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 2012  febbraio 11 Sabato calendario

PATRONI GRIFFI: LA CASA A PREZZO RIBASSATO? MACCHÉ FURBETTO, HO ANCHE LE VERTIGINI

Gentile direttore, vengo da una famiglia in cui mio padre, magistrato, quando entrai in magistratura, non ancora ventiquattrenne, mi disse “Ricordati che i magistrati parlano solo con le loro sentenze”. Comprenderà quindi il mio disagio sia nel ritrovarmi sul Suo giornale per una vicenda privata, sia di scriverLe per chiarire ancora una volta la mia posizione, la quale, vorrei ricordarlo, è la stessa che mi accomuna non solo ai circa quaranta condomini dello stabile in questione e di quello adiacente, ma alle migliaia di cittadini italiani, di ogni condizione sociale, che sono diventati acquirenti, alle condizioni e secondo le procedure volute dal Parlamento, di immobili di enti previdenziali. Quella che Lei ricostruisce, col “mestiere” che personalmente Le riconosco proprio quanto meno dai tempi in cui La seguivo sull’Espresso, come una vicenda di “casta dei tecnici”, può forse essere ricostruita anche – sia pure con minor “appeal” comunicativo – come la vicenda personale che mi permetto di sintetizzarLe.
Trasferitomi a Roma nel 1986 dopo aver vinto il concorso pubblico per consigliere di Stato (dopo aver superato i concorsi per magistrato ordinario e magistrato Tar e aver svolto le relative funzioni a Potenza), chiesi a vari enti la disponibilità di un alloggio da prendere in locazione (avendo l’ulteriore requisito del mancato possesso di altro immobile di proprietà) e così ricevetti dall’INPS questa offerta: si trattava di immobile prospiciente i giardinetti su via degli Annibaldi (scorgere il Colosseo richiederebbe operazioni inconcepibili per chi, come me, soffre di vertigini), composto da ingresso, due camere, una cameretta, cucina e un bagno (quest’ultimo ricavato da me, in quanto l’appartamento era dotato di wc e lavabo sul balcone della cucina). Al momento della vendita degli immobili degli enti previdenziali, il palazzo fu definito di pregio in virtù della sola sua ubicazione nel centro storico, mentre la legge dava una serie di altri parametri, tra cui lo stato di manutenzione (pensi che non vi era acqua diretta e che comunque l’INPS da molti anni non aveva svolto interventi di manutenzione). Da qui nacque il contenzioso con lo Stato che portò alla conclusione, sulla base di una consulenza tecnica, che quell’immobile, in base a tutti i parametri di legge, non poteva considerarsi di pregio. Il prezzo di vendita, quindi, fu un prezzo stimato di mercato dall’UTE (con riferimento ai prezzi del 2001, come stabiliva la legge, non a quelli del 2011), sulla base delle condizioni dell’immobile, pari a circa 383.000 euro, abbattuto poi del 30 % perché occupato dagli inquilini (in altri termini, quell’immobile sul libero mercato sarebbe stato venduto al prezzo scontato perché occupato, e al 30% in più, circa 100 mila euro, se libero; mentre gli ulteriori abbattimenti erano collegati all’acquisto collettivo e alla data dell’opzione). Di questo stiamo dunque parlando e non di una differenza tra 177 o 283 mi-la euro e l’attuale valore(stimatodalgiornalista e di cui potremmo noi condomini essere contenti) di 800 mila euro, in quanto l’incremento dei valori immobiliari dal 2001 ad oggi non è frutto di giochetti da casta né da cricca (sicché temo di non essere in grado di scrivere un manuale per “furbetti”, come mi viene suggerito). Ma non è questo il punto. Vorrei solo che fosse chiaro che non ho fruito di alcun privilegio personale, ma mi sono trovato nelle condizioni in cui si sono trovati migliaia di cittadini italiani inquilini di enti previdenziali. E anche il contenzioso sul pregio non ha riguardato solo il nostro immobile ma numerosi immobili sparsi in tutta Italia, di proprietà di vari enti. E su di esso si era formata una giurisprudenza costante anteriormente alla vicenda in esame . Oggi – come ho avuto modo di precisare al Corriere – non so se percorrerei le stesse vie legali con tutti gli altri condomini. Essenzialmente per le polemiche che sono sorte e, se mi permette, anche per gli accostamenti ad altre vicende che, annunciate nei titoli, sono poi maliziosamente negati negli articoli. Vicende che nessuno, in buona fede, può seriamente rapportare alla mia. E non so quanto sia corretto richiamarle per poi precisare che non c’entrano nulla. La prego di considerare questa lettera semplicemente come una precisazione, vivamente sconsigliatami dai miei addetti alla comunicazione, finalizzata solo a recuperare un dialogo costruttivo e dialettico sui contenuti di un difficile lavoro che faccio, in una posizione che, mi creda, non ho cercato e che non tornerò a ricoprire perché altro è il mestiere per il quale ho studiato, per il quale mi sono sottoposto a più prove selettive pubbliche e per il quale sono stato forse chiamato a ricoprire questa carica. Un percorso professionale fatto di soddisfazioni, di studio, di lavoro e di circostanze, anche fortunate ma fortuite, comuni a tante persone; che oggi alcuni mi rinfacciano come se fosse frutto invece di un privilegio e di scelte di dubbia moralità.
La ringrazio per la cortese attenzione.
P.S. Ho provveduto sin dal 28 dicembre (30 giorni dalla mia nomina) a inviare all’Antitrust la mia dichiarazione sul conflitto di interesse. E nei termini invierò l’altra documentazione al Senato e alla stessa Antitrust. Filippo Patroni Griffi
La lettera del ministro è apprezzabile, così come il tentativo di fare chiarezza. Naturalmente continueremo a fare chiarezza anche noi. FQ