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 2012  gennaio 11 Mercoledì calendario

Il Fondo monetario e l’Unione Europea sono di fronte a una seria verifica della realtà in Ungheria

Il Fondo monetario e l’Unione Europea sono di fronte a una seria verifica della realtà in Ungheria. Le politiche autoritarie del primo ministro Viktor Orban hanno spaventato gli investitori, spingendo il Paese sull’orlo dell’insolvenza. Affinché un eventuale aiuto abbia senso, Budapest deve cedere sulle sue riforme più scandalose. È una rara situazione con poco spazio per i tradizionali compromessi diplomatici. Budapest ha sufficienti fondi per coprire i pagamenti che scadono nel primo semestre dell’anno. Quest’anno deve rimborsare circa 13,2 miliardi di euro, il 35% dei quali sono in moneta estera. Il debito, pari al 77% del Pil, non è ingestibile e il Paese ha una divisa propria, il che in teoria dovrebbe aiutare l’aggiustamento. Ma il calo del 12% che il fiorino ha registrato l’anno scorso rispetto all’euro ha aumentato il nervosismo degli investitori. Con i rendimenti dei bond a 10 anni al 10% circa, difficilmente l’Ungheria può finanziarsi sul mercato. Le preoccupazioni per l’isolamento dell’Ungheria e i timori per la sua capacità di rispettare le scadenze finanziarie potrebbero accelerare il disastro. Le prime sulla linea del fuoco sono le banche austriache che hanno un’esposizione di 42 miliardi di dollari verso l’Ungheria, seguite dalle banche italiane con 23 miliardi di dollari. Lo scenario da incubo si verificherebbe se l’Austria perdesse il suo rating del credito di tripla A, indebolendo l’Eurozona e compromettendo ulteriormente le banche italiane che hanno concesso prestiti all’Austria per 111 miliardi di dollari. Tutti i pezzi del puzzle sembrerebbero a posto per un consueto accordo diplomatico se le banche internazionali ignorassero il problema e sostenessero un governo impresentabile nel nome della stabilità. Tuttavia, Fondo monetario e Ue stanno insistendo affinché Orban faccia marcia indietro sulle leggi che compromettono l’indipendenza della banca centrale. Ma tali leggi sono integrate in una nuova costituzione che è stata resa quasi impossibile da cambiare da un partito che non abbia i due terzi della maggioranza parlamentare di cui ora dispone il partito Fidesz di Orban.