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 2012  gennaio 12 Giovedì calendario

Storie di prostitute

Notizie tratte da: Giuseppe Scaraffia, Le signore della notte. Storie di prostitute, artisti e scrittori, Mondadori 2011, pp. 162, 19 euro.

Disgusto. La prima volta di Flaubert, poi frequentatore abituale di postriboli: a sedici anni in una modesta casa di piacere frequentata dai compagni di scuola. «Sono uscito da quelle braccia pieno di disgusto e amarezza». [13]

Flaubert. «Mi ha fatto ridere, tutto qui»: Flaubert dopo aver sperimentato la sodomia con un giovane butterato dall’immenso turbante, in un bagno turco del Cairo (era uno dei massaggiatori che lo strofinavano e l’asciugavano mentre fumava il narghilé). [56]

Montone. Oscar Wilde, che paragonò il sapore dell’esperienza in un bordello a quello del montone freddo. [21]

Lacrime. La prima volta di Tolstoj: a sedici anni con una ragazza ubriaca di una casa di tolleranza, trascinato lì dai suoi fratelli. Quand’ebbe finito rimase fermo vicino al letto e pianse. [14]

Masturbazione. Marcel Proust al nonno: «Avevo un tale bisogno di vedere una donna per farla finita con le mie cattive abitudini di masturbazione, che papà mi ha dato dieci franchi per andare al bordello». Per l’emozione ruppe un vaso da notte e non riuscì ad avere alcun rapporto. [14]

Pederasti. Proust, sorpreso da una retata della buoncostume in un ritrovo per soli uomini, mentre «beveva champagne con due signori dall’aspetto di pederasti». Aveva grande stima del tenutario, che consultava spesso sulla vita mondana del’aristocrazia, su questioni di genealogia e di etichetta, e che aiutò nell’acquisto della nuova sede, all’11 di rue de l’Arcade. [44]

Iniziazione. L’iniziazione in una casa di tolleranza: Alphonse Daudet e Jacques Prèvert («con una donna infetta») a tredici anni. James Joyce (con il denaro dei premi scolastici) e Gabriele D’Annunzio a quattordici. Pablo Picasso a quindici.

Gelsomino. D’Annunzio, in gita scolastica a Firenze, eluse la sorveglianza del bidello e per potersi pagare la prostituta impegnò l’orologio d’oro dono del nonno. Entrato nella stanza del bordello, spezzò una fiala di profumo al gelsomino per creare l’atmosfera adatta. Alla fine regalò alla meretrice un vecchio violino.

Orologio. Georges Simenon vendette l’orologio del padre per pagarsi una prostituta nera che moriva dalla voglia di possedere. [15]

Napoleone. Napoleone perse la verginità il 22 novembre 1787: aveva diciotto anni, era tenente, fu adescato da una passeggiatrice nel giardino del Palais-Royal, epicentro della prostituzione nella Parigi di fine Settecento. [63]

Censimento. Histoire del filles du Palais-Royal, censimento delle passeggiatrici parigine, opera di Restif de la Bretonne.

Parigi. Le tariffe delle prostitute del Palais-Royal, guida che circolava sottobanco nel 1790 con descrizione dei luoghi limitrofi e degli altri quartieri di Parigi, nomi, indirizzi e particolarità di ogni passeggiatrice. Altro titolo di riferimento: Almanacco delle signorine di Parigi, seguito da dizionario delle ninfe del Palais-Royal. [64]

Sei lire. Qualche tariffa: Victorine, sei lire con tazza di punch in omaggio. Madame Duperin, 25 lire insieme a quattro amiche. La Baccante, sei lire per i giovani, il doppio per gli anziani. La Saint-Aubin, «deliziosa biondina focosissima, pronta ad abbandonarsi a un amico o a un’amica, 100 scudi». La massa delle frequentarici del Palais-Royal si prestava per somme modeste (fra tre soldi e tre lire).

