Maurizio Crosetti, la Repubblica 11/1/2012, 11 gennaio 2012
Passando con disinvoltura da Totti a Romolo, cioè dall´ultimo re di Roma al primo, Mario Sconcerti realizza insieme una specie di inchiesta e un´intervista con la storia, ma anche una cronaca minuto per minuto, tempi supplementari compresi
Passando con disinvoltura da Totti a Romolo, cioè dall´ultimo re di Roma al primo, Mario Sconcerti realizza insieme una specie di inchiesta e un´intervista con la storia, ma anche una cronaca minuto per minuto, tempi supplementari compresi. Il prodotto di tutto questo lavoro è un libro dal titolo inevitabile, Romolo (Dalai Editore, pagg. 304, euro 16,50). Intrigante il sottotitolo, e rivelatore: L´alba di Roma da riscrivere. Siccome i giornalisti, anche più degli storici, amano le domande, la misteriosa vicenda del fondatore di Roma ne contiene molte. Chi era Romolo, anche se non è mai esistito? Chi ha avuto la necessità di inventarlo, e perché? Chi era la Lupa? Forse una generosa, materna bestia, o più probabilmente una prostituta? Perché Romolo uccide Remo? Fu proprio lui l´assassino? E chi è il padre dei due gemelli? Come in ogni buona inchiesta, molte domande troveranno risposta: e per le altre, non trovarla è forse già una risposta. Il libro ruota attorno a un concetto: già poco dopo l´inizio della sua storia, Roma aveva bisogno di un passato. E nell´infinito derby con i Greci, servivano gli dèi per giustificare e innervare la nascita dell´Urbe. Qui comincia il lunghissimo viaggio di Sconcerti nei miti e nelle leggende che hanno portato alla nascita di Roma, alla sua spiegazione e all´evoluzione storica. Neppure su Internet ci sono più cose, al riguardo, di quelle che si trovano nel reportage sul misterioso Romolo, anzi sul mistero Romolo. Siccome senza Remo non esisterebbe la grandezza del fratello dominante e sopravvissuto, il rapporto tra i due costituisce forse il nucleo più interessante del libro. È anche una storia di caratteri, non solo di caratteristiche. Remo è il più forte fisicamente, il più gradasso ed "eroico", però è il meno astuto, il meno politico e scaltro: alla fine pagherà il limite. Attorno ai figliastri della lupa, la storia di Roma diventa così una bella serie di intuizioni e atti di coraggio, cominciando dal diritto d´asilo concesso da Romolo a chiunque diventasse romano (e fu un esordio di banditi e delinquenti, però vivace e tutto sommato democratico, considerando l´epoca), per finire al ratto delle Sabine: operazione ignobile, se vista con gli occhi del presente, ma necessaria in quel tempo di uomini senza donne, fondatori di città bisognosi non solo di amore ma di figli, discendenza e futuro. L´ordinata ricerca di Sconcerti sulle tracce del primo re di Roma diventa una specie di apologo sull´epilogo: come un potente invecchia, cambia, s´intorbida. Ecco che il brillante, scaltro Romolo si trasforma in un sessantenne sprezzante e tirannico, annoiato dal tempo che scorre e pieno soltanto di sé. Così passa anche la sua gloria, prima di essere "rapito in cielo" per diventare un dio col bollino blu, più probabilmente ucciso dai senatori umiliati e poi fatto a pezzi, perché non ne restasse neppure una briciola. A quel punto, però, la grande Roma aveva già trovato il suo passato, l´uomo dell´aratro e una data di fondazione: 21 aprile 753 avanti Cristo. Lo dicono anche i libri di scuola, senza però risolvere il mistero.