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 2012  gennaio 02 Lunedì calendario

Anno IX – Quattrocentocinquesima settimana Dal 26 dicembre 2011 al 2 gennaio 2012Napolitano La sera del 31 dicembre Napolitano ha salutato gli italiani con un gran discorso, i cui punti essenziali sono questi:• «Lo Stato per lungo tempo è cresciuto troppo e ha speso troppo»;• «A partire dagli anni Ottanta la spesa pubblica è cresciuta in modo sempre più incontrollato, e ormai insostenibile

Anno IX – Quattrocentocinquesima settimana
Dal 26 dicembre 2011 al 2 gennaio 2012

Napolitano La sera del 31 dicembre Napolitano ha salutato gli italiani con un gran discorso, i cui punti essenziali sono questi:

• «Lo Stato per lungo tempo è cresciuto troppo e ha speso troppo»;
• «A partire dagli anni Ottanta la spesa pubblica è cresciuta in modo sempre più incontrollato, e ormai insostenibile. E c’è anche chi ne ha tratto e continua a trarne indebito profitto: a ciò si legano strettamente fenomeni di dilagante corruzione e parassitismo, di diffusa illegalità e anche di inquinamento criminale. Né, quando si parla di conti pubblici da raddrizzare, si può fare a meno di mettere nel mirino l’altra grande patologia italiana: una massiccia, distorsiva e ingiustificabile evasione fiscale. Che ci si debba impegnare a fondo per colpire corruzione ed evasione fiscale, è fuori discussione»;
• Lavoratori e sindacati si inseriscano «nel confronto con ogni realtà in via di cambiamento» anche a costo di «fare sacrifici». Nello stesso tempo il governo Monti sviluppi «il dialogo con le parti sociali e un rapporto aperto con il Parlamento»;
• «Occorre definire nuove forme di sicurezza sociale che sono state finora trascurate a favore di una copertura pensionistica più alta che in altri paesi o anche di provvidenze generatrici di sprechi»;
• L’attacco dei mercati all’Italia (lo spread nel frattempo è tornato sopra i 500 punti) ha in realtà come bersaglio l’Europa «ed europea deve essere la risposta, risposta in termini di stabilità finanziaria e insieme di rilancio dello sviluppo. E non ci siamo».

Il presidente ha ripetuto più volte che «l’Italia può e deve farcela», non ha mai parlato di federalismo e ha invece insistito sul successo delle celebrazioni per i 150 anni dell’unità, ringraziando gli italiani per il favore con cui è stato accolto ovunque (questo passaggio ha fatto infuriare Calderoli che ha paragonato il capo dello Stato a Cetto la Qualunque). Nella frase finale (i partiti potrebbero adesso dedicarsi alla «ricerca di intese fra loro sul terreno di riforme istituzionali da tempo mature») molti analisti hanno letto un’esortazione al varo di una nuova legge elettorale.

Monti Notevole anche, giovedì 29 dicembre, la conferenza stampa di Mario Monti. Due ore e mezzo di domande e risposte, troppo per molti giornalisti che se ne sono lamentati sostenendo che il premier non ha ancora imparato a comunicare. Critica che ci è apparsa davvero poco fondata: i colleghi non hanno forse più la testa per resistere a una lunga lezione di alta dottrina e di notevole humour, capìta fino in fondo, a quanto pare, solo dal vecchio Scalfari. Il premier non ha dato notizie, ma solo annunciato le linee guida che informeranno nelle prossime ore l’azione del governo: riforma del catasto, «per avvicinare il fisco alla realtà e diminuire gli abusi»; liberalizzazioni; riforma del mercato del lavoro, concepita in modo da governare la flessibilità, dato che è sempre meno probabile che qualcuno resti tutta la vita nello stesso posto della stessa azienda a fare lo stesso lavoro. «Si tratta anche qui di limare privilegi e rendite di posizione che frenano i meccanismi economici». L’avanzo primario del 5% (cioè il saldo positivo tra entrate e uscite) dovrebbe garantirci il pareggio nel 2013 e poi una progressiva riduzione del debito. Lo spread ha ripreso a risalire perché la Banca centrale europea compra molto meno di prima e soprattutto perché i mercati sono rimasti delusi dalle conclusioni del vertice di Bruxelles, in specie dal fatto che non si sono messi abbastanza soldi nel fondo salva-stati. Su questo punto Monti ha particolarmente insistito, e poi Napolitano, come abbiamo visto, lo ha rilanciato nel suo discorso di fine anno. Molto importanti alcuni princìpi generali: «Lavorare per tutti dispiacendo un po’ a ciascuno», «Alleviare l’onere fiscale su chi produce, spostandolo su chi detiene attività finanziarie», «Rendere più omogenea la preoccupazione effettiva, cioè (nessuno in sala aveva l’aria di aver capito) evitare che alcuni non siano preoccupati per niente e altri ipergravati dall’ansia». Delle molte manifestazioni di spirito, scegliamo questa: invitato a dir qualcosa di rassicurante al popolo tedesco, Monti ha ricordato che la “Süddeutsche Zeitung” «mi ha fatto il complimento più bello, definendomi il genero perfetto: parlo poco, vesto in modo banale, non faccio rumore».