Anni 14. La maggior parte delle prostitute del Palais-Royal aveva tra i 14 e i 24 anni. [65]

Cannoni. Prostitute a cavallo dei cannoni alla testa del corteo dei rivoluzionari che il 5 ottobre 1789 riportò a forza il re a Parigi. [4]

Venezia. Venezia, prima di Parigi, ebbe fama di luogo di perdizione. D’estate, in alcune zone della città, le prostitute potevano esporsi sulle logge e sui balconi a seno nudo. La tolleranza della Repubblica Veneta si faceva risalire a un passato remoto in cui l’allontanamento delle meretrici aveva provocato una catena di stupri e un aumento dell’omosessualità. [68]

Alleluia. «Ho la sifilide! Finalmente! La grande sifilide… Ho la sifilide e ne sono fiero, per tutti i diavoli! E disprezzo sommamente tutti i borghesi. Alleluia, ho la sifilide, quinid non ho più paura di prenderla» (Guy de Maupassant nel 1877, sulla malattia che l’avrebbe reso folle). [28]

Sifilide. Morirono per la sifilide il più giovane dei fratelli Goncourt, Jules, e Niccolò Tommaseo, grande frequentatore di bordelli. Presero la sifilide: Hoffmann, Stendhal, Heine, Flaubert, Donizetti, Paganini, Klimt, Van Gogh, Gauguin, Manet, Verlaine, Musil ecc. [29]

Sigaro. Flaubert da giovane sceglieva la prostituta più brutta e la possedeva davanti a tutti, senza togliersi il sigaro di bocca. «Non mi divertivo affatto, ma lo facevo per il pubblico». [33]

Toro. Maupassant, soprannominato «il toro triste». Nelle case di piacere si esibiva anche davanti agli amici: una volta raggiunse l’orgasmo sei volte con una donna, poi passò a un’altra con cui replicò per altre tre volte. Il record di cui si vantò con Tugenev: diciannove volte in tre giorni.

Grassocce. Kafka preferiva donne mature e grassocce con abiti fuori moda. Una volta al bordello ne prese una cui mancavano molti denti. [35]

Gentili. «Ho un tale bisogno di cercare qualcuno per averne sia pure soltanto un contatto amichevole, che ieri sono stato in albergo con una prostituta. Era troppo vecchia per essere ancora malinconica, ma le dispiaceva, anche se non se ne meravigliava, che con tali donne non si possa essere gentili come con un’amante. Non l’ho confortata, poiché nemmeno lei ha confortato me» (Kafka). [75]

Cinque. Alexandre Dumas si chiudeva per un giorno intero in una stanza del postribolo con due compiti: cinque prostitute da montare e cinque atti teatrali da scrivere. Assolveva sempre entrambi. [36]

Scandalo. Toulouse-Lautrec, testa gigantesca, sproporzionata con il minuscolo corpo (così come aveva sproporzionato alla statura l’organo sessuale) dimenticava nei bordelli la sua deformità. Gli piaceva vivere lì, godere della scomparsa del pudore, ascoltare le confidenze erotiche delle ragazze. Ma mostrava solo agli intimi le sue tele postribolari: «Si potrebbe credere che voglia fare scandalo». [36]

Georges e Laure. Georges Bataille divise a lungo le prostitute con la compagna Laure. Anaïs Nin si fece portare in un bordello da Henry Miller.

Poetico. La prima volta che entrò in un postribolo, Simone de Beauvoir lo trovò molto poetico e da allora nei suoi viaggi visitò puntualmente le case chiuse. A Marsiglia era affascinata dalla malfamata rue Bouterie. [38]

Surrealista. La pittrice surrealista Leonor Fini, che trovava «meravigliosi, dei veri paradisi» i bordelli di Le Havre. «Mi arrabbio quando penso ai cretini che affermano: “Non sono mai riuscito ad andare a letto con una puttana” e perdono il tempo con stupide troie di buona famiglia».

