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 2012  gennaio 10 Martedì calendario

Le nozze (segrete) di Bocca Alla fine si sposò in Chiesa - Silvia Giacomoni, moglie di Giorgio Bocca, è titu­bante

Le nozze (segrete) di Bocca Alla fine si sposò in Chiesa - Silvia Giacomoni, moglie di Giorgio Bocca, è titu­bante. Ha due paure e non vorrebbe parlare. Te­me la titolazione del Giornale . E te­me di essere irrispettosa nei con­fronti «del Bocca», mettendosi a chiacchierare «della nostra vita privata» a pochi giorni dalla sua morte. Però ormai è al telefono e qualcosa concede. Devo verifica­re una notizia, dico io. «Quale sa­rebbe questa notizia?». Che, po­che settimane fa, lei e Bocca vi sare­ste sposati in chiesa. Silvia Giacomoni è stata per mol­ti anni la compagna del Provincia­le . Una compagnia discreta e ri­spettosa, con dieci anni di differen­za e una certa gelosia ognuno dei propri spazi e delle proprie abitu­dini. Quando nacque Repubblica fu lui a convincerla al giornalismo. Ora, al telefono, lei non smentisce l’informazione. Anzi, la avvalora. E il fatto sorprende ancor più per­ché nelle commemorazioni che il suo giornale ha dedicato alla sua grande firma non se n’è trovata traccia. Certo, Giacomoni non dà particolari, non dice quando e do­ve. Se a Milano o a La Salle, in Val d’Aosta. E prova a ritrarsi: «Mi sen­to un po’ confusa. Ho difficoltà a parlare di un argomento tanto deli­cato con un giornale che non lo è. Bocca mi ha insegnato che ai colle­ghi si risponde sempre. Ma non mi metto a raccontare che l’ho accom­pagnato all’altare. Però se tu fossi stato ai funerali avresti ascoltato un’omelia con dei contenuti preci­si. Più che parlare con me bisogne­rebbe parlare con il sacerdote. Quella cerimonia voleva dire qual­cosa ». Immagino ci sia stato un percorso... «Figuriamoci se avrei potuto far celebrare il funerale in forma privata di mia iniziativa...». Nelle ultime interviste Bocca manifestava, sempre nel suo mo­do brusco e contraddittorio, un av­vicinamento a un certo senso reli­gioso. A Gabriella Colarusso di Let­tera 43 che nell’aprile scorso lo in­terpellava sull’importanza della Costituzione rispose: «Della Costi­tuzione italiana me ne frego. A me importa della costituzione mora­le. Credo di più al Vangelo che non alla Carta. Mi sembra più convin­cente, perché nel Vangelo c’è qual­cosa di divino che nelle costituzio­ni liberali non c’è». Crede in Dio?, lo incalzò la collega. «No perché non l’ho mai incontrato. Possibile che questo Dio così potente non abbia mai trovato il tempo di mani­­festarsi? ». E allora che cos’è que­sto divino a cui si riferisce? «Quel­lo che vorrei che ci fosse. Ma sono ancora alla ricerca». Nella stessa conversazione si definiva così: «Dal punto di vista morale sono un po’ vigliacco, sono molto cattoli­co: la penitenza, la confessione». Insomma, un rapporto travagliato con il cristianesimo. Fattosi forse più essenziale negli ultimi anni. Nel crepuscolo dell’esistenza terrena le faccende dell’anima si fanno stringenti anche per gli intel­­lettuali, per i temperamenti indò­miti, per coloro che in vita, soste­nuti dai doni della natura, hanno sempre inalberato un certo orgo­glio e una certa alterigia. È succes­so anche a persone apparente­mente molto lontane come Anto­nio Gramsci o Leonardo Sciascia, come lo stesso Montanelli o Gior­gio Caproni, di accostarsi a una di­mensione religiosa se non proprio alla fede. Forse la ricerca di cui Bocca stes­so parlava ne­gli ultimi tempi l’ave­va portato a un avvicinamento. «A suo modo, cattolico lo è sempre stato», riflette Giacomoni. «Di edu­cazione, s’intende. Un cattolicesi­mo pre-Concilio Vaticano II. Quando l’ho conosciuto, accom­pagnava sua figlia a scuola dalle suore. Non è mai stato un mangia­­preti, semmai lo ero io. Non si può parlare di conversione. Non c’è nessuno scandalo. Scrivi quello che vuoi... Però adesso basta, è la nostra vita privata». Inutile insistere. La richiesta di un incontro non è accolta: «È trop­po presto...».