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 2012  gennaio 12 Giovedì calendario

È MORTO L’ULTIMO EROE DEL SOGNO SOVIETICO

Non saranno in molti, forse, a ricordarne il nome. Ma se non fosse stato per lui, per il mitico agente “Amir” – questo era il suo nome in codice – probabilmente la storia contemporanea avrebbe avuto un altro corso, con più incognite e incertezze aggiuntive rispetto a quelle già enormi dell’epoca di cui fu protagonista: la fine della Seconda guerra mondiale e la Guerra Fredda . Gevork Vartanian, spia al servizio di Mosca, è morto nel suo letto, di cancro, all’età di 87 anni. Ma il suo momento di gloria lo visse giovanissimo, appena diciannovenne quando, lavorando da infiltrato in Gran Bretagna, riuscì a sventare il complotto nazista per assassinare i leader alleati alla conferenza di Teheran del 1943. Adolf Hitler aveva ordinato l’operazione “Long Jump” quando l’intelligence del Terzo Reich ebbe notizia dell’imminente organizzazione di un vertice nella capitale iraniana, nel quale i Tre Grandi dovevano cominciare a tracciare la mappa dell’Europa post-bellica. L’obiettivo nazista era decapitare in un sol colpo le potenze alleate, uccidendo il leader sovietico Josef Stalin, il presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt e il primo ministro britannico Winston Churchill. Con una serie di ricerche e pedinamenti vennero scoperti i sei operatori radio inviati da Berlino, e alla fine Hitler fu costretto ad annullare i piani per mettere a segno l’attentato.
Vartanian, il cui padre era agente dei servizi segreti sovietici a Teheran (con copertura da commerciante), cominciò a lavorare per l’intelligence ad appena 16 anni, quando non esisteva ancora il Kgb e la polizia segreta si chiamava Nkvd. Nel 1940, questo perfetto poliglotta (era nato a Rostov sul Don da padre iraniano con origini armene) era già alla testa di un gruppo speciale incaricato di scoprire gli agenti nazisti a Teheran: secondo le informazioni ufficiali, ne individuò 400 in due anni. Ora, alla sua morte, l’Svr sigla dei servizi di intelligence russi all’estero – ricorda in un comunicato che Vartanian riuscì anche a frequentare un corso completo della scuola britannica per la formazione di spie, che il governo di Londra avrebbe poi inviato in missione in tutta l’Unione Sovietica, dal Caucaso all’Asia Centrale. In questo modo l’Urss fu in grado di scoprire l’intera rete di 007 britannici presenti sul suo territorio.
Dopo il lungo soggiorno in Iran, Vartanian girò in lungo e in largo l’Europa insieme con la moglie Goar (anche lei spia). Il loro incarico era quello di identificare le basi nemiche della Nato. Un periodo rispetto al quale non esistono informazioni ufficiali, anche se ora l’agenzia Itar-Tass rivela che lavorarono in Italia, Francia e Grecia, ma anche in altri Paesi. Solo nel 1986 la coppia rientra a Mosca, ma l’agente “Amir”, pur ritirandosi ufficialmente in pensione nel 1992, continuò a collaborare con l’Svr.
Una carriera esemplare, una spia efficientissima, tanto che il presidente russo Dmitrij Medvedev lo ricorda ora come “un vero patriota, una personalità brillante e straordinaria”. Ma i più grandi riconoscimenti, Vartanian li ottenne all’epoca del vecchio regime, quando venne insignito del titolo di “eroe dell’Unione Sovietica”. E negli ultimi tempi ricordava con orgoglio quell’incontro di quattro anni fa a Mosca, quando la nipote di Winston Churchill andò a ringraziarlo personalmente per aver salvato la vita di suo nonno.