ANTONIO SALVATI, La Stampa 10/1/2012, 10 gennaio 2012
Fine corsa: Habtamu riabbraccia i genitori - Cartina geografica alla mano aveva intenzione di arrivare in Etiopia a piedi
Fine corsa: Habtamu riabbraccia i genitori - Cartina geografica alla mano aveva intenzione di arrivare in Etiopia a piedi. Da Pettenasco, nel Novarese, a Napoli in treno via Milano. Da qui si era incamminato verso la Sicilia in cerca di un imbarco alla volta dell’Africa. La sua determinazione è stata fiaccata solo da due giorni di digiuno e dalle difficoltà della vita di strada. Così, quando tre agenti della Polfer lo hanno chiamato per nome, Habtamu, il ragazzo etiope di 13 anni, scomparso il pomeriggio del 4 gennaio da Pettenasco, dove Marco e Giulia Scacchi i suoi genitori adottivi hanno una casa, ha risposto e si è avvicinato. Cinque giorni è durata la sua odissea. «È stata una gioia immensa risentirlo, una felicità che non riusciamo a descrivere», spiegano Luigi e Maria Scacchi, i nonni paterni. Ripulito, rivestito da capo a piedi, rifocillato e coccolato dagli agenti che hanno cercato di tranquillizzarlo e di tirarlo su di morale, Habtamu ha anche raccontato alcune fasi del suo lungo peregrinare. Il treno preso il pomeriggio del 4 gennaio a Pettenasco, direzione Novara. Da qui a Milano e poi, sempre in treno, il viaggio verso a Napoli. Poi la lunga marcia, prima verso Salerno e poi Battipaglia, e la consapevolezza che era impossibile realizzare il suo proposito. Quindi il ritorno, in treno, a Napoli, un’altra notte all’addiaccio e poi il salvataggio della Polfer. Agli agenti ha dato il numero del nonno, quest’ultimo ha fatto da «ponte» con i genitori in attesa di notizie nella loro abitazione di Paderno Dugnano nel Milanese. Il viaggio a Napoli per riabbracciare il ragazzino è stato organizzato in un attimo, «grazie anche ad una gentile signorina dell’Alitalia che ha riaperto il check in per il nostro imbarco», spiega Marco Scacchi. Arrivato in Italia nel 2007 insieme al fratellino di tre anni più piccolo, Habtamu sembrava deciso a ritornare in Etiopia per rivedere gli altri fratelli. «Non sapevamo dell’esistenza di altri fratelli o di parenti - spiegano Marco e Giulia Scacchi - Le tre righe “anagrafiche” nel certificato di adozione internazionale, spiegavano che questi due bambini erano stati abbandonati e che la loro sopravvivenza era in pericolo». «Il nostro compito è quello di costruire la sua felicità futura - giurano quasi in coro Marco e Giulia, tenendosi per un braccio - e se l’Etiopia sarà nel suo futuro, allora andremo lì». Habtamu si è reso conto dei rischi che ha corso e del clamore che ha suscitato. «Sono pentito - ha sussurrato ai poliziotti - ora sono contento di rivedere i miei genitori». Quando ha visto la madre e il padre, in compagnia del piccolo Asmavaw, suo fratello minore, è scoppiato in lacrime, correndo ad abbracciarli. Ora c’è tempo anche per scherzare. «Durante il viaggio per arrivare a Napoli Asmavaw - ricorda la madre scherzava con noi e diceva: Habtamu frequenta la seconda media e guardate dove è arrivato, quando andrà all’Università cosa combinerà?».