Pierluigi Magnaschi, ItaliaOggi 10/01/2012, 10 gennaio 2012
Manca il capitale umano, oppure esso è sprecato? – Negli ambienti colti ma che non hanno consuetudine con la vita delle imprese si è consolidata la favola che lo sviluppo economico in Italia è insufficiente perché da noi la scolarizzazione è insufficiente
Manca il capitale umano, oppure esso è sprecato? – Negli ambienti colti ma che non hanno consuetudine con la vita delle imprese si è consolidata la favola che lo sviluppo economico in Italia è insufficiente perché da noi la scolarizzazione è insufficiente. Questa tesi è stata riesposta dal premier Monti a Reggio Emilia. Il premier ha detto che «il 54% della popolazione italiana ha un titolo di scuola media superiore, contro una media Ocse del 73%». E ha aggiunto: «È troppo poco». Sennonché, questi dati vanno valutati tenendo conto che la percentuale del 54% dei diplomati è quella nella fascia di età tra i 25-64 anni. Se si va a vedere quant’è nella fascia fra 25-35 anni, tale percentuale sale al 70%. Ciò vuol dire che il livello di scolarizzazione medio superiore sta crescendo rapidamente in Italia. Non solo, il tasso di occupazione era più alto quando la scolarizzazione media superiore era più bassa. Quanto alla correlazione fra percentuale dei diplomati e sviluppo economico, basterebbe tenere presente che, al posto del nostro 70% di diplomati, nella Repubblica Ceca essi sono all’89%, in Estonia all’89 e in Polonia all’88. Tutti paesi, questi, che non brillano certo per un grande sviluppo. Se si allarga lo sguardo alla popolazione universitaria, le conclusioni sono ancor più complesse. Non si può, esaminando la percentuale di laureati, tirare la conclusione che, se essa è alta, il paese è messo meglio. Non si può sommare laureati di corsi impegnativi con i laureati da passeggio. Un tempo, per dare un lavoro agli inutili laureati in sociologia si inventò l’equiparazione assurda di questi laureati con quelli in giurisprudenza per cui i sociologi, di solito molto politicizzati, si infilarono nella pubblica amministrazione. La stessa operazione non si potrà fare con i laureati odierni in scienze della comunicazione perché, visto che i soldi pubblici sono finiti, essi non potranno imboscarsi nelle pubbliche amministrazioni anche se ci sono enti locali che hanno uffici stampa con 20-25 giornalisti. E che dire dei corsi di laurea inutilmente prolungati per dar lavoro ai professori? Siamo sicuri che una maestra che fa cinque anni di università (e per un pelo ha evitato anche due anni di master) sia migliore di una che ha un diploma? Ed è opportuno che un’infermiera faccia quasi tanti anni come un medico? Siamo sicuri che in un paese che nella sola provincia di Roma ha più avvocati dell’intera Francia servano, per lo sviluppo, molti più laureati in legge? Per non parlare dei corsi di laurea stravaganti, senza sbocchi, inventati a tavolino e magari disseminati in qualche località amena. Per gli effetti del livello dell’educazione non bastano certo i dati Ocse.