Sindacati La sera di Capodanno, domenica, il premier ha convocato i tre capi sindacali, i quali avevano annunciato disordini provocati «da facinorosi» (Bonanni) se non si riprenderà la vecchia abitudne della concertazione. Monti a comunicato ai tre capi che un eventuale accordo deve essere fatto alla massima velocità.

Don Verzé La mattina del 31 dicembre è inaspettatamente morto don Verzé, fondatore del San Raffaele, l’ospedale al centro di un crac da un miliardo e mezzo. Le versioni ufficiali dicono questo: il sacerdote si è sentito male la sera del 30 dicembre, all’una è stato portato al pronto soccorso del San Raffaele, alle due e mezza all’unità coronarica, alle sette e mezza del mattino è stato ucciso da un infarto. La Guardia di Finanza ha fotocopiato la cartella clinica, il portavoce dell’ospedale, Paolo Klun, ha dichiarato che questa «è una prassi consolidata». I dubbi, che esistono, non trovano per ora il minimo riscontro. Don Verzé aveva 91 anni, soffriva effettivamente di cuore e un anno fa era stato ricoverato per un aggravarsi dei suoi problemi cardiaci. Proprio nel giorno della morte si perfezionava la prima serie di offerte per l’ospedale, messo all’asta dal tribunale fallimentare. Per ora vince Giuseppe Rotelli che ha messo sul tavolo 305 milioni. Ma c’è tempo per i rilanci fino al 10 gennaio. La Procura indaga ipotizzando il reato di associazione a delinquere e anche quello di bancarotta fraudolenta. Per quest’ultimo reato era sotto inchiesta anche don Verzé.

Capodanno Nell’anno in cui duemila sindaci hanno proibito botti e fuochi d’artificio si registra invece il bilancio più alto di morti e feriti. Due vittime e 561 italiani, tra cui 76 minori di 12 anni, finiti in ospedale. Uno dei due morti è di Roma e questo incidente è davvero clamoroso: nel quartiere popolare di San Basilio, festa con 15-20 persone, e il proprietario di casa, Cristian Castaldi di 31 anni, che ha imbottito l’appartamento di petardi. Ne accende uno con l’idea di affacciarsi poi alla finestra e farlo bruciare fuori, ma le fiamme si appiccano subito al resto dell’arsenale, va a fuoco tutto e in pochi secondi l’appartamento esplode, uccidendo il proprietario e ferendo anche gravemente la maggior parte dei suoi ospiti. L’altro incidente è accaduto a Casandrino (Napoli): Marco D’Apice, di 38 anni, titolare del ristorante Villa Alexus, stava partecipando ai festeggiamenti quando è stato colpito a morte da un proiettile calibro 7,65. In quelle zone si ha l’abitudine di festeggiare sparando colpi di pistola e D’Apice era incensurato: questo fa pensare che la pallottola fosse effettivamente «vagante». Però la polizia indaga e ha disposto l’autopsia. Sul posto sono stati trovati nove bossoli e nessuna traccia dell’arma.

Bambini La prima torinese dell’anno si chiama Takwa ed è figlia di immigrati tunisini, allo stesso modo nelle altre città del nostro paese le prime ore di Capodanno registrano le nascite di vari Ergi, Radu, Tora, figli di coppie tutte straniere che vivono da molti anni in Italia o di coppie miste, spesso padre italiano e moglie russa. Nel messaggio di fine d’anno il presidente ha accennato a questo problema, dei figli d’immigrati nati in Italia che non si vogliono riconoscere come italiani. A Milano, il quarto cognome più diffuso è Hu.