Edoardo Narduzzi, ItaliaOggi 12/01/2012, 12 gennaio 2012
Lo spread a quota 500 è tombale per l’Italia Mario Monti, da bravo economista, lo ha già capito e per questa ragione ha detto ad Angela Merkel che serve uno sforzo europeo per abbassare lo spread tra Btp decennali e Bund
Lo spread a quota 500 è tombale per l’Italia Mario Monti, da bravo economista, lo ha già capito e per questa ragione ha detto ad Angela Merkel che serve uno sforzo europeo per abbassare lo spread tra Btp decennali e Bund. Da circa due mesi questo spread si è stabilizzato a quota 500, cioè al 5%, un livello insostenibile per qualsiasi economia, perché quel differenziale è oggi il benchmark per determinare il premio per il rischio delle attività italiane. Esso significa che il rendimento atteso o preteso da una banca italiana o da una società quotata, deve incorporare tutto lo spread, di un titolo almeno teoricamente privo di rischio, e vi aggiunge un delta specifico collegato al rischio della singola attività economica. In questo modo tutti i cash flow, cioè i flussi di cassa, prodotti dalle imprese italiane devono avere un tasso superiore al 10% per determinare il valore economico dell’azienda. Non deve quindi sorprendere che la borsa ed alcune grandi banche siano crollate nei corsi di mercato, perché più elevato è il tasso di attualizzazione e minore è il valore dell’impresa. Insomma lo Spread a 500 deprezza l’intero valore dell’economia italiana ed anticipa quello che potrebbe essere l’impatto della recessione sul pil 2012. Inoltre, la divaricazione tra i grandi paesi dell’Europa si sta facendo davvero massima. Germania e Regno Unito, pur con due politiche monetarie diverse, hanno collocato negli ultimi giorni i rispettivi Bund e Gilt a tassi di rendimento negativo, cioè sotto lo zero, mentre l’Italia paga più del 7% per far sottoscrivere i propri Btp. Ovviamente se l’Italia avesse ancora a disposizione la leva monetaria come il Regno Unito si troverebbe in una situazione diversa, perché il livello dei tassi inglesi approfitta della svalutazione della sterlina, della coraggiosa politica espansionistica della BoE e della manovre antideficit del governo Cameron che ha licenziato, tra le altre misure, ben 500 mila dipendenti pubblici. In questo quadro, lo spread a 500 include due rischi: quello specifico italiano e quello di collasso dell’euro. Rischio, quest’ultimo, che si scarica completamente sui titoli italiani percepiti dal mercato come il vero punto di torsione possibile della moneta unica. Il valore dello spread italiano è ormai stabilizzato da alcune settimane a quota 500 segno che i mercati, senza interventi nuovi, continuano a scommettere sul fallimento dell’euro prendendo posizioni di vendita a termine. Servono fatti nuovi per recuperare la situazione. Quali? Quelli di cui si parla da troppi mesi: la Bce che faccia da prestatore di ultima istanza effettivo, gli eurobond ed una politica monetaria con i tassi dell’eurozona allineati a quelli americani e inglesi.