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 2012  gennaio 10 Martedì calendario

L’EUROPA SOVRAESPOSTA SUL CREDITO - I

governi europei sono esposti direttamente nei confronti delle banche più di quanto lo siano gli Usa. La fotografia degli aiuti di Stato compilata dall’ufficio studi di Mediobanca e aggiornata alla situazione di metà novembre vede infatti per il Vecchio Continente un ammontare netto di 1.231,8 miliardi di euro – in termini di garanzie prestate ancora in essere e di capitali effettivamente forniti al sistema creditizio – rispetto a un ammontare netto di 1.183 miliardi di dollari per quanto riguarda invece gli Stati Uniti. In questo contesto, prima delle garanzie del Tesoro fornite a Capodanno alle banche che si sono finanziate presso la Bce, l’Italia era ancora tra i Paesi meno esposti (seconda solo all’Islanda), per 2,6 miliardi di residui Tremonti bond. Il Banco Popolare ha infatti restituito tutto il prestito, mentre – nonostante le annunciate intenzioni di rimborsare i finanziamenti ricevuti – hanno ancora Tremonti bond la Bpm (500 milioni), Mps (1,9 miliardi) e il Credito valtellinese (200 milioni).
Da quando è iniziata la crisi finanziaria – nel 2008 col fallimento di Lehman Brothers, ai tempi la quarta banca d’affari statunitense – la task force americana è intervenuta massicciamente a soccorso degli istituti di credito a stelle e strisce. In tutto il programma di aiuti ha interessato 1.366 banche Usa nei confronti delle quali è stato aperto un ombrello da 2.851 miliardi di dollari, di cui 1.869 miliardi a titolo di garanzia, 562,7 miliardi di iniezioni di capitale e 419,4 miliardi sotto altra forma, principalmente linee di credito e prestiti. Tutto ciò non è servito a evitare il fallimento di 405 istituti, di cui 85 ancora nei primi dieci mesi e mezzo dell’anno scorso. Le banche "salvate" – 402 in tutto – però sono state in grado di restituire complessivamente 1.668 miliardi di dollari (di cui 246 miliardi nel 2011), riducendo così gli aiuti pubblici ancora in essere a 1.183 miliardi. Lo scorso anno 92 istituti Usa hanno fatto ricorso al programma di aiuti che ora si è chiuso.
Nel Vecchio continente, invece, gli interventi hanno riguardato un numero minore di istituti, 174 in tutto, per un ammontare tuttavia analogo a quello degli Stati uniti: 2.356,4 miliardi di euro, di cui 1.894,4 miliardi a titolo di garanzia, 344,6 a titolo di capitale e 117,4 sotto altra forma. Anche qui, da quando sono stati attivati gli aiuti pubblici, 74 banche hanno restituito in tutto o in parte quanto ricevuto o rinunciato a quanto ottenuto come garanzia: 874,5 miliardi (di cui 109,4 miliardi nel 2011) sono stati restituiti mentre 251,6 miliardi (di cui 142,1 miliardi lo scorso anno) sono relativi a programmi terminati.
Il numero di banche che hanno chiuso i battenti o sono state nazionalizzate in Europa è però ufficialmente limitato a 14 nomi: quattro nel Regno unito (di cui due nazionalizzazioni, Northern Rock e The Bradford & Bingley). due nazionalizzazioni in Austria, una bancarotta in Danimarca, una nazionalizzazione in Germania (Hypo Real Estate), una nazionalizzazione in Irlanda (Anglo-Irish Bank), due in Islanda (Landsbanki e Kaupthing) e tre liquidazioni in Olanda (Indover, St. George e Dsb).
Nel 2011 l’emergenza è stata Dexia, al cui capezzale sono accorsi tre Stati (Belgio, Francia e Lussemburgo): in tutto tra garanzie e aiuti l’istituto franco-belga ha richiesto finora interventi per 273,2 miliardi. Più di quanto sia stato stanziato per la tedesca Hypo Real Estate che è stata assistita da garanzie per 210 miliardi e da un’iniezione di capitali pubblici superiore a 10 miliardi.
In assoluto però, a livello europeo, i maggiori salvataggi hanno riguardato le banche del Regno unito. Tra garanzie e sottoscrizione di azioni, su Royal Bank of Scotland sono piovuti aiuti pubblici per 448,7 miliardi di sterline (equivalenti a 529 miliardi di euro). Lloyds Bank ha invece ricevuto aiuti per l’equivalente di 512 miliardi di euro, di cui 307 in termini di garanzie (59 ancora in essere).