il Giornale 11/1/2012, 11 gennaio 2012
Il San Raffaele va a Rotelli Ior-Malacalza non rilanciano - Il San Raffaele entra a far parte della galassia di «sua sanità» Giuseppe Rotelli, il magnate del privato che già oggi controlla 4mila posti letto
Il San Raffaele va a Rotelli Ior-Malacalza non rilanciano - Il San Raffaele entra a far parte della galassia di «sua sanità» Giuseppe Rotelli, il magnate del privato che già oggi controlla 4mila posti letto. «Obiettivo primario dell’intervento è tutelare e sviluppare il gruppo», si legge nella nota con cui Velca, la società che fa capo alla famiglia Rotelli, comunica che la Fondazione Monte Tabor ha accettato l’offerta. Nei fatti, l’ospedale di Don Verzé è salvo. E a molti basta sapere questo. Ad aggiudicarsi l’asta, indetta per salvare la fondazione schiacciata sotto un debito di quasi 1,5 miliardi di euro, è il gruppo San Donato (che controlla gli istituti San Donato, Galeazzi e una serie di cliniche in Lombardia e una in Emilia) con un’offerta cash di 405 milioni di euro. La cordata vaticana Ior-Malacalza ha lasciato fare e non ha contro rilanciato. Formalmente avrebbe tempo fino al 23 gennaio, data dell’assemblea dei creditori, per presentare un’offerta migliorativa. Così come avrebbe tempo per mettere sul piatto una proposta più succosa anche la famiglia Rocca ( gruppo Humanitas). Ma si tratta di mere ipotesi teoriche. Salvo colpi di scena dell’ultimo momento, sembra ormai deciso il futuro «laico» dell’opera di Don Verzé. A denti stretti, il vicepresidente della fondazione San Raffaele, Giuseppe Profiti, ringrazia il nuovo salvatore della struttura: «Giuseppe Rotelli è un imprenditore di rilievo - ha detto ai piedi dell’immenso organo dell’aula San Raffaele - e la sua società ha fornito tutte le idonee garanzie». Ma ovviamente Profiti non scorda di ringraziare Malacalza «che ha fornito le garanzie necessarie per salvare il San Raffaele, evitando il fallimento. È stato lui a porre le basi per tutto questo». E, sull’ipotesi di un nuovo rilancio, non può che ammettere: «Me lo auguro per il bene del San Raffaele e dei creditori». Il passaggio di testimone tra Ior e Rotelli sarà graduale e si svolgerà, per tappe, nei prossimi sei mesi. Lunedì Profiti e i membri del cda in carica incontreranno i giudici e daranno la propria disponibilità a rassegnare le dimissioni: «Concorderemo le condizioni migliori». Insomma, per avviare il nuovo San Raffaele e per rendere ufficiale il nuovo piano industriale, bisognerà aspettare la fine di maggio. La strada da percorrere è dura. Lacrime e sangue? Forse.Da appianare c’è un buco di bilancio enorme ed è probabile che il piano Rotelli sia ancor più rigido di quello tratteggiato in questi mesi dallo Ior. Bisognerà infatti rendere conto alle banche, che hanno appoggiato il finanziamento e che, ovviamente, chiedono garanzie e un piano di rientro. Ovviamente è ancora presto per ipotizzare tagli del personale o manovre strong , ma non si esclude la mano pesante nei primi interventi della nuova gestione. Quel che è certo è che, con l’offerta Rotelli, l’ospedale è in grado di pagare il 70- 80% dei creditori. E in tanti possono tirare un sospiro di sollievo. Nello specifico, Rotelli si accolla anche 320 milioni di debiti a lungo termine fra tfr e mutui ipotecari. Gli altri 700 milioni di debiti li pagherà la Fondazione vendendo, tra l’altro, alcuni asset. Proprio in questi giorni, uno dei commissari si trova in Brasile per verificare lo stato delle proprietà della fondazione nel Paese sudamericano. I creditori privilegiati, tra i quali dipendenti, artigiani, professionisti, erario e Inps, verranno saldati per primi e al cento per cento. Da una prima stima si calcola che,con l’acquisizione del San Raffaele, i finanziamenti diretti dalla Regione Lombardia alle strutture che fanno capo a Rotelli