Sergio Rizzo, Corriere della Sera 12/01/2012, 12 gennaio 2012
IL RE DELL’ARBITRATO E QUEI RAPPORTI CON GLI INDAGATI —
IL RE DELL’ARBITRATO E QUEI RAPPORTI CON GLI INDAGATI — «Abbiamo una classe dirigente che non facilita il rinnovamento, in troppi campi la selezione non è basata su criteri meritocratici e tutti dobbiamo sentircene un po’ responsabili». Da uno che dice pubblicamente cose del genere (la frase è presa da un’intervista all’ex direttore di Panorama Maurizio Belpietro nel 2008) e le ripete con convinzione in privato non ti aspetteresti che poi piazzi un dinosauro della magistratura amministrativa a capo di un’agenzia governativa. Corrado Passera avrebbe dovuto approfittare di quella nomina per dare prova di coerenza. Non si poteva promuovere un giovane e capace dirigente statale, di quelli allergici ai flirt coi politici? O fare una selezione pubblica fra gli esperti più bravi e motivati? Il ministro dello Sviluppo ha fatto invece esattamente il contrario: il 28 dicembre ha proposto in Consiglio dei ministri la nomina di Pasquale de Lise a direttore generale dell’Agenzia per le infrastrutture stradali e autostradali. Ma chi è de Lise? Presidente del Consiglio di Stato nominato da Silvio Berlusconi, compirà 75 anni il prossimo 6 febbraio. Originario di Boscotrecase, paesone del napoletano dove suo nonno era medico condotto, frequenta da almeno quarant’anni le stanze del potere, nelle quali fu introdotto dal mammasantissima Giovanni Torregrossa. Alla faccia del «rinnovamento»...
Si potrebbe ricordare che è stato fra l’altro capo di gabinetto di Guido Carli e Giovanni Goria. Ma alla luce della nomina che ora lo proietta al vertice di una struttura che dovrà rilevare le funzioni dell’Anas nella programmazione delle nuove strade e nei controlli sui concessionari autostradali, appaiono più significative altre esperienze: gli arbitrati. Vent’anni fa esibiva, grazie a questi incarichi «extragiudiziali», una denuncia dei redditi astronomica: un miliardo e 93 milioni di lire. Nell’occasione spiegò al settimanale il Mondo che si trattava di un modo legittimo per «arrotondare».
Certamente legittimo. Ma non indifferente al rischio di conflitto d’interessi a testata multipla. In questi arbitrati de Lise ha frequentemente incontrato proprio l’Anas. L’ultima volta nemmeno troppo tempo fa. Ha rivelato Gianfrancesco Turano sull’Espresso che l’azienda pubblica stradale ha appena firmato una transazione con la quale si riconoscono 307 milioni a Impregilo-Condotte, general contractor di un lotto dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria. È la conseguenza della decisione di un collegio arbitrale presieduto da de Lise e costituito il 16 dicembre 2009, qualche mese dopo che il Nostro aveva terminato il mandato di presidente del Tar del Lazio. Tribunale competente, fra l’altro, a giudicare tutte le vicende che riguardano appunto l’Anas. Un caso? Quattro anni fa, sotto la gestione de Lise, il Tar del Lazio respinse il ricorso delle Autostrade contro il rifiuto opposto dall’Anas al progetto di fusione con la spagnola Abertis.
A furia di arrotondare il magistrato ha messo insieme un bel gruzzoletto. Dieci, forse quindici milioni: tanto è stato valutato il patrimonio immobiliare della famiglia de Lise da chi gli ha fatto i conti in tasca. Famiglia della quale fa parte anche il genero Patrizio Leozappa: il legale dell’appaltatore Diego Anemone, inquisito assieme ad Angelo Balducci per gli affari della Cricca, che in una intercettazione telefonica si vantava di essere riuscito a spuntare una sentenza del Tar Lazio favorevole per i lavori dei mondiali di nuoto al Salaria Sport Village. Per merito, diceva, di un presunto intervento del suocero. «Una stupidaggine enorme. Avevo già lasciato il Tar. Sarebbe stato degradante chiedere un favore ai miei successori, di grado inferiore al mio» si è sfogato de Lise con Virginia Piccolillo del Corriere. Degradante!
Nessun degrado, invece, ha provato nella valutazione di un palazzetto di Propaganda fide, cortesemente condotta per il cardinale Crescenzio Sepe assieme a Balducci e a Francesco Silvano, ex altissimo dirigente della Sip. Il palazzetto sarebbe stato poi comprato dal ministro Pietro Lunardi a un prezzo stracciato di tre milioni. «Balducci assieme al presidente del Tar de Lise e all’avvocato Leozappa, genero di de Lise, gestiva il patrimonio di Propaganda fide» ha detto Lunardi a Repubblica. «Per carità. Ero e sono consultore di Propaganda fide. Ma è una carica onorifica. Non mi sarei mai messo a trattare vendite o acquisti» ha replicato il magistrato. Senza però smentire l’ultima parte della dichiarazione di Lunardi: «A Roma fanno tutti tre lavori». Che nel caso di de Lise, però, sono forse cinque o sei. Nei ritagli di tempo faceva il presidente delle commissioni d’esame, come al cosiddetto «concorso delle mogli» raccontato nello scorso maggio da Report di Milena Gabanelli, vinto dalle consorti di due componenti del consiglio di presidenza della giustizia amministrativa: Salvatore Mezzacapo e Vincenzo Fortunato, capo di gabinetto di Giulio Tremonti. In altri ritagli è presidente della Commissione «di garanzia» della Federcalcio. E in altri ancora, per un misero compenso di 17.500 euro annui, occupa una poltrona della commissione etica dell’Agcom: authority incidentalmente presieduta dal suo predecessore al Tar Lazio, Corrado Calabrò. E ora che a 75 anni dovrà rassegnarsi ad andare in pensione dal Consiglio di Stato, ecco allontanarsi lo spettro dei giardinetti con la provvidenziale nomina alla direzione dell’Agenzia delle strade. Grazie: il Paese ne sentiva il bisogno.
Sergio Rizzo