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 2012  gennaio 08 Domenica calendario

Con Adriano, Grecia e Italia erano una bomba - Da qualche parte a Roma, a Castel Sant’Angelo, le ceneri di un uomo sistannorivoltandonell’urnafune­raria

Con Adriano, Grecia e Italia erano una bomba - Da qualche parte a Roma, a Castel Sant’Angelo, le ceneri di un uomo sistannorivoltandonell’urnafune­raria. Quell’uomo era Elio Adriano,succes­sore di Traiano, imperatore dal 117 d.C. Era morto a Baia nel 138, ma fu tumulato nella camerasepolcraledelsuocolossalemauso­leo, destinato a diventare nel medioevo la fortezza, il tribunale e la galera dei papi. Nes­suno sa se le reliquie del «Graeculus»,il«gre­chetto »,il sovrano fan dell’ellenismo,siano ancora in loco.Se ci sono,fremono e s’indi­gnano. Due delle sue terre più amate, la Gre­cia e l’Italia, sono oggi sull’orlo del baratro economico. La loro reputazione internazio­nale è sotto i tacchi. «Ci fossi stato io» sem­bra di sentirlo recriminare «tutto questo non sarebbe successo. Io li ho fatti prospera­re, quei paesi. La mia moneta d’oro, l’ au­reus , portava sul dritto la mia faccia,e sul ro­vesciol’arabafenice, simbolodieternità. Al­tro che l’euro. Il mio aureo era una roccia. Quanto a reputazione, Atene, con me al suo fianco, era in cima alla classifica culturale. Roma, poi, era il centro del mondo: i merca­ti mi obbedivano, le riforme che ho fatto fun­zionavano a meraviglia, le botteghe, le fab­briche, i campi e le miniere davano un getti­to enorme. Certo, stare sul trono non è stato facile. I Senatori, razza di vipere, mi hanno gettato addosso tonnellate di fango. Roma è una piazza difficile, per chi governa...». Stiamo fantasticando. Ma su una solida base storica: il volume Adriano , di Yves Ro­man ( Salerno Editrice, pagg. 465, euro 26). È una biografia critica, che fin dal titolo origi­nale, L’empereur virtuose , svela il giudizio controcorrente, il bilancio positivo stilato dallo storico francese su una figura contro­versa. Va precisato che il «virtuoso» di Ro­man è la brillante traduzione di multifor­mis , un epiteto non proprio elogiativo appic­cicato ad Adriano dai suoi detrattori, gli arte­fici della sua leggenda nera: incostante, complicato, capriccioso, testardo fino alla brutalità. Eradell’Acquario,segnofluttuante.Scon­tento della sua immagine, pare che stesse parecchio sotto i ferri del parrucchiere: set­te acconciature diverse, e l’ultima «con le ciocche arrotolate». Ma era, secondo Ro­man, un genio versatile, e certe pose eccen­triche vanno inquadrate nell’eccezionalità del carattere.La volubilità c’era,in lui.Ma la pecca era il non saperla mascherare con la civilitas , l’untuosa discrezione tipica dei politici navigati. Era diretto, impe­tuoso. Però sapeva frenarsi. Un’anziana postulante lo supplicò per strada. «Non ho tempo per queste cose!» fu la stizzosa risposta. «Allora smetti di fare l’imperatore», lo redarguì la vecchia. Fu una sferzata. Adriano fermò il cor­teo, ascoltò la donna, l’accontentò. Ro­man analizza il marchio ricorrente: Grae­culus . In sé, non è infame. A Roma, indicava una persona innamorata della classicità el­lenica. In questo, Adriano era speciale. Ave­vastudiatoadAtene. Sisentivaerededell’el­lenismo, una cultura in cui l’intellettuale è a tutto tondo, un prototipo dell’umanista ri­nascimentale. È letterato (e Adriano scrisse versi, sbeffeggiati anche quelli), ma insie­me pittore, scultore, architetto. Il Pantheon, capolavoro di mano adria­nea, con la sua sfera di oltre 43 metri di dia­metro iscritta con perfezione nel cilindro circostante, è ancora lì, dopo due millenni di spoliazioni e terremoti. Stabilì un record che resistette fino all’epoca del cemento ar­mato. Al centro della cupola, l’ oculus , un’apertura di 9 metri per scrutare il cielo. Lassù Adriano voleva approdare, dopo la morte. Era un mistico, altro aspetto che face­va arricciare il naso ai pragmatici romani. Voleva la vita eterna insieme al suo Anti­noo, il ragazzo amato, che da morto era di­ventato una stella, secondo la propaganda di palazzo. Anche qui, Adriano pagava da­zio alla malignità. Non per i gusti sessuali. Ma per aver pianto Antinoo muliebriter , co­me una donnicciola. Aveva messo in sicu­rezza l’impero con potenti valli. Aveva rior­ganizzato i ranghi militari, pur venerando la pace. Aveva risollevato le città con donati­vi ed esenzioni fiscali. Ma, per i denigratori, restava un Graeculus, nel senso peggiorati­vo: un molle, un effeminato. Il potere può lo­gorare anche chi ce l’ha.