supererebbero i 700 milioni di euro. «Fa piacere - commenta il presidente lombardo Roberto Formigoni - che ad aggiudicarsi la gara sia un gruppo italiano e ancor più lombardo. Avevamo ragione nel sostenere che non fosse necessario un intervento del pubblico, e in particolare della Regione, per salvare dal fallimento un istituto di assoluta eccellenza». Maria Sorbi *** La mossa che incorona l’uomo nuovo della vecchia finanza - Il San Raffaele non è solo il 19esimo nosocomio che finisce sotto il controllo del gruppo ospedaliero San Donato di Giuseppe Rotelli. L’acquisizione del gruppo sanitario fondato da Luigi Don Verzé nel 1969 - apprezzato tanto come istituto di ricerca quanto come clinica ospedaliera e reso celebre per la stima di Silvio Berlusconi - è un segnale di cambiamento sia per l’economia nazionale, sia per la grande finanza. Giuseppe Rotelli è accreditato, a torto o a ragione, di una vicinanza con il l’ala conservatrice emergente del centro- destra del capitalismo nazionale. In questa chiave la sua presenza nell’azionariato del Corriere della Sera , dove prevalgono le spinte cattolico democratiche di Gianni Bazoli, presidente di Intesa, in tandem dialettico con l’eredità della laica Mediobanca di Enrico Cuccia, è vissuta come un’intrusione. Così, nonostante Rotelli abbia investito ben 300 milioni per avere il 7,5% della Rcs - che tra opzioni (3,6% con il Banco Popolare) e diritti di voto fiduciari (su un altro 3,5% di Ubs) può valere fino al 14,6% facendone il primo azionista - è stato finora tenuto fuori dalla cabina di comando. Fuori cioè dal patto di sindacato dominato da Mediobanca, Fiat, Intesa, Generali ed altri, che, con oltre il 63% del capitale di Rcs, rende inutile ogni altra partecipazione. Caso più unico che raro nel capitalismo mondiale. Ebbene, ieri il Rotelli ha dato una prova di forza che lascerà traccia: 725 milioni di impegno reale, messi sul piatto per salvare uno dei gioielli della sanità nazionale, tra gli applausi del Tribunale di Milano, della Regione Lombardia e di Formigoni in particolare. Il tutto mentre la crisi dei debiti europei, attraverso i mercati, ha già sancito la fine del potere bancario come camera di compensazione obbligatoria per gli equilibri del potere. Lo simboleggia il quasi azzeramento della capitalizzazione di Unicredit (-94% dal 2007), primo azionista della filiera Mediobanca- Generali; e in generale di tutte le banche (Intesa, la migliore, è a-80%). Per non parlare della Fiat di Marchionne, ormai sganciata dalle logiche politiche e proiettato verso Detroit. In questo quadro- e di fronte al quasi parallelo declino da un lato di Salvatore Ligresti, l’imprenditore di matrice craxiana prima, berlusconiana poi, che aveva avuto accesso al salotto buono, dall’altro di Cesare Geronzi, banchiere che negli ultimi 1-0 anni incarnava più di chiunque altro i legittimi interessi finanziari legati ad ambienti di centrodestra- l’emergere diRotelli sembra quasi avvenire con calcolato tempismo.In realtà c’è dietro uno spessore nuovo e molto forte. Primo: a imporsi sul capitalismo dei salotti e delle banche è quello delle imprese dei servizi, ricco e profittevole, sostenuto da intere fette di pubblico (gli enti locali virtuosi). Non a caso per il San Raffaele gareggiavano anche i Rocca e i Malacalza, nuovi soci di Tronchetti nella filiera Camfin Pirelli. Secondo: sono gli imprenditori che ci mettono i soldi a chiedere di avere in mano il pallino che i banchieri, fino a oggi, hanno gestito con i quattrini degli altri. Vale per Rotelli, stufo di vedere ridotto il suo investimento da 300 a 60 milioni senza poter gestire Rcs da impresa editoriale; e vale per Diego Della Valle, il patron della Tod’s che nella stessa Rcs ne ha messi un centinaio per avere il 5,4% e che da mesi chiede di salire per contare di più e finalmente per