Francesco Malgaroli, la Repubblica 08/01/2012, 8 gennaio 2012
I cent´anni del partito di Mandela dalla lotta all´apartheid alla corruzione – Al tocco di mezzanotte, il movimento di liberazione più longevo d´Africa ha compiuto cent´anni e il brindisi si è tenuto tra i banchi di una chiesa metodista del ghetto nero di Bloemfontein, "città dei fiori" in afrikaner, o Mangaung, "dove abitano i ghepardi" in sesotho
I cent´anni del partito di Mandela dalla lotta all´apartheid alla corruzione – Al tocco di mezzanotte, il movimento di liberazione più longevo d´Africa ha compiuto cent´anni e il brindisi si è tenuto tra i banchi di una chiesa metodista del ghetto nero di Bloemfontein, "città dei fiori" in afrikaner, o Mangaung, "dove abitano i ghepardi" in sesotho. L´African National Congress per qualche ora non penserà a un partito in profonda crisi. La poesia della liberazione si è scontrata con la prosa del governare e la colla non ha retto un granché. «Avevamo un progetto: sconfiggere l´apartheid - ha detto Moeletsi Mbeki, economista e fratello di Thambo Mbeki, presidente sudafricano dopo Mandela - Tutti erano concordi su quello». Ma invece alla vittoria contro la segregazione è subentrata la corruzione, il nepotismo, i favori sotto banco, il crimine e l´Aids. E in politica estera, un Sudafrica grande potenza regionale non ha saputo nemmeno aprire le porte al Dalai Lama per una visita a Desmond Tutu che compiva 80 anni. Non poteva dire no alla Cina. Non era così che lo pensavano l´8 gennaio 1912 insegnanti e re, impiegati e gente comune, vestiti nelle fogge più incredibili, da quello azzimato e a quello con un completo di leopardo, che si incontrarono lì. Tra loro c´era anche Sol Plaatje, primo scrittore nero sudafricano. Pixley Seme, presidente, esordì dicendo: «Il popolo bianco ha formato una nazione dove noi non abbiamo voce. Noi creeremo una nostra nazione unita e affermeremo i nostri diritti, e i nostri privilegi». Servì a poco. Anno dopo anno entrarono in vigore durissime leggi contro i neri. Pixley Seme girò il mondo per perorare una causa giusta, ma fu sconfitto. Troppi gli interessi in ballo per gli inglesi famelici e gli afrikaner di fronte a un nero così educato. E dopo poco anche all´interno dell´Anc cominciarono le faide. Nelson Mandela, Oliver Tambo e Walter Sisulu rivoluzionarono ogni cosa alla fine degli Anni ´40. Cominciarono con il stracciare il passi per andare dai ghetti neri alla città bianca: la disubbidienza civile fu il "la". L´Anc ritrovò grinta e per tutti gli Anni ´50 cominciò la lunga battaglia contro gli afrikaner, ora al potere. In una piazza non lontano da Johannesburg donne e uomini di ogni colore si diedero appuntamento, nel 1955, per stilare una Carta della Libertà, la Freedom Charter: «Noi popolo del Sudafrica, dichiariamo, perché l´intera nazione e il mondo sappiano: che il Sudafrica appartiene a tutti coloro che ci vivono, bianchi e neri, e che nessun governo può a giusto titolo vantare alcuna autorità se questa non si basa sulla volontà di tutto il popolo». Poche righe, un manifesto, una dichiarazione di principi universali. Però, nel ´64, con Mandela in carcere, il movimento fu spazzato via, ed è solo con le rivolte di Soweto del ´76 che riprese quota, prima come Coscienza Nera, poi Udf, e infine di nuovo come Anc. La vetta fu toccata con la vittoria elettorale di Mandela del 1994. I fili della storia si intersecano ad alcune date in modo indissolubile: la seconda guerra boera tra inglesi e afrikaner cominciò e finì in quel 1902 e causò 25 mila morti, donne e bambini boeri innanzitutto chiusi nei campi di concentramento; in quel 1902 fu fondata l´Anc e iniziò il cammino in nome dell´apartheid per il Partito nazionale boero al potere alla 1948 al ´94. L´Anc celebra le origini anche per una sorta di scaramantico scongiuro: cercare un nuovo capo per il paese dell´Arcobaleno.