Bernhardt. Sarah Bernhardt aveva l’abitudine di scendere in strada a raggranellare qualosa non appena le sue immense spese la lasciavano senza soldi. [69]

Cortigiana. Mata Hari, cortigiana d’alto bordo, divenuta celebre come danzatrice esotica giavanese. Quand’era in difficoltà economiche non esitava a vendersi nelle case chiuse. [69]

Frequentazioni. A Cuba, Georges Simenon andò con la moglie Denyse in una delle migliori case d’appuntamento dell’isola. Videro una bellissima ragazza nera, Denyse gli suggerì di salire in camera con lei, poi lo seguì e condivise con lui la ragazza. Ripeterono a più riprese questa esperienza. Una volta scelsero due prostitute: una giovane creola e una ragazza bionda. Fu l’inizio di una fitta frequentazione. [39]

Pappagallo. «Francis Picabia mi portò nel suo bordello preferito, dove aveva una speciale stanza d’osservazione. La maitresse, sua conoscente, gli aveva assegnato una cameretta da cui, appollaiato su un alto sgabello come un vecchio pappagallo grigio nella sua gabbia, osservava attraverso uno spioncino i clienti e le ragazze. Propose anche a me di dare un’occhiata… Disse che aveva passato molte ore felici in quello stanzino» (racconto di André Breton). [41]

Orecchio. Van Gogh, che dedicò una tela al lupanare di Arles. Quando si tagliò un orecchio, dopo un litigio con Gauguin, lo portò a una prostituta dicendole: «Conserva quest’oggetto gelosamente, così ti ricorderai di me».

Avignon. Les Demoiselles d’Avignon di Picasso: erano in realtà le pensionanti di un postribolo di Barcellona. Avignon era l’ironica traduzione in francese del nome della strada spagnola, colle d’Avinyó. Primo titolo della tela, poi accantonato: Il bordello filosofico. [42]

Medaglia. Durante la Resistenza, le otto professioniste delle due case chiuse di Alba «fecero cose da medaglia al valore» (Beppe Fenoglio). Le loro maitresse, però, furono le sole a presentare il conto ai partigiani, abituati ad avere tutto in omaggio. [43]

Denti. Modigliani insegnò a un amico pittore, il giapponese Foujita, a lavarsi i denti prima di entrare in un postribolo, riguardo molto apprezzato dalle prostitute.

Cavallerizze. Uno dei più rinomati postriboli di Amburgo, visitato da Jacques Prévert nel 1933, aveva una pista interna sulla quale si esibivano cavallerizze a seno nudo. [47]

Barricate. Anche le prostitute sulle barricate del 1848 a Parigi. Victor Hugo vide «una donna giovane, bella, scapigliata, terribile» che si era fatta avanti per fermare l’avanzata delle truppe. Si era alzata la gonna sul ventre nudo invitando i soldati, nel gergo dei postriboli, a spararle. I soldati spararono. Poi ne era apparsa un’altra, ancor più giovane e bella, e anche questa aveva sfidato la Guardia nazionale sollevandosi la gonna. I soldati fecero fuoco anche su di lei. [48]

Infermiere. Le prostitute arruolate dalla principessa di Belgioioso nel primo corpo di infermiere della storia d’Italia durante l’assedio di Roma, nel 1848.

Napoleone III. Parigi, «il bordello d’Europa» secondo Victor Hugo che ne dava la colpa a Napoleone III.

Baldacchino. Alla fine dell’Ottocento Parigi aveva circa tre milioni di abitanti e almeno centomila prostitute. Nelle case chiuse di lusso le ragazze attendevano i clienti in saloni sontuosi, le camere avevano pareti imbottite, letti a baldacchino con ricchi tendaggi, oggetti destinati alla toeletta d’argento.

Legge. Marthe Richard, schedata a quattordici anni come prostituta a Nancy. In un bordello di Parigi aveva incontrato il suo primo, ricco marito. Nel 1913 era stata una delle prime donne a pilotare un aereo. Poi spia durante la Grande guerra, amante del capo del governo, ereditiera negli anni Venti, forse collaborazionista, eroina della resistenza. Fu la promotrice della legge che nel 1946 abolì in Francia le case chiuse. [52]

Pleonasmo. La chiusura delle case chiuse, «più che un delitto, un pleonasmo» (l’attrice Arletty). [54]