rilanciare un gruppo in crisi. Ecco:l’imprenditore della sanità, di cui la politica e le banche hanno avuto bisogno; e quello delle scarpe, che vive e vegeta nei marosi della concorrenza. Rotelli e Della Valle. E tutti i loro simili: è questa la moderna diarchia che ha cominciato, da ieri, a prendere il posto della vecchia, Geronzi-Bazoli. Marcello Zacché *** Quel sovrano delle cliniche con la passione dei giornali - É il re della sanità, ma avrebbe potuto essere un giurista, come in effetti è stato. O anche un giornalista, come probabilmente gli sarebbe piaciuto: infatti, è diventato editore, prima con La Voce di Indro Montanelli,poi comprando l’ 11% del gruppo Rcs. Una cosa è certa: Giuseppe Rotelli ha sempre pensato in grande. E la conquista del San Raffaele è solo l’ultima- in ordine di tempo - delle sfide che ha affrontato e vinto. Classe 1945, laureato in legge a Pavia, Giuseppe Rotelli diventa avvocato e poi docente universitario. Il medico in famiglia è il padre, Luigi, fondatore dell’Istituto di cura Città di Pavia e del Policlinico di San Donato. A occuparsi di sanità, Giuseppe Rotelli inizia quando, a soli 27 anni, entra nel primo nucleo di esperti dell’ufficio legale della giunta della regione Lombardia, guidata da Piero Bassetti: due anni dopo, c’è anche la sua firma tra gli autori dell’innovativo e tuttora attuale - Piano ospedaliero regionale. E proprio in questa veste, il giovane giurista decide di proporre un articolo sulla riforma sanitaria al Corriere della Sera . Telefona, chiede del direttore: gli passano il vice, Gaspare Barbiellini Amidei, che gli offre 40 righe, pubblicate nella «Tribuna aperta».É l’iniziodi una collaborazione - breve - ma soprattutto di una storia d’amore fra Rotelli e la carta stampata, che dura tuttora. La svolta in una carriera già ben delineata arriva nel 1980, quando il padre viene colpito da un ictus. Rotelli è a un bivio: vendere gli ospedali o prenderli in mano, diventando imprenditore. Come è andata, lo sappiamo. Oggi, il gruppo ospedaliero San Donato- al netto del San Raffaele- conta 18 ospedali, di cui 17 in Lombardia (dove fanno capo a lui l’8% dei posti letto e il 9% dei ricoveri) e uno in Emilia Romagna: numero uno della sanità in Italia, tra i primi in Europa, è un colosso da 800 milioni di fatturato, 2,4 milioni di pazienti l’anno, 9.012 addetti di cui 2.207 medici specialisti. Un impero costruito per acquisizioni successive: nel 1999 Rotelli rileva le cliniche di Poggi Longostrevi, travolto dalle vicende giudiziarie, l’anno dopo mette sul piatto 500 miliardi di lire e si aggiudica il Galeazzi e le cliniche Madonnina e Città di Milano, che Antonino Ligresti ha deciso di cedere, sconvolto dalla tragedia del rogo nella camera iperbarica dell’ospedale. Intanto, è consulente scientifico di tre ministri della Sanità e del ministero della Ricerca Scientifica, nonchè docente di Organizzazione e legislazione sanitaria all’Università Statale. Ma non ha mai abbandonato l’altra sua grande passione: i giornali. Nel 1994, Rotelli è tra i finanziatori accorsi a sostegno di Indro Montanelli nella sfortunata avventura della Voce . Poi, immagina il progetto di un quotidiano d’opinione da lanciare nei suoi 18 ospedali:decine di migliaia di lettori sicuri, ma i costi sono troppo alti e il sogno rimane nel cassetto. Nel 2005, ricomincia, questa volta puntando al bersaglio grosso: il Corriere della Sera . L’uscita di scena del «furbetto» Stefano Ricucci apre un varco per entrare nel capitale di Rcs: e il re della sanità non perde l’occasione per tornare, stavolta da editore, nel quotidiano che ha visto i suoi esordi giornalistici. Oggi, tramite la Pandette Finanziaria, l’imprenditore pavese detiene una quota che vale fino all’11% del capitale di Rcs, ed è consigliere d’amministrazione della società di via Solferino. Laura Verlicchi