MARCO BRESOLIN, La Stampa 10/1/2012, 10 gennaio 2012
Dimenticato il decreto Le feste patronali salve anche quest’anno - Passate le feste, gabbato il governo
Dimenticato il decreto Le feste patronali salve anche quest’anno - Passate le feste, gabbato il governo. È la rivincita dei Santi patroni. Dopo mesi a rischio estinzione, finalmente possono cantare vittoria. Ricordate la norma inserita, tra mille polemiche, nella manovra approvata ad agosto dal governo Berlusconi? Oggi è carta straccia, pare. Salve le sagre paesane, anche se infrasettimanali. Chiuse le scuole e gli uffici pubblici nella giornata dedicata al Santo protettore del paesello. Il merito? Forse di Sant’Andrea, patrono di Amalfi, celebrato il 30 novembre. Secondo il decreto, diventato legge a settembre dopo l’approvazione del Parlamento, la «norma-Epifania» (quella che tutte le feste voleva portar via) aveva bisogno di un passaggio ulteriore per tirare una riga sulle festività segnate sul calendario. Il governo avrebbe dovuto emanare un altro decreto per decidere quali festività spostare alla «prima domenica immediatamente successiva» (oppure, in alternativa, al venerdì precedente o al lunedì successivo). La scadenza era chiara: entro il 30 novembre. Ma all’epoca il neonato esecutivo guidato da Monti era in tutt’altre faccende affaccendato e così il pro memoria è finito nel dimenticatoio. Un governo tecnico che inciampa in un problema tecnico, capita. Dubbi in Comune Ora, però, i sindaci di tutta Italia sono nel panico. Non sanno bene cosa fare, stretti tra il rischio di andare contro una legge e le pressanti richieste dei cittadini. Uno dei primi a porsi il problema è stato Lorenzo Guerini, sindaco di Lodi. Qui, ogni anno, si attende con ansia il 19 gennaio, giorno di San Bassiano. Nonostante lo stomaco sia ancora appesantito dagli eccessi natalizi, i lodigiani si tuffano sui prodotti tipici offerti nelle bancarelle durante la giornata di festa: trippa, tortionata (la torta tipica fatta di burro, farina, mandorle, zucchero e uova), cioccolata, vin brûlé e raspadura (una specie di grana servito a scaglie). E se non è riuscita a fermarli nemmeno l’associazione dietologi italiani, figuratevi Tremonti. «Abbiamo chiesto informazioni al governo - spiega Guerini - ma non abbiamo ricevuto risposte esaurienti. Ci siamo quindi mossi per avere pareri giuridici a più livelli, che hanno confermato la nostra interpretazione». Risultato: giovedì 19 gennaio scuole e uffici pubblici resteranno chiusi. A confortare Lodi ci pensa Parma. Qui è stata addirittura la prefettura - quindi la massima rappresentanza del governo sul territorio - a rassicurare i cittadini. «Ci sono pervenuti diversi quesiti circa la ricorrenza di Sant’Ilario - recita una nota diffusa nei giorni scorsi -. Questo ufficio conferma che venerdì 13 gennaio prossimo è da considerarsi festivo a tutti gli effetti». Anche qui serrande abbassate e nessuno slittamento nella consegna delle civiche benemerenze. Ma «con una cerimonia sobria», si affrettano a precisare dal Comune. Figli di un Santo minore Un «pasticcio» normativo che però eviterà di alimentare polemiche e rivalità tra le città. Milano e Napoli, che non si sentono figlie di un Santo minore, si erano da subito alleate nella protesta contro il provvedimento, considerato discriminatorio nei loro confronti. La manovra aveva infatti salvato sin dall’inizio la festa di San Pietro e Paolo, patroni di Roma, in quanto festività frutto di un accordo con la Santa Sede. Così come il Parlamento era riuscito ad infilare nel testo del decreto una ciambella di salvataggio per 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno. Tirano dunque un sospiro di sollievo i milanesi, che il 7 dicembre potranno godersi come ogni anno la Prima della Scala nel giorno di Sant’Ambrogio. Stesso discorso per i napoletani, che il 19 settembre non saranno costretti a prendere un giorno di ferie per partecipare alla processione di San Gennaro. Il rischio per i fedeli partenopei era questo, visto che il Santo non ne voleva sapere di spostare la liquefazione del suo sangue nell’ampolla «alla prima domenica immediatamente successiva».