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 2012  gennaio 14 Sabato calendario

Era già una costruzione fragile, precaria e, secondo molti, inefficace. Ma, adesso, ne è rimasto in piedi ben poco

Era già una costruzione fragile, precaria e, secondo molti, inefficace. Ma, adesso, ne è rimasto in piedi ben poco. Fra le vittime del venerdì 13 che ha spazzato l´Europa, infatti, fra rischio crescente di default greco e declassamento a raffica dei paesi dell´Eurozona, Francia in testa, c´è il Fondo salva-Stati. O, più esattamente, la logica su cui è stato costruito: fissare un limite preventivo, e quantificato al centesimo, all´impegno dei singoli Paesi negli interventi di salvataggio dell´euro. Senza la tripla A francese, infatti, la capacità di prestiti del Fondo salva-Stati è seriamente compromessa e, di fatto, esaurita, anche se il presidente dell´Eurogruppo Jean-Claude Juncker ribadisce che i Paesi della zona euro «sono determinati a fare tutto il possibile per mantenere la tripla A» all´Efsf. TRE STRADE A questo punto, si aprono tre strade. I paesi rimasti con la tripla A - in una parola, la Germania - alzano la quota della loro garanzia sui prestiti del Fondo. Oppure, il Fondo perde la sua tripla A, ma questo significa che i mercati imporranno un costo più alto ai suoi prestiti, riducendo il suo margine di manovra. Oppure ancora, la strategia di emergenza europea viene ripensata, rinunciando al principio della garanzia prefissata. Il problema è immediato: potrebbe porsi già da lunedì, alla riapertura dei mercati. Il Fondo salva-Stati doveva già essere sostituito, dalla prossima estate, da una istituzione permanente (Esm, meccanismo di stabilità monetaria, ugualmente discusso). Ma, per il momento, è l´unico strumento di salvataggio disponibile per la crisi europea. IL MECCANISMO L´idea con cui è partito il Fondo salva-Stati (European Financial Stability Facility, Efsf) è di mettere a disposizione una piattaforma di 440 miliardi di euro, da raccogliere sui mercati, offrendo a garanzia l´impegno di tutti i paesi europei. Ma non tutti gli impegni sono uguali. Per assicurare al Fondo il rating migliore, quello che conta è l´impegno dei paesi con il rating migliore, in particolare, fino a ieri, Francia e Germania. Dato, però, che gli impegni di garanzia del Fondo sono distribuiti secondo le quote di partecipazione al capitale della Banca centrale europea, le garanzie di Francia, Germania e degli altri paesi di tripla A, come Olanda e Finlandia, coprivano solo circa il 60 per cento di quei 440 miliardi. Per superare questo scoglio, l´estate scorsa la piattaforma di intervento del Fondo è stata portata a 780 miliardi di euro. Un aumento soltanto virtuale. Il nuovo ammontare era stato calcolato in modo tale che, visto che tutti dovevano aumentare le loro garanzie, a questo punto la cifra garantita da Francia, Germania e altri paesi con tripla A fosse pari alla cifra massima da spendere, che restava a 440 miliardi. E´ questo castello che si è disgregato. Con la perdita della tripla A francese, i fondi coperti da garanzie di paesi con il rating massimo scendono da 440 miliardi a poco più di 270 miliardi di euro. Poiché circa 250 miliardi di euro sono già stati destinati al salvataggio di Grecia (130 miliardi), Irlanda (80 miliardi) e Portogallo (40 miliardi), per altri interventi di sostegno a paesi in difficoltà rimangono soltanto gli spiccioli. IL NODO TEDESCO La Germania dovrebbe, a questo punto, praticamente raddoppiare (da poco più di 200 miliardi a 400 miliardi di euro) il proprio impegno a garanzia del Fondo, per mantenere una disponibilità effettiva di 440 miliardi da collocare con il bollo tripla A. Nell´attuale clima politico tedesco, è assai difficile che ciò accada. Più facile, dunque, che anche il Fondo, insieme alla Francia, perda il rating migliore. In sé, non pare una tragedia. Né gli Usa, né il Giappone hanno la tripla A e non hanno alcuna difficoltà a collocare il proprio debito. Ma l´Europa è un caso a parte. Non esiste una Banca Centrale che, come avviene a Washington e a Tokyo, possa intervenire alle aste, anche stampando moneta, a comprare titoli e a chiudere qualsiasi buco, garantendo il debito pubblico: questo, oggi, non è nei poteri della Bce. Il risultato è che l´Efsf dovrà rastrellare sul mercato i fondi, che già oggi servono per Grecia, Portogallo e Irlanda, ad un costo superiore a quello che avrebbe assicurato la tripla A. Di quanto superiore? Lo vedremo martedì prossimo, quando l´Efsf collocherà titoli per 1,5 miliardi di euro. Già oggi, nonostante la tripla A, l´Efsf pagava sul mercato un tasso intorno al 3 per cento, con un differenziale di 100-120 punti rispetto al Bund tedesco. Presumibilmente, questo spread è destinato a salire.