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 2012  gennaio 10 Martedì calendario

Contrordine: il fumo fa bene alla memoria - La nicotina potenzia le fa­coltà mnemoniche. E dunque può rallentare gli effetti di malat­tie neurologiche devastanti per la memoria come il Parkinson e so­prattutto l’Alzheimer

Contrordine: il fumo fa bene alla memoria - La nicotina potenzia le fa­coltà mnemoniche. E dunque può rallentare gli effetti di malat­tie neurologiche devastanti per la memoria come il Parkinson e so­prattutto l’Alzheimer. A confer­mare che l’alcaloide non ha effetti soltanto negativi sul cervello è uno studio italiano, potenzial­mente rivoluzionario, del Consi­glio Nazionale delle Ricerche, in particolare dell’Istituto di bioim­magini e fisiologia molecolare. La ricerca è stata presentata a Washington al Congresso mon­d­iale della Society for Neuroscien­ce. La sostanza agisce sulla working memory , ovvero la me­moria di lavoro che, semplifican­do, corrisponde alla memoria bre­ve, quella che ci permette di tratte­nere un’informazione e anche di manipolarla temporaneamente. Alberto Zani, il ricercatore che ha messo a punto l’indagine scien­­tifica, assicura che «i risultati con­fermano le scoperte della ricerca neurobiologica sui modelli ani­mali che evidenziano il ruolo cru­ciale della nicotina nel trattamen­to dei principali sintomi del Parkinson, come i disturbi della memoria e le discinesie motorie». La nicotina insomma sarebbe in grado di frenare non soltanto la perdita dei ricordi ma anche le al­terazioni del movimento. Lo studio ha osservato le reazi­o­ni di due gruppi di giovani divisi in non fumatori e fumatori, consu­matori di una quantità di sigarette giornaliera compresa tra 7 e 20. I partecipanti dovevano presta­re attenzione a­d una serie di stimo­li che venivano presentati in punti diversi dello spazio, mantenendo però lo sguardo fisso, premendo un tasto per rispondere. Questo test serviva, spiega Zani, a verifica­re «i meccanismi cerebrali di orientamento selettivo dell’atten­zione visuo-spaziale e misurare il tempo di reazione». Per indagare specificamente sulla working me­mory invece dovevano tra le altre cose contare a ritroso sottraendo tre cifre alla volta. Durante la sperimentazione so­no stati usati 128 sensori per regi­strare l’attività biolettrica cerebra­le dei volontari ( «evented related potenzial, Erp »). Alice Mado Pro­verbio, docente di Psicobiologia alla Bicocca di Milano, spiega che così si è stati in grado di «monitora­re il variare d­ella funzionalità cere­brale in funzione dei compiti e del­la stimolazione visiva ». Risultato? «Nel doppio compito attentivo­mnemonico i fumatori in media sono stati 50 millisecondi più velo­ci mostrando inoltre anche molte meno omissioni di risposta»,affer­ma la ricercatrice, specificando però che il gruppo dei fumatori ri­sultava più lento «nel compito di programmazione e decisione mo­toria ». É stata poi impiegata la tecnica Loreta , la tomografia a bassa riso­luzione, per evidenziare «il ruolo fondamentale svolto dai neuroni frontali e prefrontali dell’emisfe­ro destro nella capacità di gestire un aumento del carico di lavoro e nell’espansionedella working me­mory , indotte dai livelli plasmati­ci di nicotina», prosegue Zani. «Si apre un’interessante pro­spettiva per l’utilizzo terapeutico della nicotina non soltanto per le discinesie ma anche per i proble­mi di memoria del Parkinson ­conclude il ricercatore - Questo è il primo studio a mostrare effetti sulla memoria nell’uomo da par­te di questa sostanza, che posso­no trovare utili applicazioni nel trattamento del Parkinson e an­che dell’Alzheimer». Questi risultati ottenuti sull’uo­mo vanno dunque a confermare la sperimentazione condotta sui topi geneticamente privati della sub unità a5 dei recettori nicotici, che avevano mostrato deficit di at­tenzione e di memoria rispetto ai topi “normali“ nonostante il trat­tamento con nicotina. Ad affermare in precedenza che la nicotina interagisce con so­stanze come la dopamina (la cui mancanza è responsabile dei di­sturbi del Parkinson) e la noradre­nalina migliorando la concentra­zione e la memoria era stato un pa­io di anni fa uno studio, condotto però appunto soltanto sui topi, dai ricercatori del King’s College di Londra. Quello del Cnr è dun­que il primo studio che dimostra gli effetti della nicotina sulla me­moria dell’uomo.