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 2012  gennaio 11 Mercoledì calendario

LA PISTOLA DEI DUE MAGREBINI COMPRATA AL MARKET DELLA MALA

Si indaga su tutto: sulle amicizie, sulle parentele e su ogni contatto dei due marocchini che la sera del 4 gennaio hanno ucciso Zhou Zheng e la sua bambina di nove mesi. I tabulati di parenti e amici dei killer sono già sulle scrivanie dei carabinieri, che esaminano e incrociano dati e contatti delle persone vicine due magrebini in Italia e all’estero.
Ma i militari del comando provinciale lavorano anche sull’arma che ha sparato, senza escludere nulla. La calibro nove non è ancora stata ritrovata, non era insieme alla borse e ai soldi di Zhou Zheng nel rudere di via Gentile da Leonessa, e adesso si ipotizza anche che quella pistola possa essere stata acquistata dai marocchini poche settimane prima del colpo, nell’arsenale della mala trovato per caso dai carabinieri lo scorso 17 dicembre sulla Casilina.
Nel deposito di via della Bella Villa i militari c’erano arrivati quasi per caso, seguendo uno spacciatore. La scoperta era stata inaspettata: tredici pistole, quattro fucili da guerra, una mitraglietta, cinque giubbotti antiproiettile, 2.500 munizioni, due uniformi dei carabinieri e una della polizia senza segni distintivi e probabilmente rubati in una lavanderia. Nella Golf trovata nel garage c’erano anche una paletta segnaletica della protezione civile e la riproduzione di una placca di riconoscimento dell’Arma, oltre a passamontagna, parrucche e alcune dosi di marijuana.
Adesso, mentre è ancora in corso la maxi perizia disposta dal pm Luca Tescaroli per stabilire se quelle armi con la matricola abrasa abbiano già ucciso in uno dei 35 omicidi registrati a Roma nell’ultimo anno, i carabinieri pensano che i magrebini possano avere acquistato la calibro nove proprio in quel deposto, l’emporio della mala.
Quel box era intestato a Claudio Nuccetelli, 48 anni, il pregiudicato che nel 2007 aveva tentato di sfondare le vetrine di Bulgari con un carro attrezzi, e Manolo Pastore, 30 anni, incensurato, figlio della sua convivente. Le armi sono ancora all’esame del Ris. Ma nei prossimi giorni i carabinieri potrebbero decidere di sentire proprio Nuccetelli, per chiedergli se avesse mai visto gli uomini che il 4 gennaio hanno ucciso Zhou Zheng e sua figlia. Nel deposito c’erano anche auto e moto rubate. Del resto la collocazione dell’arsenale, sin dal momento del ritrovamento, ha fatto pensare a un luogo di smercio di armi e veicoli rubati in una zona fuori controllo, dove la lotta per gestire il territorio è aperta.
Così, sebbene l’emporio non sia proprio a due passi dal luogo del delitto di Zhou Zheng e della piccola Joy, la Casilina rientra invece proprio nel quadrante che adesso i carabinieri del nucleo investigativo stanno perlustrando. L’ipotesi nasce anche alla luce del precedente dei due killer: un’altra rapina ai danni di una donna cinese, ma questa volta a Cinecittà, più vicino a quel deposito di armi e veicoli rubati. Ieri il sostituto procuratore Mario Palazzi, titolare del fascicolo sulle rapina di due mesi fa, ha emesso un provvedimento di fermo a carico dei due magrebini. Sempre loro, insieme, da Cinecittà a via Giovannoli.
Intanto, interi quartieri vengono setacciati minuziosamente soprattutto nei punti più degradati e frequentati da clochard ed extracomunitari senza fissa dimora. A Roma la caccia al possibile nascondiglio dei marocchini continua. Il dubbio è che nelle ultime ore i due possano aver lasciato la Capitale per tentare di dileguarsi, allontanandosi anche dai connazionali che frequentavano abitualmente. E così, anche se non si esclude la pista estera, i quartieri vicini al luogo del delitto vengono passati al setaccio.
Il quadrante è sempre lo stesso. I carabinieri continuano a essere convinti che almeno uno dei killer di via Giovannoli non possa essere andato lontano. Magari quello rimasto ferito a una mano proprio la sera dell’agguato, quando Zhou e Lia Zheng tentavano di difendere l’incasso di quasi ventimila euro. Ma almeno uno dei due dovrebbe essere lì e qualcuno potrebbe averlo visto o sentito. Adesso ogni minima informazione potrebbe rappresentare un traccia in più per stringere le manette intorno ai polsi dei due immigrati, che in pochi giorni sembrano essere diventati invisibili.