine di professionisti di ogni categoria. Tassisti non ce ne sono, ma sono ben difesi dal Pdl e fanno sentire la loro voce fuori dal Palazzo: al grido romanesco di «Monti scialla!», della serie «vacci piano», si sono piazzati davanti Palazzo Chigi. Ma gli altri sono ben rappresentati: tra Camera e Senato si contano 133 avvocati, 90 giornalisti, 53 medici, 23 commercialisti, 13 architetti, 20 ingegneri, 4 notai e 4 farmacisti. Tra questi, c’è Rocco Crimi, tesoriere del Pdl, ma anche la finiana Chiara Moroni e Luigi D’Ambrosio Lettieri, che ha raccolto 73 firme per chiedere a Monti di fermarsi sulla vendita dei farmaci di fascia C in parafarmacie e supermercati. Tra i commercialisti, solo per fare due esempi, ci sono il finiano Lo Presti e Alessandro Pagano del Pdl. Gli avvocati sono un esercito e in estate molti di loro minacciarono di non votare la manovra di Tremonti se fosse passata la norma per abolire gli ordini e ridurre le tariffe. E non c’è da sorprendersi se nella comune difesa degli ordini, vanno in scena anche guerre intestine tra cugini: come quella degli avvocati battuti anni fa dai commercialisti sui «conciliatori» nati per ridurre i tempi delle controversie. In Italia non c’è una legge che regola le lobby come negli Stati Uniti. Qui da noi ci hanno provato, ma i buoni propositi si sono sempre arenati, con Berlusconi come con Prodi. Nel 2005 la Affari Costituzionali discusse diverse proposte giungendo ad approvare un testo di legge che prevedeva la creazione di registri pubblici dei lobbisti nelle due Camere e a Palazzo Chigi. Ma non se ne fece più nulla. Così i lobbisti continuano ad esercitare grazie al canale ufficiale delle audizioni in commissione, e a quello ufficioso del sussurro «sottobraccio» al deputato. E grazie a tre diversi tipi di badge, cioè di accredito: un pass per accedere all’area riservata ai colloqui con gli onorevoli, meglio nota come Corea; uno per accedere agli uffici e procurarsi i resoconti o i verbali delle sedute; e quello più ambito per salire ai piani alti e sostare nelle anticamere delle Commissioni. Ce l’hanno un centinaio di persone e sono rappresentanti di associazioni, Confindustria, Cna, Confartigianato, Piccole imprese, Eni, Enel, Sindacati, Authority e via dicendo. Ma c’è pure la nutrita compagine delle lobby ministeriali: quando in dicembre il Pd propose il divieto della doppia retribuzione per il personale fuori ruolo «si scatenò un putiferio», racconta un funzionario. E alla fine passò un limite del 25% di aumento della precedente retribuzione. «Oggi - spiega il piddì Francesco Boccia - i più preoccupati sono quelli dell’Eni per lo scorporo di Snam rete Gas chiesto da noi, Autostrade e Anas per l’ipotesi di un’authority che regoli le concessioni stradali; e quelli dell’Enel e delle società dell’energia che difendono gli incentivi per le energie rinnovabili che gli italiani pagano in bolletta...».