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 2012  gennaio 12 Giovedì calendario

DOMANI IN ITALIA ESCE "SHAME" IL FILM SU UN UOMO DIPENDENTE DAL SESSO. UNO DEI TANTI CHE OGGI POPOLANO LE CITTÀ DOVE INTERNET MOLTIPLICA LE OCCASIONI E ACCRESCE LE MANIE

Nella prima scena chiave del film "Shame" il protagonista, che ha il volto e il fallo di Michael Fassbender, subisce un´umiliazione. Essendo (o credendo di essere) attratto da una collega con cui è uscito a cena, la trascina via dall´ufficio verso un luogo perfetto per un amplesso: una della camere con vista sull´Hudson dello Standard Hotel. Ci sono tutti gli ingredienti: lui è "ossexionato", lei è bella, New York letteralmente ai loro piedi. Lo Standard è stato lanciato chiedendo ai clienti di accoppiarsi davanti alle vetrate, liberamente. Che cosa può andare storto? Niente. Tutto. Che cosa c´entra (ancora) il fatto di piacersi, riuscire a conversare, trovarsi amabili e giusti con il sesso? Che cosa c´entra con la determinazione a scoprirsi e scontrarsi senza aver patteggiato le regole del gioco?

Infatti il Brandon di Fassbender si piega e ripiega. Si prostra e si arrende. Crolla sul letto mentre lei si riveste, per sempre insoddisfatta, e cacciandola firma l´atto di divorzio più bruciante: quello tra il sesso e l´amore. Dopodiché è in grado di rialzarsi, chiamare una squillo e con lei, finalmente, mettere in pratica quella posizione per esibizionisti che, da "Tokyo Decadence" a "Shame", è un cardine del kamasutra cinematografico.
Intendiamoci: questo che esce nelle sale italiane domani è un gran film, carico di stile e di verità, ingredienti che altrove si trovano, ben che vada, a pizzichi. Ha soltanto due difetti. Il primo, microscopico, è l´unico istante volgare, giacché nulla è più volgare dell´esplicitazione: Fassbender e la sua conquista di una notte hanno un rapporto per strada davanti a un muro su cui è scritto a spray FUCK, come una pleonastica didascalia. Il secondo, quasi macroscopico invece, è l´induzione a pensare che questa sia una vicenda eccezionale. Benissimo raccontata, è una storia di ordinaria virilità. Ai tempi di Internet, del moltiplicarsi delle disponibilità e delle potenzialità. "Shame" non è un film su un caso limite, è un film sul tuo avvocato, su tuo fratello, forse su di te. Brandon si sveglia, si alza, si lava, va in ufficio e già in metropolitana comincia a pensare al sesso, perché incontra un´occasione: una donna che lo guarda con insistenza, abbassa lo sguardo, sistema la gonna, rivela un dettaglio. Ecco il punto: crescono le possibilità. Il libero mercato dell´erotismo è una strada di Manhattan all´ora di punta: uomini e donne non solo da marciapiede s´incrociano con cartelli dell´offerta appesi al collo. Nei loro cellulari vibra il segnale di una dei due miliardi e passa di mail a sfondo sessuale scambiate quotidianamente. In un luogo poco distante qualcuno sta scandendo "Ciak" per la produzione di uno dei filmati porno girati ogni trenta minuti nei soli Stati Uniti d´America. Provate, come fa Brandon, a cliccare sul sito Youporn. Controllate quanti video, più o meno professionali, sono stati immessi oggi. Moltiplicate per il numero di giorni da cui è attivo e poi ancora per il numero di persone che vi appaiono (minimo due, ma spesso molte di più). Otterrete una cifra notevole. E questi sono solo gli attori. Gli spettatori sono infinitamente di più.
Lo stesso vale per il mercato della prostituzione. Numero dei siti per numero delle escort per il numero dei visitatori. Risultato? Un bel tot, che include probabilmente: il tuo avvocato, tuo fratello, te. In questa girandola tutto vale e tutto si tiene. Ma come troppe informazioni equivalgono a nessuna informazione, troppe possibilità equivalgono a nulla, o quasi. Il livello a cui si comincia a sentire il sapore si allontana. E´ la stessa sensazione (descritta magistralmente da Ian Mc Ewan in "Solar"), che si prova mangiando patatine. Cominci con una, poi un´altra, sempre più ravvicinate, poi hai bisogno di due in contemporanea per continuare a eccitare i tuoi sensi.
E qui arriva la seconda scena chiave di "Shame". Quando Brandon ha bisogno di sentire, di esserci, alza il tiro. Prova con due donne, prova con un uomo, prova con il dolore (non necessariamente in questo ordine). Fino alla nausea, come quando la lingua si sfibra per le microlesioni torturate dal sale e dagli agenti chimici del cibo industriale uscito da un sacchetto sigillato. Questa è la realtà del film di Steve McQueen, questa la sua forza. Ci racconta che abbiamo lottato come leoni per questo dolore, l´abbiamo ottenuto e siamo pronti a dimenticarlo e risvegliarci ogni mattina per andarlo a cercare con lo stesso inesausto appetito. Non c´è neppure bisogno di un trauma rimosso come ha probabilmente il protagonista (lo accenna la sorella con la battuta più citata: "Noi non siamo brutta gente, veniamo da un brutto posto"). Né c´è bisogno di un tabù che segni ancora un confine oltre il quale depositare le nostre quotidiane abitudini, con la rassicurazione che è ancora possibile andare oltre, ma abbiamo saputo fermarci: niente incesti, rapporti con minorenni, foss´anche pieni d´amore, meglio un´asettica, programmata sessualità a contratto ("Spogliati lentamente, per favore").
Così è la realtà, anche se non vi pare. Il mondo è pieno di professionisti di successo con i computer farciti di pornografia. Gli uomini più potenti del pianeta mandano sms dai cellulari prima che l´aereo decolli per farsi organizzare orge all´atterraggio. Il presidente della nazione più potente della Terra si faceva soddisfare oralmente da una stagista paffuta mentre discuteva la politica estera in una telefonata intercontinentale. E questo gli ha dato probabilmente più emozione della firma di un trattato di pace a Camp David. Ma anche lui voleva essere smascherato, sennò perché lasciare tracce sul vestito scuro della ragazza?
"Shame" è, alla fine, un thriller sul maschio contemporaneo, un serial killer che ha semplicemente sostituito gli amplessi agli omicidi. Che continua a colpire provando ogni volta meno piacere, costringendosi alla schiavitù della quantità o dell´originalità. E invoca alla fine un solo sollievo: molto più duraturo dell´orgasmo: l´arresto. Qualcuno che lo fermi e richiuda un sacchetto di alimenti prima che abbia perduto ogni sapore. E´ ancora possibile, ma in secoli di storia dell´umanità avevamo conosciuto un solo rimedio: l´amore. O quello, o i titoli di coda.
Prima che quelli scorrano "Shame" rinuncia alla morale e si concede la vita, il suo sempiterno aggiornamento. Ti svegli, ti alzi, ti lavi, addocchi una nel metrò e, come in una vecchia canzone di Vecchioni, pensi: "Tutto quello che so dire è che sovente il mio dolore sa farmi divertire".