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 2012  gennaio 12 Giovedì calendario

Luca Grandori, appassionato inventore di giornali – Luca Grandori, 1946-2012 Con Luca ci siamo incontrati da Penny, il ristorante dei bocconiani e dei mondadoriani in viale Bligny

Luca Grandori, appassionato inventore di giornali – Luca Grandori, 1946-2012 Con Luca ci siamo incontrati da Penny, il ristorante dei bocconiani e dei mondadoriani in viale Bligny. Scribacchiava per un giornale di Lodi, sempre nelle nebbie, come mi disse. Lo portai a Panorama come stagista. Era quasi la fine dell’anno e aveva deciso di andare a passarlo a Venezia con la sua Lorenza. Lamberto Sechi, intuendone subito l’intelligenza e la creatività vivacissima, gli aveva dato da fare il primo articolo, una mezza traduzione da Time. Luca passò la notte di fine anno sulla Olivetti portatile in dura lotta con i tasti. Ne uscì un pezzo pieno di correzioni di lettere una sopra all’altra, ma Sechi non si inquietò perché il talento era evidente. Tuttavia per tutto il tempo che è stato a Panorama, prima di venire all’Editoriale Corriere della Sera per fondare con me, da capo redattore, Capital, Luca non è mai riuscito a scrivere correttamente il nome della Taylor e delle altre Elisabette. Sechi lo beccava sempre con una h in meno o in più. Era troppo intelligente per soffermarsi su questi dettagli. Per questo, dopo aver dato un fondamentale contributo al successo immediato di Capital, sfornando idee una dietro l’altra, ne ebbe un’altra più corposa: far nascere il primo figlio di Capital, dedicato alle auto speciali e d’epoca. Lo lasciai, nel 1986, a capo di Auto Capital, un altro successo, ma non gli bastava. Colse al volo la nascita di Darp, la joint venture Rcs-De Agostini, per clonare Capital, con la variante del filo conduttore dei viaggi, e far nascere il nuovo mensile Dove, che ancora veleggia bene grazie all’imprinting che gli ha dato Luca. La sua passione era inventare giornali, più che dirigerli a lungo. Ha fatto più di 20 progetti, molti andati a buon fine. Così, da battitore libero, poteva seguire anche l’altra sua passione, le auto d’epoca e speciali, fino a convincere l’Alfa Romeo a fare un prototipo di familiare con l’Alfetta. Perché aveva il gusto delle auto snob, all’inglese, ma gli piaceva anche correre. Le sue idee sulle auto e sul marketing delle auto hanno contribuito alla fortuna di un altro Luca, Montezemolo, alla Ferrari. Per la quale, l’estate scorsa, quando il male lo aveva già colpito, ha organizzato l’incredibile raduno di 30 Ferrari milionarie trasportate sulle chiatte lungo il Canal Grande di Venezia. C’eravamo ritrovati professionalmente alcuni mesi prima perché era venuto a propormi Capital Living, il primo mensile dedicato alla casa e al modo di vivere dal lato maschile. Un altro successo e anche l’ultimo numero uscito, sia pure con il male dilagante, ha portato la sua firma, il suo stile inconfondibile nel saper cogliere gli aspetti meno visibili ma più originali di ogni situazione, di ogni personaggio, di ogni oggetto della vita moderna, come si chiamava la sezione che aveva curato a Panorama. «È andato a insegnare agli angeli come si creano i giornali», mi ha detto il figlio Mattia, con grande serenità, la serenità di chi ha avuto un padre straordinariamente affettuoso, buono, come può esserlo chi ha sofferto per un verso o per l’altro la mancanza dei genitori e al loro posto il collegio. Il Padreterno ha voluto che avesse almeno il tempo di vedere Matilde, la figlia di sua figlia Martina, arrivata dalla nursery proprio pochi attimi prima che chiudesse gli occhi, nel pomeriggio di martedì 10 gennaio. Ciao Luca, salutaci gli angeli, ma non fargli dei titoli troppo spinti anche se acutissimi come solo tu sai fare. Ai figli Martina e Mattia, a Lorenza, ai fratelli e alle sorelle e a tutti quelli che gli hanno voluto e gli vorranno sempre bene, l’abbraccio affettuoso di Class Editori.