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 2012  gennaio 11 Mercoledì calendario

ROMA - È

un´azienda che cresce di anno in anno, che fa cento miliardi di utile e non conosce crisi, che non sa cosa siano le tasse e che prospera grazie alla violenza e all´illegalità. È "Mafia Spa", protagonista assoluta dell´economia italiana: la grande holding del crimine e del malaffare fattura 140 miliardi l´anno. Un´enormità se si tiene conto che le tre manovre con le quali l´Italia sta facendo i conti (le due estive del governo Berlusconi, più l´ultima dell´esecutivo Monti) valgono tutte assieme 75 miliardi di euro. Tanti soldi tutti sporchi: a denunciare le dimensioni del fenomeno è "Le mani della criminalità sulle imprese", un rapporto (curato da Lino Busà e Bianca La Rocca) di Sos Impresa-Confesercenti, associazione voluta dai commercianti per resistere al pizzo, all´usura, al racket. Sulla categoria si abbattono 1.300 reati al giorno: 50 all´ora.
Le cifre che emergono dallo studio tracciano il profilo di un business in crescita: mentre il resto dell´economia piange per la crisi di liquidità e le piccole imprese non riescono ad ottenere i finanziamenti delle banche, Mafia Spa può contare su 65 miliardi cash, messi a disposizione dei clan per conquistare nuove fette di mercato. Gli investimenti spaziano dai settori più tradizionali (l´edilizia dove confluisce il 42 per cento delle risorse mafiose, o il commercio che ne assorbe il 14,3), ai più innovativi (il 2 per cento va alla sanità, il 3,9 nelle agenzie di intermediazione).
Molto floride sono le attività mafiose nel commercio, che valgono più o meno cento miliardi - il 7 per cento del Pil - e che crescono di anno in anno grazie all´intreccio di usura, pizzo e racket: atti criminali che vedono nel negoziante la vittima preferita. Gi usurai sono circa 40mila (dodici anni fa erano 25 mila) e 200 mila commercianti, oltre il 19 per cento del totale, hanno avuto a che fare con loro, contribuendo a portare nelle tasche dei clan 40 miliardi di euro l´anno.
La mappa del crimine e dell´illecito si allarga di giorno in giorno e conquista territori prima considerati "puliti". La precedenza va sempre alle regioni del Sud, ma il business della mafia è sempre più presente al Nord e al Centro. Ne è un esempio l´evoluzione del crimine nella capitale. Alla città di Roma, infatti, il rapporto Confesercenti dedica un intero capitolo: nell´ultimo anno le sole rapine sono aumentate dell´11 per cento e il pizzo s´insinua nei più placidi quartieri borghesi. I commercianti vittima di usura, nella regione Lazio, sono il 34,8 per cento del totale. La città, commenta lo studio, ora è considerata più pericolosa di Napoli e Catania.
«Una parte del Paese è controllata dalla criminalità organizzata - sintetizza il presidente di Confesercenti Marco Venturi - e la crisi, la mancanza di fondi, rendono ancora più drammatico il problema. Lo Stato si è impegnato, ma serve un cambio di passo delle istituzioni: niente sponde politiche, niente appalti, assunzioni, investimenti all´ombra della criminalità». Le associazioni anti-racket puntano il dito contro le lungaggini burocratiche: «Bloccano quasi 35 milioni di fondi europei destinati alla sicurezza».