Giornali vari, 5 dicembre 2011
Anno VIII – Quattrocentoduesima settimana Dal 28 novembre al 5 dicembre 2011A sorpresa, Monti ha convocato il consiglio dei ministri domenica pomeriggio, ha limato per tre ore con i suoi il testo di un decreto legge onnicomprensivo, s’è poi presentato ai giornalisti, ha esposto a grandi linee la manovra e risposto per due ore alle domande della stampa
Anno VIII – Quattrocentoduesima settimana Dal 28 novembre al 5 dicembre 2011
A sorpresa, Monti ha convocato il consiglio dei ministri domenica pomeriggio, ha limato per tre ore con i suoi il testo di un decreto legge onnicomprensivo, s’è poi presentato ai giornalisti, ha esposto a grandi linee la manovra e risposto per due ore alle domande della stampa. Un conferenza non priva di drammaticità: il ministro del Lavoro Elsa Fornero, mentre spiegava il nuovo sistema delle pensioni, s’è trovata a un certo punto a giustificare il mancato adeguamento all’inflazione, ha tentato di pronunciare la parola “sacrifici”, ma a mezza strada gli occhi le si sono riempiti di lacrime e non è riuscita a continuare. Un colpo di comunicazione magistrale, se fosse stato studiato a tavolino.
Salva Italia Il premier ha introdotto la conferenza stampa facendo un discorso agli italiani. Questa è una manovra “Salva Italia”, ha detto, alla quale siamo costretti per i troppi anni di finanza nei quali i padri hanno riscosso in anticipo denari e benefici che sarebbero poi stati rimborsati dai figli. Sono gli italiani ad essersi messi in questo guaio, tocca quindi agli italiani tirarsene fuori. Siamo nello stesso tempo preoccupati, perché dipende da noi persino la sopravvivenza dell’Unione Europea, ma anche pieni di speranza.
La casta Proprio in questo discorso iniziale, il capo del governo ha anticipato le manovre, per dir così, anti-casta. Intanto: lui stesso e i suoi ministri renderanno pubblico il loro patrimonio, non solo denunciando il possesso di immobili, automobili o barche (come è obbligatorio), ma anche quello di titoli, fondi, assicurazioni e simili, che non si è invece tenuti – incomprensibilmente – a far sapere. Monti rinuncerà allo stipendio di presidente del Consiglio e a quello di ministro dell’Economia, e studierà se esiste il modo di non percepire neanche l’indennità da senatore a vita. «Avevo pensato di versare questi soldi a qualche associazione benefica, senonché in questo momento le casse che mi paiono più bisognose di soccorso sono quelle dello Stato. Lascerò dunque i denari dove si trovano». Le province saranno di fatto abolite: i consiglieri provinciali non potranno essere più di dieci, e saranno scelti dai consigli comunali. Svolgeranno solo funzioni di coordinamento, stando a mezzo tra i Comuni e la Regione. Si capisce che in seguito le Province saranno cassate del tutto, con una norma costituzionale, ma già così questa norma taglierà almeno 500 consiglieri. Giuseppe Castiglione, presidente dell’Upi (Unione Province Italiane), dicendosi «trasecolato», annuncia ricorso per vizio di incostituzionalità. Gli eletti negli organi non previsti dalla Costituzione (come ad esempio le comunità montane) presteranno la loro opera gratuitamente. Tutta questa revisione della struttura amministrativa entrerà evidentemente in vigore man mano che i vari consigli scadranno. Rispondendo ai giornalisti, Monti ha detto che, relativamente alla casta, si interverrà ancora in seguito, «con più calma».
La casa La manovra – del valore di 30 miliardi lordi e 20 netti – sposta in modo sensibile i pesi dai redditi ai patrimoni. Sono prima di tutto rivalutati, addirittura del 60%, i valori catastali degli immobili (con questa sola mossa si raccolgono 22 miliardi). La tassa sulla casa, quella che un tempo si chiamava Ici, è articolata così: la prima abitazione pagherà un’imposta del 3,6 per mille, cioè per ogni centomila euro di valore si dovranno versare 360 euro (al di sotto dei 200 euro, però, l’imposta non sarà dovuta); le abitazioni seconde, terze, quarte eccetera pagheranno invece il 7,6 per mille, cioè 760 euro per ogni centomila di valore. I comuni avranno però facoltà di abbassare o incrementare questo importo del 3 per mille. Per cui l’imposizione sulle seconde case potrà superare l’1 per cento (esattamente 1.060 euro per ogni centomila di valore). Le norme riguardano anche gli edifici commerciali e industriali.
