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 2012  gennaio 11 Mercoledì calendario

Saviano, adesso pagati la scorta- Sarà sempre più dura la vita dello scortato. Non soltanto dovrà guardarsi le spalle da possibili o immaginari attentatori, ma potrebbe essere costretto anche a mettere mano alla tasca per contribuire alle spese del servizio di scorta

Saviano, adesso pagati la scorta- Sarà sempre più dura la vita dello scortato. Non soltanto dovrà guardarsi le spalle da possibili o immaginari attentatori, ma potrebbe essere costretto anche a mettere mano alla tasca per contribuire alle spese del servizio di scorta. In pratica uno come lo scrittore-minacciato Roberto Saviano potrebbe pagarsi l’autista dell’auto di scorta e la benzina. Potrebbe essere la conseguenza dell’applicazione della circolare inviata dal ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, a prefetti e questori per «rendere più funzionali il servizio di protezione ravvicinata» a centinaia di persone tra magistrati, sindacalisti, politici, funzionari pubblici e anche giornalisti, come Saviano appunto. Le disposizioni del ministro Cancellieri per il contenimento delle spese investono i cosiddetti terzi e quarti livelli di protezione, ovvero quelli destinati ai casi meno gravi per i quali è previsto l’impiego di un’auto blindata con due agenti, e di un’auto non blindata con due agenti di vigilanza. Il primo e secondo livello di protezione (previsto per gravi minacce), invece, prevedono due auto blindate e sei agenti di scorta. Ebbene, lo scortato che rientra nei livelli meno gravi di protezione potrebbe essere chiamato a provvedere a sue spese all’autista e all’auto per gli spostamenti, mentre al Viminale spetterà la disciplina dei turni e delle presenze del personale impiegato. Il condizionale è d’obbligo visto che la circolare si regge sulle interpretazioni. La parola finale sulle scorte e sulle loro modalità, infatti, spetterà sempre ai comitati operativi delle singole prefetture e varrà sempre il criterio dell’interpretazione dei singoli casi. Anche sui tempi dell’applicazione non c’è una data certa, ma soltanto il riferimento alle future riunioni dei citati comitati. Sulla scia della libera interpretazione della disposizione ministeriale c’è chi addirittura ipotizza un concorso dello scortato nelle spese per il carburante, l’assicurazione e la manutenzione della vettura. Tra i casi da valutare caso per caso rientrano coloro che dovranno provare di non avere risorse per contribuire alle spese di scorta. I magistrati avevano già provveduto quando al ministero della Giustizia c’era Francesco Nitto Palma. Il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Franco Ionta, con due circolari fugò i dubbi del ministro dopo che sulla stampa apparve la notizia secondo cui, nonostante i recenti tagli alle auto blu in tutte le amministrazioni, il parco auto del Dap era di 17 vetture per 8 dirigenti. Con una circolare del due settembre, a decorrenza immediata ed emessa il giorno stesso in cui il Guardasigilli sollecitava chiarimenti, il capo del Dap dispose che le auto blu in dotazione ai dirigenti generali del Dap non fossero di cilindrata superiore ai 1.600 cc. Le auto più potenti, anche quelle targate polizia penitenziaria, dovevano restare in garage. Scrisse Ionta in una seconda circolare datata 5 settembre che era opportuno «procedere al fermo temporaneo dei mezzi nelle more di una valutazione della loro cessione all’Usvep (l’ufficio sicurezza e vigilanza del ministero della Giustizia), o al Gom (il Gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria) per l’espletamento dei compiti istituzionali del corpo e fatta salva l’auspicabile sostituzione con veicoli di cilindrata fino a 1.600 cc.