Aldo Grasso, Corriere della Sera 10/01/2012, 10 gennaio 2012
UN TUFFO NOSTALGICO NELLA TV DEL PASSATO
Sfogliando con grande curiosità l’Atlante Illustrato della Tv ’80-94 di Massimo Coppola e Alberto Piccinini (Isbn Edizioni) si provano svariati sentimenti: di nostalgia, ovviamente, con i protagonisti del piccolo schermo con i capelli cotonati, gli abiti sgargianti, l’aria futuristica di chi sta vivendo una grande esperienza; di stupore (un immaginario popolare tra l’ingenuo e la cialtroneria più sfacciata); di riflessione.
La rivoluzione copernicana dei palinsesti avviene con l’avvento dei network privati nel corso dei primi anni Ottanta: sono soprattutto Rusconi (Italia 1) e Fininvest (Canale5) a ingaggiare battaglia col colosso Rai a colpi di palinsesto, in parte ispirati alla consolidata esperienza delle tv commerciali americane e in parte frutto di un’accorta politica di controprogrammazione adattata al contesto nazionale. Col ribaltamento delle finalità del broadcasting — non più «servizio pubblico» venato di intenti didascalici, ma impresa tesa al profitto, alla massimizzazione degli ascolti e alla raccolta di pubblicità — cambia radicalmente il ruolo della programmazione, e il suo rapporto con la produzione. Quando si parla di «americanizzazione» della televisione italiana negli anni Ottanta bisogna subito precisare che essa riguarda molto più profondamente la logica che informa i palinsesti e il rapporto produzione/programmazione di quanto non tocchi la natura stessa dei programmi.
C’è una foto de «La bustarella» (Antenna 3, 1981) che è un delizioso trattatello sociologico; 1982, c’è una foto del Tg1 (Longhi, Vespa, Fava, Stagno, Fede, Melodia) per cui un cultore della fisiognomica andrebbe pazzo; 1985, c’è una foto di giornalisti Fininvest (Bocca, Gawronski, Zucconi e Levi) che la dice lunga su come Berlusconi sapeva blandire; ci sono due pagine a nero, nero di lutto, per la discesa in campo di Berlusconi nel 1994. Perché raccogliamo fotografie? Per non dimenticare, ovvio. Per il piacere della memoria. Ben sapendo di andare incontro a un paradosso: la musa dei nostri giorni è la dimenticanza.
Aldo Grasso