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 2012  gennaio 11 Mercoledì calendario

MILANO

Il re Mida degli ospedali con l´hobby (costosissimo) dell´editoria colpisce ancora. Il blitz sul San Raffaele consolida infatti Giuseppe Rotelli come leader indiscusso della ricca ed efficiente sanità privata lombarda e italiana. Il nuovo padrone dell´ex-impero di Don Verzè ha sbancato il tavolo con un´offerta monstre da 405 milioni, poco meno del valore dell´intera Rcs in Borsa. Una cifra altissima, ma di sicuro misurata al centesimo dall´uomo che grazie ai soldi del Pirellone ha costruito – una clinica dopo l´altra – un gruppo da 800 milioni che gode, finanziariamente parlando, ottima salute.
La sua carriera è iniziata come docente di istituzioni di diritto Romano all´università di Torino. La folgorazione imprenditoriale è arrivata nel 1980, quando con l´aiuto di Intesa Sanpaolo ha preso la gestione del Policlinico di San Donato dimostrando da subito di avere le idee chiare: ha limitato il suo raggio d´azione alla Lombardia (salvo una struttura in Emilia) allargando i confini della società a colpi di acquisizioni finanziate dai ricchi profitti garantiti dai rimborsi delle Asl regionali. Oggi sotto l´ombrello della Papiniano, la sua cassaforte, ci sono 18 ospedali con 3.956 posti letto e oltre 9mila dipendenti. L´83% degli 803 milioni di ricavi di Rotelli è garantito da prestazione finanziate direttamente dal servizio pubblico – in buona parte dalla regione del governatore Formigoni – e il 2010 si è chiuso con 10 milioni di profitti a valle di un bilancio molto conservativo sul fronte degli accantonamenti (altissimi) e dei fondi rischi (pure loro prudenzialmente elevati). Il regno di famiglia ha in cassa 270 milioni in contanti parcheggiati in conti correnti e depositi postali e ha in carico a soli 290 milioni di euro 300mila metri quadri di terreni e strutture ospedaliere che in realtà ne valgono almeno il quadruplo.
Questo tesoretto non è servito però a finanziare solo la crescita nella sanità. Un bel pezzo del patrimonio di Rotelli è stato investito (e purtroppo per lui bruciato) sul Corriere della Sera. A fine 2006, un anno dopo il tentativo di scalata a via Solferino del "furbetto" Stefano Ricucci, il 66enne imprenditore pavese ha iniziato a rastrellare titoli Rcs. Oggi ha in portafoglio il 7,54% del capitale e l´11% dei diritti di voto in virtù di un´opzione d´acquisto che scade nel 2014 con Banco Popolare.
La diversificazione nell´editoria però, dati alla mano, non è stata fortunata. Rotelli ha pagato 270 milioni per una partecipazione che oggi ne vale 39. Una voragine per cui ha già contabilizzato in perdita un fondo svalutazione pari a 125 milioni di euro. Non solo: sui titoli in portafoglio al Banco Popolare c´è un´ulteriore minusvalenza potenziale di altri 98 milioni. Oltre al danno, tra l´altro, ha dovuto incassare pure la beffa. Pur essendo il primo singolo azionista industriale del Corriere della Sera, Rotelli (che tra giugno 2010 e giugno 2011 ha acquistato in Borsa altri 600mila euro di titoli Rizzoli) non è ancora riuscito a ritagliarsi nemmeno uno strapuntino nel patto di sindacato Rcs. L´operazione San Raffaele segna adesso il ritorno alle origini. Visti i risultati, una scelta comprensibile.