Diego Gabutti, ItaliaOggi 11/1/2012, 11 gennaio 2012
Paola Binetti spiega i Re Magi col prezzo della benzina - «Vigilia della Befana, «voglia struggente», «nostalgia della nostra infanzia», «sapore magico», «attesa intensa e gioiosa», poi la lettera ai Magi, le economie (e ai Pil in crescita) d’Oriente, al cui «incenso, così intensamente profumato, vorremmo far corrispondere il senso della semplicità, l’umiltà della grotta, che ci parla di sobrietà»
Paola Binetti spiega i Re Magi col prezzo della benzina - «Vigilia della Befana, «voglia struggente», «nostalgia della nostra infanzia», «sapore magico», «attesa intensa e gioiosa», poi la lettera ai Magi, le economie (e ai Pil in crescita) d’Oriente, al cui «incenso, così intensamente profumato, vorremmo far corrispondere il senso della semplicità, l’umiltà della grotta, che ci parla di sobrietà». Sì, mentre «voi Magi scenderete dal cammello, a noi toccherà lasciare la macchina in garage perché la benzina costa troppo». Prepariamoci a «un incontro del tutto speciale tra Oriente e Occidente ai piedi della grotta». Dove «magari il Bambino Gesù ci prenderà per mano» e «la Befana farà la sua parte di strega buona, ci regalerà la leggerezza del sorriso» e via così, ad libitum, «Lassù e Quaggiù». È il buon anno di Paola Binetti su Liberal. Troppo spumante a Capodanno (che costerà meno della benzina, ma non è neanche gratis). A meno che non sia l’effetto della cintura troppo stretta. * * * Vincenzo Visco, «tre volte ministro delle finanze per il centrosinistra», ha dichiarato che il blitz di Cortina è una di quelle «cose che si fanno ogni tanto» e che non sono granché «incisive, salvo l’effetto d’annuncio o di propaganda». Da come la vede lui, «la lotta all’evasione è un’altra cosa». Dice qualcuno che forse, come c’è l’invidia sociale, c’è anche l’invidia fiscale. * * * «Come ha scritto Wendell Berry, viviamo in un’epoca di «sentimentalismo economico», perché credere nelle promesse del capitalismo globale, in modo molto simile a quanto accadeva col comunismo, richiede in realtà un atto di fede: la certezza che, permettendo la distruzione di certe cose che ci piacciono qui e ora, raggiungeremo una ben più grande felicità in un non meglio precisato futuro. Per citare Lenin, bisogna rompere qualche uovo per fare una frittata: una massima che l’Organizzazione mondiale per il commercio fa sua ogni giorno» (Michael Pollan, Il dilemma dell’onnivoro, Adelphi 2008). * * * Una metamorfosi. Come l’uomo con l’armonica di C’era una volta il west, che non sapeva soltanto suonare ma anche sparare, il Caro Leader Bocconiano non è solo un tecnico, e nemmeno solo «un uomo politico di grande livello», come ha scritto giorni fa Eugenio Scalfari. No, egli «sta rivelando» anche «un’insolita capacità nella politica estera», aggiunge adesso Io. E mica una politica estera qualsiasi, ma una politica che «mira in alto». Una politica che «si propone di rafforzare un potere federale europeo che, pur mantenendo in vita» (grazie) «i governi nazionali, ne restringa la sovranità» accrescendo quella «del parlamento di Strasburgo, della commissione di Bruxelles e della banca centrale». E dopo l’Europa, il mondo, perché no? Per adesso è bin Loden, ma presto (con l’aiuto di Io) potrebbe trasformarsi in Fu Manciù. * * * Come numerosi altri contemporanei, per non parlare della quasi totalità dei posteri, anche George Orwell considerava Jean-Paul Sartre (cattivo romanziere, pessimo drammaturgo e filosofo frou-frou) «un pallone gonfiato». A nessuno, che sia dotato d’un minimo di sensibilità estetica, oltre che di compassione per gli oppressi, è mai andato giù quel suo bolscevismo esistenzialista da compagno di strada dei quartieri alti. Perciò non è affatto «uno scandalo» - come si legge sui giornali da quando il giudizio di Orwell, che lo espresse in una lettera al suo editore, è stato reso noto - che l’autore di 1984 nutrisse così scarsa stima per l’autore della Nausea e dell’Essere e il Nulla. È scandaloso, piuttosto, che si parli ancora di Sartre con rispetto, o per così dire senza nausea, anche se a farlo sono, in genere, giornalisti che non l’hanno mai letto. * * * O che hanno letto soltanto la seconda parte, cioè il Nulla, le Néant, del suo chef-d’ uvre (appena un po’ soi-disant) filosofico. * * * «Chi ha messo le mani in tasca a chi» è da sempre il problema filosofico par excellence. Certamente se ne parla, oltre che nel Corano di bin Loden, anche nell’Essere e il Nulla di Jean-Paul Sartre. A Cortina, per esempio, sono i commandos d’Equitalia a frugare nelle tasche di turisti con auto di lusso e commercianti oppure sono i commercianti a mettere le mani nelle tasche dei turisti (che a loro volta possono contare su un reddito da rapinatori, altrimenti come se la potrebbero permettere Cortina a Capodanno)? * * * «Penso - meno intensamente d’una volta - che se mi guardassi alle spalle morirei. Mi torna spesso in mente Satchel Paige e il suo avvertimento che potresti vedere qualcosa che guadagna terreno» (John Cheever, L’arte della narrazione, in The Paris Review. Interviste, vol. 2, Fandango 2011). * * * Ancora una metamorfosi. Quando la Lega, a Reggio Emilia, ha chiesto a gran voce le dimissioni del Caro Premier Bocconiano, il quale stava dando del ladro a chiunque contestasse la sua politica fiscale, il segretario del partito democratico, Pier Luigi Bersani, un ex comunistone, ha dichiarato: «La Lega non si permetta di contestare». Quel «non si permetta» (da pronunciarsi con espressione accigliata) sta alla sinistra come il «mi consenta» al centrodestra. Ma soprattutto segna la metamorfosi degli ex e dei post in (vecchie) zie suore. * * * «La morale, cosa strana, sembra appartenere a quella categoria di valori che assolvono una funzione necessaria e sono, in effetti, parte essenziale del meccanismo umano, ma che bisognerebbe chiamare in causa con la massima circospezione. (_) impossibile sottrarsi ai calamitosi effetti [d’un] esacerbato senso morale. Forse la caratteristica più esasperante d’una simile mentalità è la banalità. (_) Se saltuari, i luoghi comuni sono tollerabili; ma se li incontriamo per ogni dove, sono insopportabili, anzi ossessionanti» (Giles Lytton Strachey, Ritratti in miniatura, Sellerio 2002).