Diego Gabutti, ItaliaOggi 12/01/2012, 12 gennaio 2012
Non si potrebbero tassare anche le fantasie erotiche? – Non si potrebbero tassare, oltre ai patrimoni e alle transazioni finanziarie, come ogni giorno viene proposto da più parti, anche le fantasie erotiche, di cui invece si parla poco? Un Suv, oltre che un lusso, è anche un vizio
Non si potrebbero tassare anche le fantasie erotiche? – Non si potrebbero tassare, oltre ai patrimoni e alle transazioni finanziarie, come ogni giorno viene proposto da più parti, anche le fantasie erotiche, di cui invece si parla poco? Un Suv, oltre che un lusso, è anche un vizio. E la lussuria, allora? Silvio Berlusconi buonanima, se tassassimo la lussuria, spianerebbe in un solo anno fiscale l’intero debito pubblico. * * * Non soltanto l’apparizione del Caro Premier alla guida della nazione ci ha aperto gli occhi sul «puro cabaret» del governo sciagurato e berluscone che l’ha preceduto. Ma anche «Merkel e Sarkozy, che due mesi fa sembravano grandi statisti», scrive Curzio Maltese su Repubblica, «ora appaiono nella loro realtà: mediocre». Un tempo il mondo c’invidiava il Dux, poi il Cav. Adesso torna a mordersi le mani. Roma ladrona, ma Bocconi doma. * * * «Valeva, per i mistici cristiani, inesplicita, la regola “Se incontri il Cristo uccidilo”. Vale anche in altre religioni, in culti più antichi. Significa che bisogna staccarsi dal proprio maestro e anche dalla cosa cui più si tenga, e andare oltre, segnati e liberati. In un contesto attuale, stregati tutti dall’idolo economico, valga la stessa regola: «Se incontri l’Economia uccidila!» Se non si oltrepassa questo orizzonte piombato, siamo perduti. (_) Come esseri umani e popoli, non controlliamo nessuna forza cosmica, né l’economia, né la tecnica, né i disastri della natura e della storia fattuale, perché il nostro guinzaglio è corto. Circa il futuro, si può parlarne del tutto a gogò, non sondiamo che il vuoto puro. Mi resta una dolente e bella certezza illuministica: questa Economia di allucinati non produrrà mai un atomo di felicità, mai moneta aurea di un po’ di vero bene. Se la incontri, uccidila» (Guido Ceronetti, Tutti stregati dai tre idoli. Economia, tecnica e crescita, in Corriere della sera, 8 gennaio 2012). * * * «Democratica ma forte», come la dipinge Ernesto Galli Della Loggia, la leadership del Caro Leader sarà davvero «di tipo nuovo» o non sarà piuttosto la solita leadership de noantri? Posso sbagliare, ma non è che il coretto del fan club bocconiano sta intonando uno di quei «meno male che Mario c’è» che confermano l’idea che di noi si sono sempre fatti gli stranieri? E quale sarà poi «lo scopo», sempre citando l’editorialista del Corriere, al quale la leadership di tipo nuovo sta «mirando dritto»? Forse non si può dire. Forse è meglio non saperlo. Bin Loden parla parla, ma mica è chiaro. * * * Come gli ebrei ultraortodossi d’Israele di cui si è parlato negli ultimi giorni sui giornali, gente esageratamente devota, che «segue la tradizione religiosa, odia la modernità e campa di sussidi statali», anche la sinistra italiana rimpiange le buone vecchie cose d’una volta, a cominciare dalla lotta di classe, e detesta la modernità in ogni sua forma, un tempo le autostrade e la tivù a colori, oggi Facebook e i libri elettronici, ma soprattutto crede in un Iddio dall’occhio a triangolo: il welfare Über Alles. Fortuna che, a differenza degli ultraortodossi israeliani, che possono contare su «tassi di natalità altissimi», l’età media della sinistra italiana è quella della pensione (non l’età attuale, ma quella che gli augurano bin Loden e la sua ministra piangente). * * * Pensiamo sempre al denaro: la Borsa di qua, lo spread di là, la spesa corrente, i tagli, le tasse. Dovremmo pensare invece a una bella crociata contro l’Islam, ci esorta Magdi Allam sul Giornale. Gli islamisti s’accingono a convertirci tutti «al dio Allah», cosa che intendono fare a fil di spada ricurva, senza tanti complimenti, e noi qui a gingillarci con l’economia globale, i bocconiani, l’art. 18, le pensioni, il Pd, il Pdl, la Camusso, quando si vis pacem para bellum, come sapevano gli antichi: se vuoi la pace preparati alla guerra. * * * «Si è mai vista una satira conformista? Può essere così servizievole e così conforme una vera satira (_)? E non dico molto, ma un piccolo rischio, il comico, a causa della sua indipendenza, non dovrebbe correrlo? Non dico il rischio del vignettista olandese che sfida l’Islam e la morte, ma almeno il rischio di perdere qualcosina invece di guadagnarci in applausio, onori e carriera» (Raffaele La Capria, Esercizi superficiali, Mondadori 2011). * * * Ancora a proposito di Roma ladra e bugiarda, ad Albenga c’è un consigliere leghista vistamare (tale Mauro Aicardi, tramandiamone il nome) che vorrebbe mandare «ai forni» gli immigrati. Un consiglio: si difenda (come Daniele Luttazzi e Marco Travaglio quando infamavano gli avversari politici o meglio l’Avversario Politico in tivù) appellandosi al diritto di satira. * * * Avrebbero pututo provarci anche i boss nazisti a Norimberga. E chissà perché non ci ha pensato Eva nel Giardino dell’Eden. O i leader col pensiero dominante che sappiamo quando giurano sulla testa dei propri figli. * * * «Qualche etichetta politica bisogna ben darsela, ma questa alla fine si riduce a una sola: riformismo! Trovo imbarazzante per l’attuale classe politica italiana la scomparsa dei conservatori: tutti si definiscono “riformisti”, senza accorgersi che la maggior parte degl’italiani ha ormai una gran paura delle innovazioni, dato che queste sembrano nascondere quasi sempre qualche marchingegno che peggiora la situazione esistente a favore degl’interessi di coloro che promuovono queste “riforme”. A questo punto l’autodefinirsi “conservatore” è perfino peggio che passare per “rivoluzionario”. Infatti è scattata l’identificazione dei “rivoluzionari” con i Black Bloc, con i “terroristi” e i loro fiancheggiatori, mentre per i conservatori non c’è che disprezzo e compatimento» (Mario Perniola, Berlusconi, o il ’68 realizzato, Mimesis 2011).