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 2012  gennaio 11 Mercoledì calendario

PISCICELLI: “MA ORA DEVONO PAGARE I MARIUOLI VERI”

Mi dispiace per Malinconico. È questa la prima reazione dell’ingegner Francesco De Vito Piscicelli quando apprende la notizia delle dimissioni del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Eppure è stato proprio lui con l’intervista al Fatto Quotidiano del 6 gennaio scorso a dare il via alla slavina che ha travolto l’ex presidente della Federazione Italiana Editori Giornali, Fieg. In quell’intervista il costruttore arrestato nel marzo 2010 con l’accusa di avere corrotto Angelo Balducci per gli appalti della cosiddetta “cricca dei Grandi eventi” si lamentava dei due pesi e due misure adottati nei suoi confronti rispetto ai funzionari per i quali aveva pagato. “Ancora aspetto da Angelo Balducci i soldi delle vacanze di Carlo Malinconico al Pellicano”, ci aveva detto aggiungendo con tono malinconico, è il caso di dire, “eppure io sono finito in galera e lui è diventato sottosegretario alla Presidenza”. Quell’intervista ha spinto il Fatto Quotidiano (in “splendida solitudine”, almeno nei primi giorni) ad approfondire la storia di quelle vacanze a sbafo. Nel febbraio 2010 i giornali (tra i quali Il Fatto ma anche Libero e tanti altri) avevano pubblicato la notizia delle vacanze dell’allora presidente della Fieg a Porto Ercole basandosi solo sulle carte disponibili allora, cioè le intercettazioni e la richiesta di arresto. Erano carte che non inchiodavano Malinconico che ancora poteva dichiarare: “Io ho pagato”, giocando sul fatto che due volte, nel 2008, aveva davvero saldato il conto. Solo Il Fatto però, dopo la sua nomina a sottosegretario della Presidenza del Consiglio e dopo l’intervista a Piscicelli ha scoperto e pubblicato in tre articoli consecutivi i contenuti dell’informativa del giugno 2010 del Ros che documentava esattamente la dimensione dello scandalo: otto vacanze prenotate, quattro fatte a sbafo e solo due pagate in due anni. Conto ancora da saldare: 19 mila e 870 euro. Solo grazie a queste rivelazioni, e non per i vecchi articoli, Malinconico si è dimesso. Eppure Piscicelli dice: “Sbagliamo tutti e io per primo, a puntare il dito contro Malinconico, sono altri i funzionari che devono essere castigati”.
Piscicelli cosa farà con le
migliaia di euro che le restituirà l’hotel Pellicano?
Ma che ne so. Quando Roberto Sciò mi chiamerà devolverò l’intera somma in beneficenza. Il mio problema non sono certo i 20 mila euro di Malinconico.
Lei dice che sono altri i veri mariuoli. Chi sono?
Quelli che mi hanno fregato un milione di euro e che sono ancora ai loro posti. In questo momento in tanti si stanno facendo grasse risate per le dimissioni di uno come Malinconico. Spero per poco perché la magistratura sta lavorando e presto sarò risentito dalla Procura.
Malinconico nel febbraio 2008, prima delle vacanze, fa una gita all’Argentario con lei, Angelo Balducci e Calogero Mauceri, attuale capo del controllo interno di Palazzo Chigi, per vedere delle case da comprare. Come è finita?
Erano dei rustici che ho realizzato all’Argentario e sui quali ci sarebbe qualcosa di interessante da dire. Ma non è il momento, le ho detto che devo parlare ancora con i magistrati.
Malinconico nel 2010 ha comprato, dopo il suo arresto, un casale di sette stanze a Manciano con 1700 metri di terra e ulivi. L’ha invitata almeno a prendere un caffè?
No, a dire il vero non lo sapevo. So solo che le mie case non gli interessavano. Però la prego di riportare un concetto: io sono affranto per le dimissioni di Malinconico. Per me resta una brava persona. Si è fatto circuire da Balducci e dai suoi amici con vacanze costose, ma il conto che ha pagato quattro anni dopo, mi creda, è troppo caro. Sono altre le cose gravi.
Quali sono questi comportamenti gravi?
Sono il milione di euro che ho dovuto dare a questa gentaglia per non avere rotture sui controlli, non per vincere gli appalti, sia chiaro. E poi le macchine, gli autisti messi a disposizione, l’appartamento a via Margutta che io pagavo. Il problema non è tanto a Palazzo Chigi, ma a via della Ferratella. Malinconico da segretario generale poteva controllare, ma non era lui ad avere il potere e infatti non mi ha mai chiesto nulla.
Ci sono dirigenti di via della Ferratella, come Paolo Zini e Claudio Rinaldi, indagati a Roma dopo le sue dichiarazioni. È vero che, in un verbale, lei riferisce di mazzette in contanti per centinaia di migliaia di euro?
Io non dico una parola. Rispetto l’impegno che ho preso con i magistrati. Non voglio rovinare le indagini.