Le pensioni Il ministro Fornero ha spiegato che la filosofia del nuovo sistema è quella di rendere progressivamente uguale per tutti il criterio di calcolo della pensione e quello relativo all’età pensionabile. Sul primo punto: fermo restando che nulla cambia per chi è già in pensione, per tutti gli altri scatterà il calcolo del contributivo a partire dal 1° gennaio 2012. Bisogna chiarire che in Italia vigono due sistemi di calcolo: uno si chiama “retributivo” e prende in considerazione solo i migliori stipendi che si sono riscossi durante la vita lavorativa (generalmente gli ultimi): la pensione è calcolata percentualmente su questi, senza tener conto di quanto effettivamente versato all’istituto previdenziale. La conseguenza è che la differenza tra quanto versato e quanto riscosso è a carico dello Stato. Il secondo sistema è quello “contributivo”: la pensione è calcolata in base a quello che si è effettivamente versato, e non ci sono perdite per le casse pubbliche. La perequazione avverrà così: fino al 31 dicembre si riconoscerà il calcolo retributivo a tutti quelli che ne avevano diritto; dal 1° gennaio 2012 varrà per tutti il calcolo contributivo. Questo cambio di passo produrrà effetti solo col tempo, perché evidentemente la finanza pensionistica matura i suoi più e i suoi meno con lentezza. Anche a causa di questo per due anni le pensioni superiori a 960 euro (doppio del minimo) non saranno rivalutate sull’inflazione. Cambiamenti importanti anche sull’età pensionabile. Uomini e donne saranno incentivati a restare al lavoro fino ai 70 anni, ma, pagando una piccola penalità, le donne potranno ritirarsi già a 62, gli uomini a 66. Il sistema sarà a regime nel 2018. Le pensioni d’anzianità – su cui tanto aveva battagliato Bossi – di fatto spariscono. Si potrà andare in pensione in anticipo solo con 41 anni e un mese di contributi (le donne) o con 42 anni e un mese (gli uomini). Le “finestre mobili”, le “quote” e tutti gli altri bizantinismi inventati dai politici da Dini in poi sono stati spazzati via. L’Inpdap e l’Enpals saranno incorporate dall’Inps, mossa che permetterà un risparmio di 20 milioni nel 2012, di 50 nel 2013 e di 100 milioni a partire dal 2014. Alle casse private – come ad esempio quella dei giornalisti – il ministero raccomanderà di mettere i conti in sicurezza. E se questo non sarà fatto verranno commissariate.
La crescita Sui 30 miliardi lordi della manovra, 12-13 riguardano la crescita. Il ministro Passera (Sviluppo e Infrastrutture) ha detto che la finalità ultima di questa parte del decreto è creare occupazione. In breve: vantaggi fiscali alle aziende che non distribuiscono utili o aumentano il capitale; defiscalizzazione dell’Irap, dal cui calcolo saranno omesse le donne e i giovani (l’Irap finanzia la Sanità e l’addizionale regionale relativa passerà dallo 0,9 all’1,23%); fondo di garanzia da 20-25 miliardi per agevolare il credito alle medie e piccole imprese; provvedimenti per il Mezzogiorno; rafforzamento dell’antitrust e apertura dei settori chiusi con una serie di liberalizzazioni, in particolare nel segmento delle farmacie (saranno liberalizzati i farmaci della fascia C, quelli non rimborsati dallo Stato). Ci sono anche norme di semplificazione burocratica e la liberalizzazione totale degli orari dei negozi.
Altre tasse L’Iva aumenterà di due punti da settembre 2012, cioè sarà portata, rispettivamente, al 12 e al 23%. Si eviterà così di intervenire linearmente sulle agevolazioni fiscali, come aveva previsto Tremonti (probabillmente in seguito sulle agevolazioni fiscali si interverrà lo stesso, ma in modo mirato). I capitali che, essendo stati portati all’estero, vennero scudati da Tremonti con una multa del 5 per cento, dovranno pagare un altro 1,5 per cento di tassa. Sarà aumentato il bollo sui conti correnti e si pagherà un bollo anche su tutta l’altra finanza: titoli, assicurazioni sulla vita, fondi eccetera. Monti ha detto che il suo governo, contrariamente al precedente, è favorevole alla Tobin Tax, tanto invocata da Merkel-Sarkozy: si tratta, come il lettore ricorderà, di tassare tutte le transazioni finanziarie, una regola che può essere stabilita solo a livello europeo (come minimo). Aumenta il superbollo sulle auto di grossa cilindrata (era stato introdotto da Berlusconi) e torna la tassa di stazionamento delle barche più lunghe di 10 metri (l’aveva abolita il governo D’Alema).
Politica Qualche prima considerazione politica. Monti ha messo a posto – per dir così – i sindacati, rifiutandosi di trattare sul tema delle pensioni e sostenendo anzi che questo argomento non è di competenza di Cgil, Cisl, Uil ecc. La Camusso, che ha dato un giudizio comunque negativo, fa capire che potrebbe esserci uno sciopero generale, Bonanni e Angeletti sembrano in ansia per l’improvvisa perdita di ruolo. Si tenga conto che più della metà degli iscritti ai tre sindacati sono, per l’appunto, pensionati. A una domanda sulla “concertazione”, Monti ha risposto che non tutte le questioni sono da concertare, dovendosi ciascuno assumere le responsabilità che gli sono proprie. Ad ogni passaggio di tavolo – ha aggiunto con quello humour che cominciamo a conoscere – capita poi che si perda qualcosa in favore di qualcuno. «La migliore concertazione è mettere un Libro Verde su internet, spiegando le idee che si hanno intorno a un certo problema e lasciando 30 o 60 giorni per intervenire a tutti quelli che hanno qualcosa da dire. Pubblicamente e non nel segreto di una stanza». Una posizione davvero rivoluzionaria. Altrettanto basiti sembrano i partiti, che hanno cercato di attribuirsi qualche merito su questo o quel punto della manovra. Sapendo comunque che il governo cosiddetto tecnico ha molte probabilità di stravolgere completamente le regole del gioco. Come ha scritto Giuliano Ferrara, se Monti riuscisse dove tutti gli altri (da Fanfani in qua, Berlusconi compreso) hanno fallito, allora bisognerebbe «rifare dalle fondamenta quel sistema che nel suo ordinario registro politico ed elettorale non produce decisione. Non è che nel 2013 si potrà ricominciare come nulla fosse».