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 2012  gennaio 11 Mercoledì calendario

Se pure Cantona scende in campo si può dare un calcio alla politica - Il re si candida presidente, il ge­nio imperfetto senza patria e sen­za legge ora vuole ordine e geome­trie, una repubblica che giochi per gli altri, un popolo che faccia squa­dra

Se pure Cantona scende in campo si può dare un calcio alla politica - Il re si candida presidente, il ge­nio imperfetto senza patria e sen­za legge ora vuole ordine e geome­trie, una repubblica che giochi per gli altri, un popolo che faccia squa­dra. Ci credete? Peggio per voi. Eric the King, come Napoleon, francese fino in fondo non si è sen­tito mai, la sua Sant’Elena è stato il Regno Unito, per il marsigliese esi­liato e maledetto gli inglesi hanno solo avuto l’amore che si deve a un imperatore, meglio lui di George Best, di David Beckham, di Cristia­no Ronaldo, meglio lui di chiun­que altro per Manchester e lo Uni­ted, miglior calciatore del secolo, unica maglia numero sette, negli anni in cui la Francia lo metteva al bando dalla nazionale, dopo Plati­ni, prima di Zidane. Se gli chiedi per chi tifi ti dice Inghilterra, mai Francia: «Era amore e l’ho ricam­biato. Ci si domanda perché si ama? Non credo proprio». Cantona che parla troppo, vive troppo, piace troppo, scende in campo, annuncia, lui che del cam­po è stato il re, sulla fascia sinistra, lui che mancino naturale non è mai stato, il vizio di stare sempre dalla parte sbagliata, ma di diver­tirsi un mondo. Ma non è vero, è una finta delle sue,un modo di atti­ra­re su di se l’attenzione dell’avver­sario come ai vecchi tempi, un’operazione mediatica che ha il solo scopo di aiutare l’associazio­ne Abbè Pierre, che lavora per i sen­zatetto. Punta dritto all’Eliseo,ab­boccano alla finta, vuol giocarsela contro Sarkozy e Hollande,un po’ Beppe Grillo, un po’ Celentano, un formidabile rompipalle che sparge i semi di una ribellione di­sarmata. Ha scritto ai sindaci di Francia un messaggio «solidale e potente», ma ambiguo e provoca­tore, con lettera intestata «Eric Cantona,cittadino impegnato»at­traverso il comunista Liberation per chiedere le cinquecento firme che servono per candidarsi, pochi punti, uno più indignados dell’al­tro: i giovani, le ingiustizie «troppo numerose, troppo violente, trop­po sistematiche ». Ma anche doves­se­raccogliere le firme non si candi­derà, ridono i suoi. É fatto così: ip­notizza l’attenzione, attira ciò che non è normale, più bullo in dop­piopetto che bello e dannato. In campo vedeva dove gli altri non riuscivano a guardare, ma adesso non ci prende più tanto. Alla fine dell’anno aveva lanciato un appel­lo: ritirate i soldi dalle banche, so­no la rovina del mondo, apocalitti­co come i suoi gol, appassionato come i suoi furori, lui che è finito in galera per aver preso a calci un tifo­so sulle tribune. Non l’hanno se­guito granchè. Ma erano francesi. Non ha sprecato nessuna pas­sione, the King, e si è fatto molte re­putazioni: «Per strada mi dicono: a Manchester sei stato grande. Pe­rò anche: che bello il tuo film». Re­cita a teatro in coppia con la mo­glie Rachida Brakni, che ha dieci anni di meno e sangue algerino, in­terpreta se stesso al cinema ne « Il mio amico Eric» di Ken Loach, così come faceva nella pubblicità della Nike, disintegrava il mostro con un destro, tirandosi su il bavero co­me Humprey Bogart, il suo mar­chio di fabbrica: «É stato un caso, una volta alzai il colletto e vincem­mo. Divenne una scaramanzia». La politica è il nuovo pallino di chi ha vissuto di pallone. Gli ultimi acquisti di una squadra che ha già avuto Pelè, Rivera, Romario, Blohin, sono Cafu, che il ministro dello Sport di Brasilia, Aldo Rebe­lo, ha voluto come sottosegretario con delega al calcio, e Kakhaber «Kakha» Kaladze che ha fatto tic­ket con l’uomo più ricco della Ge­orgia Bidzina Ivanishvili e fondato un partito, il «Georgian Dream», il sogno georgiano, che aha un solo sogno in realtà, sgretolare il regi­me del presidente Mikhail Saakashvili. Non va mai quasi be­ne. George Weah, che nel sei anni fu sconfitto al ballottaggio dal No­bel per la pace Ellen Johnson- Sirle­af, ci ha riprovato come vice di Win­ston Tubman ma ha perso ancora. «Ho un modo infallibile per calcia­re i rigori - scriveva Cantona nel suo libro di aforismi- li metto den­tro ». Il genio è semplicità.