Matteo Sacchi, il Giornale 8/1/2012, 8 gennaio 2012
Vizi, virtù e segreti dei veri legionari - Se uno entra in libreria e si aggira un po’ tra gli scaffali può avere l’impressione che la Guerra gallica o la difesa del Vallo di Adriano siano cronaca recente
Vizi, virtù e segreti dei veri legionari - Se uno entra in libreria e si aggira un po’ tra gli scaffali può avere l’impressione che la Guerra gallica o la difesa del Vallo di Adriano siano cronaca recente. Non saranno dei volumen papiracei, ma i titoli sono roba da Basso impero: La legione degli invincibili. Mos Maiorum ; La legione degli immortali ; La legione dimenticata ; La legione , Il centurione di Augusto ; Il centurione. Se vuoi la pace prepara la guerra; L’aquila sul Nilo ... Insomma, il legionario romano è diventato un eroe da romanzo a tutti gli effetti. E non è che la cosa si limiti ai libri: c’è Spartacus (gladiatore, ma ex membro delle truppe ausiliarie in Dacia) che impazza sul piccolo schermo,c’è il valente generale Massimo Decimo Meridio di Ridley Scott e tutti i suoi eredi che scorrazzano sul grande schermo... Ma ciò che ci raccontano o ci fanno vedere, ha davvero qualcosa a che fare con la realtà? Il modo migliore per farsi un’idea sulla questione è leggere il saggio di Chris McNab appena pubblicato dalla LEG: L’esercito di Roma (pagg. 342, euro 32). McNab è uno dei massimi esperti inglesi di storia militare e i suoi testi illustrati, molti dei quali disponibili solo in inglese, sono un vero classico della materia. In L’esercito di Roma racconta tutto quanto che c’è da sapere sulla lorica hamata ( la cotta di maglia che proteggeva i milites ), il pilum (giavellotto) e la disposizione in battaglia delle legioni. Il suo saggio parte dai primordi (l’Urbe al tempo dei re)e arriva sino al tardo Impero e ha il merito, grazie anche alle moltissime illustrazioni, di scardinare l’immagine stereotipata che tutti abbiamo in mente e che finiamo per sovrapporre a tutte le epoche della romanità: un legionario col mantello rosso e lo scudo quadrato coperto di un’armatura metallica lamellare ( lorica segmentata ). Beh, in epoca arcaica i romani erano attrezzati né più né meno (spesso meno) come gli altri popoli latini: scudi di foggia varia, spesso alla greca, e scodelloni di bronzo sulla testa. Anche dopo, per lunghissimo tempo quella romana è rimasta una fanteria che combatteva alla maniera degli opliti greci: cittadini addestrati alla bell’e meglio che fanno massa d’urto. Soltanto con le guerre sannitiche (343-295 a.C.) i romani iniziano a utilizzare la «legione manipolare », la loro prima grande innovazione vincente. Ovvero una differenziazione, relativamente standardizzata e coordinata, dell’attrezzatura dei vari combattenti e l’inquadramento in categorie diverse dei medesimi in base all’età e all’esperienza.E quasi un secolo dopo probabilmente arrivò l’altra grande novità: il pilum . Ovvero un giavellotto pensato per restare incastrato nello scudo dei nemici. Una volta colpito, l’avversario era obbligato ad abbandonare la sua protezione e veniva macellato dai romani che avanzavano colpendo di punta con i loro gladii. Ecco la chiave del successo: organizzazione e una tecnica efficace per scompaginare le fila nemiche. L’uniformità delle divise, invece, spesso è stata aggiunta dai registi cinematografici. A esempio, durante le guerre puniche l’attrezzatura era ancora piuttosto varia e colorata e la maggior parte degli scudi era di foggia ovale. Le corazze? Ognuno se ne compra una e si arrangia, i cittadini più poveri vengono inseriti tra i velites (combattenti alla leggera): si piazzano sulle spalle una pelle di lupo per spaventare un po’ il nemico e poi via a fare azione di disturbo davanti alla fanteria pesante (sperando di non venir sminuzzati da un assalto ben fatto)... Per avere i begli eserciti di professionisti che ci piace tanto vedere al cinema bisogna aspettare che la riforma militare di Gaio Mario ( 157-86 a.C.) faccia scuola. E ci vorrà più di un secolo. Ma anche su quei soldati imperiali che somigliano di più al nostro stereotipo mentale il libro di McNab potrebbe farvi scoprire cose nuove. Per dire, è vero che la cavalleria romana a lungo non ebbe le staffe, ma le selle avevano quattro protuberanze che stabilizzavano il combattente a cavallo. Meno male, altrimenti avrebbero avuto ragione Asterix e Obelix con quella loro famosa frase: «Sono pazzi questi romani ».