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 2012  gennaio 10 Martedì calendario

DOMANDE E RISPOSTE - PER CHI È GIÀ AZIONISTA

Come funziona l’aumento di capitale UniCredit?
Ciascun azionista ha ricevuto un diritto di opzione per ogni azione detenuta. I diritti possono essere esercitati fino al 27 gennaio per ottenere due nuove azioni UniCredit al prezzo di 1,943 euro ciascuna. Oppure possono essere venduti in Borsa al prezzo corrente (ieri hanno chiuso a 0,47 euro, cedendo il 65,4% rispetto alla vigilia), ma soltanto fino al 20 gennaio. In caso di totale esercizio dei diritti, quindi, il risparmiatore si troverebbe in portafoglio un numero triplo di azioni (ma dal valore più basso).


Conviene aderire o no?
Sulla carta l’adesione a un aumento di capitale si valuta guardando alla finalità per cui l’operazione è effettuata: se può essere considerato opportuno prendere parte a una ricapitalizzazione quando una società chiede soldi per perseguire un piano di sviluppo o effettuare nuovi investimenti, lo è decisamente meno quando si ricostruisce il capitale per altre necessità che derivano da situazioni di difficoltà. L’operazione UniCredit appartiene a quest’ultima categoria, visto che l’adeguamento del patrimonio è stato chiesto dalla European banking authority (Eba). Detto questo, un risparmiatore può decidere ugualmente di aderire (esercitando il diritto ricevuto e ottenendo due nuove azioni da pagare 1,943 euro ciascuna), se ritiene che la penalizzazione inferta dal mercato a UniCredit e ai titoli bancari italiani sia stata in qualche modo eccessiva e non rispecchi il loro vero valore e soprattutto se crede in un miglioramento della situazione nel nostro Paese. Rispondere sì alla chiamata del mercato potrebbe essere anche un modo per chi ha in tasca le azioni da lungo tempo per abbassarne il prezzo di carico. Un esempio? Chi avesse acquistato 1.000 azioni UniCredit un anno fa al «vecchio» prezzo di 10 euro (1 euro prima del raggruppamento), aderendo all’operazione riceverebbe 2mila azioni al prezzo di 1,943 euro (versando 3.886 euro) e finirebbe quindi per «mediare» il prezzo di carico a 4,63 euro. (1.000x10+2.000x1,943)/(1.000+2.000)=4,63.


Si può vendere anche soltanto una parte
dei diritti?
Sì, ciascun diritto è trattabile singolarmente sul mercato. Nel caso in cui optasse per esercitare soltanto una parte di essi, un investitore «diluirebbe» la propria quota e con essa riceverebbe anche una fetta più piccola dei dividendi se UniCredit dovesse tornare a distribuirli in futuro. Per esempio, l’azionista con una quota dell’1% che decidesse di esercitare soltanto la metà dei diritti a disposizione si troverebbe in mano con soltanto lo 0,67% del capitale di UniCredit al termine dell’operazione. • PER CHI VUOL DIVENTARE SOCIO -

È il momento
di acquistare azioni UniCredit?
«Mai visti i prezzi dei titoli bancari italiani così bassi», si dice in giro ormai da qualche tempo. Evidentemente però il mercato non ritiene che la discesa sia già arrivata al capolinea, e non è detto di poter assistere a un rimbalzo immediato: chi crede di acquistare oggi per realizzare facili guadagni in poco tempo è avvertito. Parlando delle azioni del settore finanziario in genere, gli analisti sostengono che al momento attuale siano più adatte al «trader», che compra e vende nello spazio di pochi giorni (se non ore) che al «cassettista», l’investitore che guarda al lungo termine e punta sulla riscossione di cedole. Questo perché il contesto generale (recessione, crisi del debito) e le prospettive future (redditività in calo, soprattutto per le italiane) del settore sono avvolte nella massima incertezza. In uno scenario così volatile non si possono quindi escludere recuperi improvvisi (la stessa UniCredit aveva guadagnato il 60% fra fine settembre e metà ottobre) che potrebbero però rivelarsi effimeri e lasciare con il classico cerino in mano il risparmiatore. Oggi sul titolo di Piazza Cordusio pesa inevitabilmente il tema della ricapitalizzazione, ma una volta terminata l’operazione non è detto che la situazione volga necessariamente verso il sereno: resteranno le incognite sulle attività italiane (in perdita già dal 2010) e sulle estere (la situazione in Ungheria, ma anche quelle in Ucraina e Kazakhstan destano inevitabilemente preoccupazione), e rimarrà soprattutto da valutare la capacità di raggiungere gli obiettivi indicati nel piano industriale (che prevede un utile netto di 3,8 miliardi nel 2013 e di 6,5 miliardi nel 2015). Chi investe guardando al medio periodo lo fa «scommettendo» che la crisi del debito pubblico europeo vada esaurendosi e che l’Italia riesca a tirarsi fuori dai guai a breve.


Conviene acquistare
le azioni o i diritti?
In effetti esistono due modi per investire in UniCredit, almeno fino al 20 gennaio: alla via diretta dell’acquisto dell’azione si aggiunge quella «mediata» del diritto di opzione che dà la possibilità di ricevere 2 nuove azioni al prezzo di 1,943 euro. In genere gli arbitraggi fra i due strumenti rendono equivalenti le strade da percorrere, ma il divieto di vendite allo scoperto rende un po’ più difficile l’opera di riallineamento da parte dei trader e una strada può risultare più conveniente rispetto all’altra. Alla chiusura di ieri, per esempio, i diritti risultavano a sconto rispetto al prezzo teorico calcolato in base al valore dell’azione, ed erano quindi meno cari da acquistare. La scelta fra titolo o diritto deve essere quindi valutata giorno per giorno, anzi minuto per minuto. Il Sole 24 Ore riporta quotidianamente le parità teoriche fra i due strumenti (vedi pagina a fianco), ma si tratta di un’operazione adatta più a un professionista che a un trader fai-da-te.