Sara Menafra, Il Messaggero 10/01/2012, 10 gennaio 2012
NEL MIRINO LE COMUNITA’ MAGREBINE
Ammesso che qualcuno abbia davvero voglia di aiutare i due uomini di nazionalità marocchina che hanno ucciso la piccola Joy e suo padre Zhou, trovarli all’interno della comunità marocchina italiana potrebbe essere tutt’altro che facile. Assieme a quella senegalese, l’immigrazione marocchina è la più antica tra quelle arrivate nel nostro paese. Al 31 dicembre 2010, le tabelle dell’Istat riportano 452.424 marocchini residenti in Italia, con regolare permesso di soggiorno: il terzo gruppo per numero dopo rumeni e albanesi e prima dei cinesi.
Arrivando nel nostro paese, hanno seguito il destino di tutti i lavoratori in viaggio alla ricerca di un’occupazione, finendo per distribuirsi soprattutto nelle zone operaie. Per questo motivo, le città di riferimento sono le principali del Centronord. Torino, prima di tutte, ma anche Milano. E infatti sempre l’Istat spiega che un quarto del totale è presente in Lombardia con 109.245 presenze, quindi in Emilia Romagna 70.588, in Piemonte sono 64.219, in Veneto 57.707. E la presenza è molto più bassa in regioni popolose ma con scarsa presenza industriale come il Lazio (11.606) o la Campania (13.377). «E’ una presenza diffusa», spiega Alessio Menonna, ricercatore della fondazione Ismu di Milano: «Col tempo gli immigrati marocchini si sono diffusi sul territorio in modo capillare e attualmente sono presenti soprattutto nelle piccole città nei pressi di complessi industriali, dove è più semplice vivere e mettere su famiglia».
Accanto a questo mondo, che è quello tradizionalmente presente nel nostro paese, c’è quello criminale. Il più aperto, eventualmente, ad accogliere e sostenere i due fuggitivi, visto che è lo stesso a cui appartiene il più anziano dei due, un trentenne pregiudicato che aveva già subito un ordine di allontanamento dall’Italia, non rispettato. Anche qui la ricerca non è facile, perché con 3.222 denunce per vari reati nel 2010, i marocchini sono il gruppo più presente negli archivi delle Questure italiane. I reati sono principalmente connessi al traffico di stupefacenti, nel 2007 i cittadini marocchini segnalati in Italia per violazioni alla legge sugli stupefacenti sono stati il 30,35% del totale degli stranieri, al primo posto della graduatoria fra i gruppi non europei coinvolti nei traffici di droga.
L’ultima relazione della Direzione centrale servizi antidroga della Polizia di stato, parla di un mondo chiuso, compartimentato, gerarchico. Quello più adatto a proteggere, se deciderà di farlo, i due ricercati: «Le organizzazioni maghrebine si presentano come formazioni criminali fortemente subordinate e contigue alle associazioni italiane di maggiore spessore - si legge nel rapporto - soprattutto per quanto riguarda il traffico internazionale di stupefacenti». E’ un mondo che non disdegna la collaborazione tra i gruppi di marocchini, i più numerosi tra quelli provenienti dal Maghreb, e i gruppi albanesi nella gestione delle attività di spaccio. Anche in questo caso, bisogna cercare al nord. Una recente edizione della relazione del Viminale sullo Stato e l’andamento nazionale del narcotraffico, spiega: «Le organizzazioni criminali marocchine operano prevalentemente nel nord Italia, ove la comunità di immigrati maghrebini risulta ben radicata nel tessuto socio economico, soprattutto in Piemonte ed in Lombardia». Le regioni in cui si sono registrati il maggior numero di reati a carico di cittadini marocchini sono state la Lombardia, l’Emilia Romagna e la Toscana, le provincie sono Milano, Bologna e Bergamo.
Da qui, dal centro nord, è possibile spostarsi all’estero. Soprattutto in direzione di Spagna e Francia, altre basi logistiche fondamentali di organizzazioni criminali nate in Maghreb, come spiega sempre il Viminale: «Attraverso la presenza di connazionali residenti in Spagna e Francia le predette organizzazioni controllano il traffico di hashish che sviluppandosi lungo tutta la rotta che dal Marocco, transitando per le coste mediterranee della Spagna e della Francia meridionale, giunge in Italia». Infine, e anche questo elemento potrebbe pesare nelle ricerche, tutti i dati recenti spiegano che le organizzazioni criminali provenienti dal Marocco hanno fatto un salto di qualità, entrando nel mercato delle droghe pesanti. Solo tra il 2009 e il 2010, l’eroina sequestrata a cittadini marocchini è aumentata del 133,05%.
C’è poi il mare di cittadini senza permesso di soggiorno. Anche in questo caso, il numero dei marocchini è tra i più consistenti in Italia. Lo rileva anche il Rapporto sulla criminalità e la sicurezza in Italia del 2010, elaborato da Maurizio Barbagli e Asher Colombo. Secondo il quale, tra gli stranieri rintracciati sul territorio italiano in condizioni di irregolarità dal 1998 al 2009 i marocchini - 108.640 - sono i più numerosi.
Certo, basta l’aiuto della comunità da tanto tempo presente in Italia, a far saltare ogni presagio funesto. E infatti due giorni fa, il presidente dell’Associazione degli immigrati nordafricani in Italia, Kamel E. Belaitouche ha firmato un documento di totale solidarietà con la comunità cinese, annunciando la presenza dell’associazione a tutte le manifestazioni organizzate dalla comunità della repubblica popolare: «Non abbiamo paura di ritorsioni, né da parte della comunità cinese, né da parte dei cittadini italiani - ha detto - abbiamo svolto incontri presso diversi consolati e nelle moschee per sensibilizzare i nordafricani su quanto accaduto e per chiedere loro di essere presenti».