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 2012  gennaio 10 Martedì calendario

Dall’ergastolo alla semilibertà Bufera sul killer della Uno Bianca - Nel film già visto di un omicida che esce dal carcere ben prima di quanto prevedesse la condanna, in questo caso l’ergastolo, l’ex componente della banda della Uno Bianca ed ex poliziotto Marino Occhipinti ottiene la semilibertà dopo diciassette anni di detenzione

Dall’ergastolo alla semilibertà Bufera sul killer della Uno Bianca - Nel film già visto di un omicida che esce dal carcere ben prima di quanto prevedesse la condanna, in questo caso l’ergastolo, l’ex componente della banda della Uno Bianca ed ex poliziotto Marino Occhipinti ottiene la semilibertà dopo diciassette anni di detenzione. Il 19 febbraio del 1988 aveva ammazzato Carlo Beccari, una guardia giurata, durante l’assalto a un furgone portavalori davanti alla Coop di Casalecchio, alle porte di Bologna. Erano gli anni in cui il gruppo criminale dei fratelli Savi spargeva il terrore con rapine contrassegnate da una spietatezza senza precedenti per l’Emilia Romagna, dove la banda scorrazzò impunemente a lungo grazie alle coperture e alle informazioni a cui gli assassini avevano accesso in virtù della loro appartenenza alle forze dell’ordine. Ieri l’ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Venezia che stabilisce la misura della semilibertà per Occhipinti è stata depositata. Due anni fa l’ex poliziotto aveva già beneficiato di un permesso di cinque ore di libertà in occasione di una via crucis, ma ora il provvedimento del tribunale veneziano ha ben altra valenza, e in prospettiva apre definitivamente le porte della prigione a chi uccise Carlo Beccari. Una notizia accolta con un senso di rabbia impotente dal padre della guardia giurata, Luigi: «Io sono in carrozzina, mia moglie si trova in una struttura perché è malata di Alzheimer, e lui è fuori mentre dovrebbe marcire in carcere. Io ero sono e sarò sempre un galantuomo, ma se diventerò un assassino sarà perché mi ci hanno fatto diventare». Parla di ingiustizia Luigi Beccari, dice di sentire vergogna «perché danno dieci anni a uno che ruba una gallina mentre uno che ammazza viene messo fuori. Lui deve star dentro, non fuori. Noi siamo avvelenati: sono state perdute delle vite umane che andavano a lavorare per mantenere le loro famiglie, e li hanno uccisi come cani». Se arriveranno richieste di perdono, il padre della vittima non vuole neanche sentirle: «Quello è un delinquente, un assassino incallito. Perdono? Per l’amor di Dio! Mi hanno detto che la madre di Occhipinti vorrebbe venire a casa mia a chiedere perdono, ma che se ne stia a casa sua, che io me ne resto a casa mia, altrimenti la denuncio. La verità è che la legge la fanno loro». Poi il padre di Carlo Beccari adombra disegni oscuri, volti a ottenere misure favorevoli per gli ex membri della banda. Disegni che sarebbero orditi da qualcuno che in carcere non c’è mai finito: «C’è ancora gente della banda in giro, se no Occhipinti non uscirebbe dal carcere e di semilibertà non si parlerebbe neanche. E di questo passo verranno fuori anche gli altri». La madre dell’omicida, Graziella Baldi, nei giorni scorsi aveva detto di comprendere il dolore dei familiari affermando però che il figlio oggi «è un’altra persona». Ieri si è limitata a esprimere piacere per la semilibertà concessa al figlio. A distanza di vent’anni la tragica epopea della Uno Bianca, con la sua scia di morti ammazzati, continua a evocare scenari limacciosi. Marino Occhipinti in particolare era alla squadra mobile della questura di Bologna, Roberto Savi in un primo tempo era alla squadra volante, da dove venne trasferito alla centrale operativa dopo che, insieme ad alcuni colleghi, aveva rasato a zero un ragazzo trovato in possesso di droga. Anche Fabio Savi, fratello di Roberto, aveva cercato di entrare in polizia, ma senza riuscire ad essere ammesso a causa di un difetto alla vista. In questi anni di detenzione trascorsi nel carcere Due Palazzi di Padova, Occhipinti è stato un detenuto modello, tenendo un comportamento che ha spinto il giudice ad accordargli prima un permesso e ieri la semilibertà. In prigione Occhipinti lavorava alla redazione del giornale «Ristretti Orizzonti» realizzato dai reclusi. Alla protesta del padre di Beccari si unisce anche la presa di posizione di Rosanna Zecchi, presidente dell’Associazione familiari delle vittime della Uno Bianca: «Siamo fuori dalla grazia di Dio. Immaginavo una decisione del genere, ma speravo comunque che tenessero conto di quello che ha fatto. Forse la decisione del tribunale è dovuta a questa cosa che vogliono liberare le carceri, ma Occhipinti ha ucciso una persona, poi si è dissociato dicendo che fu un atto di debolezza, ma non è stato così: è stato zitto per sette anni, se avesse parlato, altri si sarebbero potuti salvare, invece ha continuato a lavorare alla questura di Bologna ben sapendo cosa succedeva lì dentro».