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 2012  gennaio 12 Giovedì calendario

BERLINO, IN FILA ALLA MENSA DEI POVERI

La Germania è un Paese tra miseria e nobiltà. Così si potrebbe rias­sumere la situazione socia­le ed economica, a poco più di venti anni dalla riunifica­zione tedesca. La Repubbli­ca federale oggi è la Nazio­ne più ricca e potente del­l’Ue, tuttavia vive alcune contraddizioni interne che stanno aprendo delle crepe sempre più profonde all’in­terno del solido ed invidia­to sistema teutonico. Se da una parte la grande indu­stria e le esportazioni conti­nuano a volare e a segnare record, dall’altra sempre più persone in Germania diven­tano povere. Secondo studi e ricerche, pubblicate re­centemente dai media, al­meno un tedesco su sette vive in condizioni di povertà. Si tratta di circa 12 milioni di persone, molti dei quali stra­nieri ma anche tanti tede­schi. La maggior parte si concentra nelle regioni o­rientali del Paese e in parti­colare nella capitale Berlino, ma le mense dei poveri so­no stracolme anche nelle ricche Amburgo, Monaco e Colonia. I poveri tedeschi, tutti o quasi, percepiscono il sussidio sociale, poco più di 300 euro mensili.
Il paradosso è che molti di loro non sono considerati dal ministero del Lavoro di­soccupati, poiché svolgono delle attività retribuite spes­so anche con 1 solo euro al­l’ora. «Gli ultimi dati sulla di­soccupazione non sono ve­ritieri – ha tuonato il leader della Spd, Sigmar Gabriel – perché non può essere con­siderato un lavoratore chi percepisce un salario di po­chi euro all’ora e poi è co­stretto a richiedere il sussi­dio di disoccupazione per sopravvivere». La disoccu­pazione quest’anno è scesa sotto la soglia del 7% e c’è chi non ha escluso il rag­giungimento della piena oc­cupazione, ma secondo gli analisti la crisi, nei prossimi an­ni, creerà sempre più poveri.
Il cancelliere An­gela Merkel è consapevole del problema, non a caso dal 1° gen­naio 2012 è en­trato in vigore il salario minimo al livello federa­le, provvedimen­to già adottato in altri Paesi del­l’Ue: 7,89 euro nei Länder del­­l’Ovest, 7,01 eu­ro in quelli del­­l’Est. Si tratta di una vera e pro­pria svolta, per­ché il governo democristiano­liberale ha sem­pre bocciato la proposta dei partiti di opposizione, ma si è deciso di intervenire pro­prio per tentare di arginare la povertà e ridurre il nu­mero di coloro che percepi­scono sussidi sociali, circa 6 milioni di persone, un sa­lasso che rischia di diventa­re insostenibile per le casse dello Stato. Ecco perché la crisi fa paura anche alla Ger­mania, all’apparenza sem­pre più ricca. Lo conferma­no gli ultimi dati, forniti ie­ri dall’Ufficio di statistica fe­derale di Berlino. L’econo­mia tedesca nel 2011 è cre­sciuta del 3%. Nel 2010, an­no del boom, il Pil tedesco era aumentato del 3,7%, un record dopo la pesante con­trazione del 4,7% avvenuta nel 2009, il peggiore risulta­to dalla seconda guerra mondiale. Per il 2012 gli a­nalisti stanno rivedendo al ribasso le loro previsioni, la crescita economica scen­derà sotto l’1%, «ma la no­stra economia resta florida e solida», ha ribadito il mi­nistro delle Finanze, Wolf­gang Schäuble. La colonna portante della Germania è rappresentata dalle espor­tazioni che nel 2011, solo fi­no a settembre, hanno frut­tato 955 miliardi di euro; 1160 in tutto il 2010. Negli ultimi dodici mesi alcuni settori industriali, come quello dell’auto (4,5 milioni di vetture vendute) e delle nuove tecnologie hanno re­gistrato un vero e proprio boom, mentre è invece in calo l’industria pesante.
La Germania, insom­ma, è e resterà la Lo­comotiva d’Europa ma anche a Berlino, come ha spesso sot­tolineato l’esperto ministro Schäuble, si guarda con preoccu­pazione al debito, il cui rapporto con il Pil è all’83,2%. La soglia da non superare, non troppo lontana, per evitare recessione o il declassamento, è il 90%.
Ecco perché la mise­ra-ricca Germania non può contare so­lo sul suo export, ma «ha bisogno di un’Europa unita e solida», come ha ri­badito il cancelliere Merkel.