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 2012  gennaio 12 Giovedì calendario

CALCIO 2012 MENO COSTI E PIÙ RICAVI. MENO POTERE ALLE TV E STADI NUOVI. INGAGGI RIDOTTI AI GIOCATORI E UN MODELLO DA SEGUIRE: LA GERMANIA. A POCHI MESI DALL’INIZIO DEGLI EUROPEI, TRA SCANDALI E POLEMICHE, LA PAROLA AI VERTICI DELLO SPORT ITALIANO (ABETE, PETRUCCI E TOMMASI). CHE CON SETTE PREFIGURANO LE NOVITÀ


C’è sempre una frase che riassume simbolicamente uno stato di fatto. Quello del calcio italiano, all’alba del 2012, è tutto nella dichiarazione del numero uno dello sport, Gianni Petrucci: «Ci ho provato ma è andata male». Tutto qui. Poche parole pronunciate il 15 dicembre scorso dopo il clamoroso fallimento del cosiddetto Tavolo della Pace, voluto proprio da Petrucci con l’appoggio di Giancarlo Abete. Tavolo che nelle intenzioni dei protagonisti avrebbe dovuto ricomporre le fratture tra i big della Seria A (eredità di Calciopoli) e rappresentare un punto di partenza per riformare il calcio. A detta di molti gravemente malato. L’anno invece si è chiuso con le riflessioni amare del presidente del Coni: «La verità è che i presidenti continuano a pensare solo ai soldi, ai ricavi, perdendo di vista la realtà globale, i problemi veri. Così non si va avanti».
I problemi? Il 2011 ne ha evidenziati tanti. La lista è lunga: debiti dei club; stadi vecchi e inadeguati (la legge di riforma giace in Parlamento); scandali giudiziari (l’anno sarà ricordato per le manette ai polsi di giocatori coinvolti nel calcio scommesse); contratto collettivo dei calciatori ancora in alto mare che rischia di fermare il campionato pure nel 2012; polemiche sugli arbitri e sulla moviola in campo; arretramento nel Ranking Uefa con la conseguente perdita di una squadra in Champions. Le note positive? Il ritorno di una nobile (la Juventus) ai vertici del calcio giocato, l’impresa del Napoli in Champions, la qualificazione della Nazionale con largo anticipo agli Europei di giugno e tre squadre approdate agli ottavi di Champions league (unica nazione). Tutto qui. È in questa cornice che Sette ha provato a fare il punto sulla situazione con l’occhio proteso al nuovo anno. Mettendo a confronto le opinioni degli uomini che a vario titolo hanno le redini di questo sport: il presidente del Coni (Petrucci), quello della Figc (Abete) e Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione Calciatori, l’uomo che rappresenta le vere star del calcio accusate di percepire ingaggi stratosferici.

TAVOLO DELLA PACE (ADDIO)
Anticipiamo un dato: le opinioni dei tre riflettono gli interessi che tutelano. Come da copione. Abete recita la parte dell’ottimista, quello che tra il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto privilegia il primo. Tommasi difende i calciatori dall’accusa di avidità. Mentre Petrucci, dall’alto della sua carica, fa la voce critica e invita i protagonisti a partire da un punto: l’etica dell’appartenenza.
Scusi presidente, appartenenza a cosa? «Alla Lega, alle Istituzioni. Ricordo ai presidenti di calcio che non si vive di soli soldi. La verità è che i club dimostrano di non rispettare la Lega». Il Tavolo della pace è fallito, dovremo quindi aspettarci un 2012 sempre all’insegna della guerra tra Juve e Inter? Abete è fiducioso: «I due club hanno posizioni diverse e ci sono le tifoserie. Ma spetta ai dirigenti trovare un equilibrio. Se ho la coscienza a posto? La Federazione ha fatto ciò che doveva. Ha l’obbligo del rispetto delle regole. Non potevamo intervenire nel campo che compete alla giustizia sportiva». Così facendo però ha guadagnato qualche nemico. «Io non ho nemici».
Il presidente del Coni ripete il concetto come un mantra: per la pacificazione occorre il rispetto delle Istituzioni. L’unico modo per fargli trovare il sorriso è spostare il tema sulla Nazionale. «La vedo molto bene e ha fatto benissimo Abete a scegliere Prandelli, uno che ha portato gli Azzurri a giocare su un campo sequestrato alla ’ndrangheta. Se mi aspetto una vittoria agli Europei? Ho la mia idea ma non dico nulla. Non faccio pronostici, non ne farò mai più. M’è bastato sbagliare una volta con il basket».
Mancano pochi mesi agli Europei che si giocheranno in Polonia e Ucraina. Paesi non poprio all’avanguardia che però hanno soffiato la sede proprio all’Italia. Abete sorvola sulla questione e spende sulla Nazionale parole di ottimismo. «Perché mi ricorda quella di Lippi, soprattutto dal punto di vista dello spirito». Obiettivo minimo la semifinale? «Una Nazionale come la nostra non può andare all’Europeo dicendo “siamo qui per partecipare”. Ma neanche arrivare con la presunzione che ci ha penalizzati all’ultimo mondiale». Quindi? «Mi auguro continuità con il lavoro svolto dall’agosto del 2010. Ci sono molti giovani e c’è la necessità di fare gruppo». Gruppo che invece non preoccupa Tommasi, ex giocatore della Roma, che la maglia Azzurra l’ha indossata 29 volte. Motivo? «C’è un blocco Juventus e questo può essere un vantaggio considerando che i bianconeri non hanno la Champions e meno partite nelle gambe».
All’Europeo ci sarà subito la Spagna, campione del Mondo in carica. Sarà un’occasione per confrontarsi con realtà calcistiche molto più avanti di noi. Abete ammette: «È vero. Soprattutto la Germania, che vanta il calcio più sano e che considero modello da imitare. Se pensiamo agli stadi, ai ricavi che non dipendono solo dalle tv e altri aspetti non c’è dubbio che ne usciamo male. Occorrerebbe fare come loro». E non si potrebbe fare? Abete sorride. In effetti fa un po’ sorridere che la confessione di arretratezza provenga da uno dei vertici della galassia che governa il calcio. Sembra un paradosso. Scusi presidente, perché non si riesce a far approvare la legge sugli stadi? «Forse il nostro Paese ha altre priorità. In ogni caso il disegno di legge c’è. Giace in Parlamento ma c’è». Dobbiamo consolarci così? «Fino a ora non si è riusciti a farla approvare perché si è legato l’aspetto prettamente urbanistico a quello delle risorse dei diritti televisivi. Adesso finalmente si punterà solo al primo. Per questo sono fiducioso per il 2012». Può affermare che avremo stadi nuovi tra 4-5 anni? «Ho fiducia». Pure di un calcio oberato di scandali come quello delle scommesse? «Non ne farei una questione italiana: il problema c’è ed è internazionale. Pensiamo a cosa è successo in Germania. Come se ne esce? Tutti gli attori devono vigilare al massimo: arbitri, giocatori, dirigenti. Spetta a loro questa responsabilità».

