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 2012  gennaio 10 Martedì calendario

Ecco il vero tesoro dei lumbard: 170 milioni di rimborsi elettorali - Pubblichiamo un’anticipazione tratta da «Partiti S

Ecco il vero tesoro dei lumbard: 170 milioni di rimborsi elettorali - Pubblichiamo un’anticipazione tratta da «Partiti S.p.A» (Ponte Alle Grazie, pagg. 350, euro 14), in libreria da dopodomani. Un’in­chiesta su soldi, immobili, società, fondi pub­blici e privati dei partiti firmata dal giornali­sta del Giornale Paolo Bracalini. Il brano ri­portato è parte del capitolo sulle finanze del­la Lega, dagli esordi all’oggi: milioni di euro in banca, terreni, case e tante Srl leghiste. *** «Quindi lei entrò in poli­tica per i debiti?». «Sì, possiamo dire per i debiti». È Umberto Bossi che ri­sponde. Siamo nel 1990, agli albo­ri della Lega, e chi lo intervista è In­dro Montanelli, sul suo Giornale . L’avventura picaresca del primo Bossi inizia così, con 20 milioni di lire di debiti, contratti per essersi preso carico del Nord­Ovest , gior­nale dell’Union Valdôtaine, movi­me­nto del suo maestro di autono­mismo Bruno Salvadori, morto in un incidente stradale. «Restam­mo in due a far fronte a questo de­bito: io e il dottor Maroni. Furono un paio d’anni piuttosto duri. Io pensavo di coprire i debiti nel giro di un anno: in realtà non è andata così perché dopo un anno non avevamo ancora esaurito il passi­vo. De Rita, che io conosco perso­nalmente, su Panorama ha detto chiaramente ai partiti: comprate­vi la Lega. Mi hanno anche offerto 50 miliardi, ma penso che molte offerte vengono fatte con la spe­ranza di indurre a qualche frattu­ra ». E soprattutto non sarebbe sta­to un buon affare per Bossi, che con il suo diabolico fiuto intuisce già al tempo che quel giocattolo, la Lega Lombarda, deve valere molto di più. La storia gli darà ragione e an­che velocemente. Alle europee del 1989, Bossi aveva già raccol­to i primi frutti, eleggendo due eurodeputati e assicurandosi quasi un miliardo di rimborso elettorale. Un anno dopo, con le regionali, la Lega fa il boom. Un milione e mezzo di voti, pari a 1.729.000.000 di lire. Due anni dopo, nel 1992, si vota per rinno­vare Camera e Senato, e i «barba­ri » di Bossi portano a casa un bot­tino incredibile: 80 seggi in tut­to, più dell’8% nazionale,3,5 mi­lioni di voti, e soprattutto, 2,7 mi­liardi di rimborso pubblico. Le cose cominciano a mettersi decisamente bene per la Lega, partita con i debiti ma diventata nel giro di pochi anni il quarto par­tito italiano. Mentre gli altri parti­ti crollano, la tribù di Bossi con­quista potere giorno dopo giorno. Anche economico. Così all’inizio del 1993, mentre i partiti morenti della prima Repubblica svendeva­no i loro immobili o recedevano dagli affitti nel centro di Milano e Roma, la Lega acquistava 7.000 metri quadri coperti, più parcheg­gi e giardino. Bossi aveva infatti in­caricato il suo esperto di questio­ni economiche, Maurizio Baloc­chi, futuro tesoriere del Carroc­cio, di trovare un immobile per far­ne il quartier generale del partito. Balocchi individuò quindi uno stabile che ospita una «fabbrichet­ta » farmaceutica, la Meazzi, in una strada della periferia di Mila­no, una certa via Bellerio. Archi­tettura in puro stile lombardo an­ni del boom economico: niente fronzoli e tanto spazio per lavora­re. Settemila metri quadri su tre piani fuori terra e due interrati, con 250 uffici già di­sponibili, più parcheggio e un toc­co di verde stitico. Costo totale per l’acquisto intorno ai 14 miliar­di. Ma da dove arrivavano tutti questi soldi? Fino a quel momen­to la Lega poteva contare su circa 6 miliardi di finanziamento pub­blico, non di più. Tanto più che i lumbard si stavano battendo per abolirlo, il finanziamento pubbli­co. (...) Quello delle finanze pada­ne è un segreto di Pulcinella: i rim­borsi pubblici. Basta dare uno sguardo ai raffronti tra quanto in­cassato e quanto sp­eso per le cam­pagne elettorali e non si fatica a ca­pire come si possano tenere i con­ti in ordine. Per le elezioni 2008 la Lega ha dichiarato di aver speso 3.476.703 per la campagna eletto­rale. E quanto ha ricevuto come «rimborso»? Circa 38 milioni di euro. E nelle elezioni del 2006? In quella circostanza il Carroccio aveva speso 4.882.497 euro (di­chiarazioni alla Corte dei Conti), ma il rimborso, scollegato dalle spese reali, ha garantito l’afflusso nelle casse della Lega Nord di cir­ca 2 milioni di euro l’anno, per 5 anni e per ognuna delle due Ca­mere: quasi 22 milioni di euro. I contributi delle elezioni poi si sommano tra loro, e così nel 2009 la Lega ha incamerato ben 18,5 mi­lioni di euro di rimborsi per spese elettorali. Nel 2010 ancora di più. I revisori dei conti leghisti riporta­no questo sunto nel bilancio 2010: «Per le elezioni politiche e amministrative regionali è stato introitato un contribu­to pari a 22.506.486,93 dalla tesoreria della Camera dei deputati e dalla tesoreria del Senato della Repub­blica ». Ma a quanto ammon­tan­o i soldi pubblici ri­cevuti dalla Lega Nord, in rimborsi elettorali? Abbia­mo tentato, per la prima volta, di ri­costruire lo storico del finanziamento pubblico al movi­mento di Umberto Bossi (presu­mendo il totale sulla base delle ra­te annuali disposte dai presidenti delle Camere). Solo negli ultimi dieci anni (2001-2011) la Lega ha ricevuto circa 140 milioni di euro di fondi pubblici (anche escluden­do i soldi destinati alla Padania e tutti gli stipendi che lo Stato versa ai suoi parlamentari). (...). La Le­ga ( dal 1989, l’inizio della sua sto­ria) ha quindi incassato dallo Sta­to quasi 170 milioni di euro in rim­borsi elettorali. Ce l’avessero an­che certe piccole e medie imprese del Nord un aiuto del genere (...)».