Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  gennaio 11 Mercoledì calendario

LONDRA AMMETTE: GLI STRANIERI CI RUBANO LAVORO


È finito il tempo del politicamente corretto. Il Regno Unito guarda in faccia alla realtà e «scopre » che gli extracomunitari stanno rubando sempre più lavoro agli inglesi. A dirlo non è un politico oltranzista dell’Ukip ma uno studio del Migration Advisory Committee (Mac), ente pubblico che consiglia il governo di Londra in fatto di immigrazione. Ebbene i risultati di un suo rapporto sconvolgono quanto detto in altre ricerche precedenti, in cui gli immigrati venivano visti come un motore fondamentale dell’economia nazionale. Ad esempio quella del National Institute of Economic and Social Research (Niesr), che affermava, tra l’altro, che la concorrenza nel mercato del lavoro degli immigrati è irrisoria.
Pare invece che non sia così. L’analisi del “Mac” è perentoria: fino a 160 mila britannici, nell’arco di un decennio, si sono ritrovati disoccupati per colpa degli extracomunitari che continuano a giungere, senza sosta, nel Regno. Questo significa che per ogni 100 che arrivano, 23 inglesi si ritrovano senza lavoro. Del resto, i ritmi dell’immigrazione al netto delle partenze è vertiginoso: si parla di circa 240 mila ingressi l’anno. Arrivano in particolare dai Paesi asiatici, come il Pakistan, ma anche dall’Africa e dai Caraibi. Spesso contano su parenti che da decenni vivono in Gran Bretagna e sono pronti a tutto pur di trovare un lavoro. Sopportano orari massacranti, che un inglese difficilmente farebbe, e si accontentano di salari ridotti.
Di conseguenza, come si legge nel rapporto del Mac, non solo i lavori disponibili per i locali diminuiscono ma peggiorano anche le condizioni d’impiego. Dal 1997, ben tre quarti dei quasi 3 milioni di nuovi posti di lavoro sono stati occupati dagli immigrati. Non c’è quindi da meravigliarsi se attualmente nel Paese si contano 2,6 milioni di disoccupati. Il rapporto dell’ente britannico non si limita ai lavori “rubati” ma si occupa anche di altre conseguenze dell’immigrazione. Come ad esempio il rincaro degli affitti. I nuovi arrivati fanno salire dell’8% la domanda di un alloggio e questo non può che far crescere i costi per tutti i britannici. Le zone più colpite sono quelle di Londra, il sud e parti della Scozia. Gli extracomunitari tendono a non comprare un’abitazione, come invece fa il 68% dei sudditi di Sua Maestà, ma ad affittarla. Altre conseguenze riguardano i servizi. Soprattutto se si pensa che le autorità britanniche – nonostante i cambiamenti introdotti dal governo a guida Tory – sono fin troppo generose con sussidi e benefit per tutti. Si calcola che il costo degli immigrati sulle scuole sia di 2.216 sterline a persona, contro i 1.662 dei locali, perché i nuovi arrivati tendono ad essere più giovani e fertili della media. Sempre secondo lo studio, si concentrano nelle aree metropolitane, usano più dei britannici i trasporti pubblici, tendono a muoversi di più, anche in automobile, con conseguenze negative sul sistema stradale.
Di questo passo, secondo l’Ufficio nazionale delle statistiche (Ons), entro il 2043 la Gran Bretagna sarà più popolata di Francia e Germania, soprattutto per l’alto flusso di immigrati. Solo il Lussemburgo, Cipro e l’Irlanda cresceranno più velocemente nei prossimi 30 anni. Dai 62,3 milioni di abitanti del 2010 si raggiungerà la soglia dei 70 milioni entro il 2027 (due anni prima di quanto previsto precedentemente) ed entro il 2043 si arriverà a 75 milioni. Due terzi dell’aumento di abitanti è dovuto all’immigrazione, sia diretta che indiretta, ovvero tramite un alto numero di nascite da madri immigrate. Il ministro dell’Interno, Theresa May, ha promesso di ridurre gli ingressi dagli attuali 240 mila a 50.000 all’anno entro il 2015. Ma già molti dicono che il target non sarà raggiunto e questo potrebbe influire sulla rielezione del premier David Cameron.

Alessandro Carlini