FAIR PLAY FINANZIARIO
Intanto l’unico concetto che pare avere un contenuto di realtà è il cosiddetto “fair play finanziario”, voluto da Platini. Che tradotto significa: tagli e meno soldi da spendere per i grandi giocatori che così scelgono altri campionati. Del resto la situazione fotografata da ReportCalcio 2011 sullo stato del calcio italiano è illuminante. Trentuno milioni di tifosi, oltre 1,2 milioni di tesserati a fronte di livelli di debito altissimi: 2,7 miliardi (nel 2007 erano 2,2). Allora presidente Petrucci? «Allora io dico che la legge sugli stadi deve essere approvata e credo che ci siano buone possibilità per il semplice fatto che è a costo zero. Quanto al famoso fair play finanziario è una cosa serissima. Non una favola inventata da qualcuno. Aggiungo pure che i giocatori devono avere ingaggi adeguati ai tempi. Insomma dovranno abituarsi ad avere meno soldi nello loro tasche». Ha sentito Abete? Petrucci si auspica ingaggi adeguati perché i costi superano i ricavi (la Serie A è la più costosa d’Europa: in tre stagioni ha bruciato qualcosa come 1 miliardo di euro). E c’è chi accusa gli organi federali di cecità, di non fare nulla di fronte all’allarme bancarotta. «Non sono d’accordo con questo catastrofismo e non è vero che il nostro campionato è il più costoso d’Europa. Ma sul fair play c’è poco da dire che gli organi federali non si muovono: è una cosa seria voluta dalla Uefa, appoggiata da noi».
Tommasi non ci sta, nel senso che si tira fuori. «Il fair play finanziario riguarda le società, sono loro che decidono. Quanto agli ingaggi dei giocatori mi pare un falso problema. Se il club paga tanto è perché può farlo. La verità è che nelle società ci sono soggetti poco affidabili che le portano al fallimento. Piuttosto sono d’accordo sull’urgenza degli stadi. Parlo spesso con giocatori di qualità che si lamentano del terreno di gioco, non solo degli spalti vuoti. Nel 2012 auspico meno tv. La Juventus ha indicato la strada». Se l’aspettava una Juve così forte dopo anni di magra? «No, ma evidentemente il nuovo stadio le ha dato una maggiore consapevolezza. Sicuramente è una candidata alla scudetto». Tommasi pensa pure alla Lega Pro. «Bisognerebbe imitare la Spagna dove i grossi club hanno la seconda squadra che partecipa al campionato minore. Questo garantisce attenzione mediatica e maggiori introiti».

EXPLOIT NAPOLI
Il Napoli in Champions che effetto le fa? Petrucci e Abete considerano la performance della squadra di Mazzarri come la nota positiva del 2011. «De Laurentiis viene dal mondo del cinema ma sta dimostrando di capirne pure di calcio». E gli arbitri, la moviola in campo? Le riassumo la posizione di Petrucci e di Abete. Per il primo il problema non esiste. Punto. Per il secondo invece «la qualità dei nostri fischietti è alta, lo dice la Uefa che li chiama spesso. Sono ben 10 gli arbitri internazionali. Pensare che una partita possa essere decisa dall’arbitro è un errore. Quanto alla moviola non rientra nelle 17 regole del calcio. Ci sono 208 Paesi: o decidono tutti o nessuno. Piuttosto noi appoggiamo l’dea della Uefa dei 5 arbitri». Allora d’accordo Tommasi? «Non saprei. Dico solo che i nostri sono di livello altissimo».

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