Marco Del Corona, Corriere della Sera 14/01/2012, 14 gennaio 2012
MILANO
Lo spettro del default greco torna all´improvviso a far tremare l´Europa. Le banche internazionali hanno fatto saltare ieri a sorpresa il tavolo dei negoziati per la riduzione "volontaria" del 50% dei loro crediti verso Atene. L´accordo sembrava nei giorni scorsi a un passo e le parti erano impegnate nella definizione dei dettagli tecnici della ristrutturazione del debito. Poi, nel pomeriggio di ieri, il fulmine a ciel sereno: «Le trattative non hanno prodotto una risposta coerente e complessiva da entrambe le parti e gli incontri sono sospesi» ha annunciato l´Institute of international finance (Iif) in rappresentanza dei creditori.
Una mossa tattica – dicono gli osservatori – che rischia però di far deragliare il salvataggio del paese. Angela Merkel ha detto che senza un accordo con le banche la Trojka Ue-Fmi-Bce non potrà garantire il nuovo piano di aiuti da 130 miliardi per Atene. A metà marzo scadono 14,5 miliardi di titoli di stato ellenici. E senza i soldi di Bruxelles, il governo tecnico di unità nazionale guidato da Lucas Papademos – con le casse a secco – non avrebbe altra scelta che dichiarare default, un´ipotesi da brividi per tutte le altre nazioni a rischio della Ue, Italia compresa.
Sotto il Partenone, per ora, si tende a sdrammatizzare. Un incontro con le banche è già stato calendarizzato per la prossima settimana, dicono fondi dell´esecutivo, in tempo per ratificare un´eventuale intesa. Magari dando soddisfazione a Berlino che secondo il Wsj avrebbe chiesto una cedola sotto il 4% per i bond di nuova emissione. La speranza è che in caso di resistenza di qualche creditore (alcuni hedge fund avrebbero puntato i piedi, puntando al fallimento di Atene su cui hanno puntato comprando valanghe di credit default swaps) Bruxelles torni a mettere mano al portafoglio per di evitare il fallimento della Grecia.
I guai
della politica
La tensione resta comunque alle stelle. Anche perché il consenso politico dell´esecutivo sostenuto da una maggioranza trasversale in Parlamento sembra scricchiolare. I socialisti di George Papandreou sono impegnati in una feroce battaglia intestina per la leadership in vista delle elezioni (che in ogni caso non si dovrebbero tenere prima di aprile). Il centro-destra di Nea Demokratia – in lieve vantaggio nei sondaggi – assicura il suo appoggio con il contagocce per evitare di essere marchiato come il partito che ha imposto quattro finanziarie lacrime e sangue alla Grecia. Un onore – si fa per dire – che per ora ricade tutto sulle spalle del Pasok.
Papademos è costretto quindi a navigare a vista, stretto tra una maggioranza ampia ma labile e la missione della Troika in arrivo nel fine settimana nella capitale ellenica, destinata a chiedere – è il timore di tutti – una nuova manovra per mantenere gli impegni con la Ue e consentire di sbloccare i nuovi aiuti internazionali. Manovra che ben difficilmente potrebbe ottenere il via libera dai partiti di governo.
Austerity e recessione
Il vero problema di Atene è che le drastiche misure adottate finora non sono bastate a rimettere in ordine i conti del paese. Gli stipendi nel settore pubblico sono stati ridotti del 25%, quelli privati del 15-20%, sono saltate 13esima e 14esima, 30mila dipendenti pubblici sono stati messi in mobilità, l´età pensionabile è stata alzata ai 67 anni, l´Iva è stata rivista al rialzo di 10 punti, è stata imposta una maxi-patrimoniale sulle proprietà immobiliari. Risultato: la cura da cavallo ha finito per mettere in ginocchio il paese. La disoccupazione è salita al 18,7% (cinque punti in più dell´anno scorso) con punte del 45% per i giovani tra i 15 e i 24 anni. Il pil nel 2011 è sceso del 5,5%, il quarto ribasso consecutivo e il rapporto debito/pil viaggia nell´iperuranio di quota 145%.
Il ceto medio è sparito, sei famiglie su dieci – calcola un sondaggio delle Camere di commercio elleniche – non sono più in grado di pagare mutui e tasse, nelle farmacie di Atene, con i pagamenti del governo in ritardo, non viene più distribuita nemmeno l´Aspirina e due negozi su dieci nelle strade della capitale hanno chiuso i battenti.
Il salvagente Ue
La Grecia da più di un anno non si presenta sul mercato dei capitali ed è tenuta a galla dagli aiuti della Ue e del Fondo Monetario. I tassi sui titoli a due anni viaggiano al 140,9% di interesse, la spia più chiara della sfiducia della finanza nel futuro del paese. La comunità internazionale, per evitare il crac dell´area euro, ha già stanziato fondi pari quasi a due terzi del debito del paese senza ottenere grandi risultati. E il rischio ora è che tutto vada in fumo per il corto circuito nei negoziati con le banche. Nelle prossime ore le parti in causa cercheranno dunque di riaprire i negoziati (ieri l´ha auspicato anche il Fondo monetario). Ma in privato diversi esponenti dell´estabilishment continentale stanno già preparandosi allo scenario più drammatico: la credibilità del governo Monti e le elezioni spagnole hanno ridotto i rischi di contagio in Europa. E molti a questo punto ritengono possibile che la Grecia possa uscire dall´euro senza eccessivi danni per il resto della Ue. Buona fortuna.