Moschettiera. Nomi di battaglia nei bordelli italiani: Wanda, Sonia, Maruska (più o meno all’epoca della Prima guerra mondiale), Moschettiera, Negretta, Beduina, La Negus (durante il fascismo), Frida, Lili Marlene e poi Miss, Mary (guerra e liberazione). [53]

Monologhi. Le «notti di voluttà frenetica, di oblio carnale» al Vittoriale, negli ultimi anni di D’Annunzio. Ragazze procurate dalle ruffiane non solo nelle zone vicine, ma anche nelle grandi città. Il rituale prevedeva che fossero corteggiate come dame del bel mondo e che, dopo un tè e qualche carezza sui divani, ascoltassero con aria rapita per ore i monologhi del poeta, prima di svolgere il loro compito. Il giorno dopo ricevevano, oltre a un congruo pagamento, raffinati mazzi di fiori e dediche struggenti sui libri di D’Annunzio. [77]

Romana. La maestosa prostituta che Moravia conobbe in un bar di piazza Barberini, a Roma, e che pagò per farsi raccontare i suoi trascorsi. Fu lei a ispirare La romana. [73]

Cafona. Una «splendida cafona» di venticinque anni, apparentemente intatta dopo dieci anni di prostituzione. Una «rossa audace che sembrava portare sulla testa tutti gli incendi che suscitava nelle reni giovanili». La Véronique del Disperato di Leon Bloy (1887). [99]

Miserie. «Un mestiere atroce che a voi uomini sembra tanto piacevole e per noi è solo un abisso di miserie» (Paquette, sedotta dal confessore, cacciata dal padrone e costretta alla prostituzione nel Candide di Voltaire). [86]

Miserabili. Fantine dei Miserabili, la fanciulla che, sedotta da uno studente, è costretta a scender sul marciapiede per mantenere la figlia Cosetta. Ispirata da una prostituta che Victor Hugo salvò da un’accusa ingiusta. Nell’inverno del 1841 lo scrittore vide un giovanotto elegante tirarle una palla di neve nella scollatura, la ragazza reagì e i due vennero alle mani, ma la polizia arrestò solo lei. Lo scrittore li seguì al commissariato e dopo qualche titubanza si fece riconoscere e testimoniò a favore della ragazza, facendola rilasciare. [71]

Lutto. Alla morte di Hugo, le prostitute che avevano adottato come nome di battaglia Fantine portarono sull’inguine una sciarpa nera con scritto «La vagina in lutto». [91]

Katiuscia. Beth e Nancy delle Avventure di Oliver Twist (Dickens), Marie di Novembre (Flaubert), Liza delle Memorie del sottosuolo (Dostoevskij), Laurence della Confessione di Claude (Zola), Katiuscia di Resurrezione (Tolstoj), Nana di Zola, Palla di sego di Maupassant ecc. [89-103]

Mariannina. Leocadia di Girotondo (Schnitzler), Marta de La vittima (Wedekind), Rozsa delle Confessioni del cavaliere d’industria Feliz Krull (Mann), Ghisola di Con gli occhi chiusi (Tozzi), Florry dell’Ulisse (Joyce), Sadie di Pioggia (Maugham), Molly del Viaggio al termine della notte (Celine), Elisa delle Cronache di poveri amanti (Pratolini), Rosaria di Menzogna e sortilegio (Morante) Mariannina del Gattopardo (Tomasi di Lampedusa) ecc. [105-130]

Giallastra. «Ultimamente ho incontrato per strada Léontine, la nostra bella Léontine. Adesso è magra, brutta e giallastra; tra i capelli neri compaiono grandi zone bianche: che disillusione! E dire che di quella creatura resterà solo il ricordo di qualche bella scopata: non è stupido? La bellezza dovrebbe essere come il sole, immutabile e immortale» (Flaubert). [73]

Vertigine. «Forse sono gusti perversi, ma amo la prostituzione di per sé, indipendentemente da quel che c’è sotto… Nell’idea di prostituzione c’è un punto di intersezione così complesso – lussuria, amarezza, il nulla dei rapporti umani, la frenesia muscolare e il risuonare dell’oro – che guardando in fondo viene la vertigine e si imparano tante cose» (Flaubert). [148]