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 2012  gennaio 08 Domenica calendario

Guai per l’Eni in Iran: a rischio 2 miliardi - Si apre un fronte Iran per l’Eni.La com­pagnia petrolifera statale Nioc non inten­de versare i due miliardi di dollari di arre­trati che la società italiana rivendica per l’attività svolta nel Paese tra il 2001 e il 2009

Guai per l’Eni in Iran: a rischio 2 miliardi - Si apre un fronte Iran per l’Eni.La com­pagnia petrolifera statale Nioc non inten­de versare i due miliardi di dollari di arre­trati che la società italiana rivendica per l’attività svolta nel Paese tra il 2001 e il 2009. Le preoccupazioni già espresse dal­l’amministratore delegato Paolo Scaroni su questo dossier si sono, dunque, rivela­te più che fondate. La doccia fredda per il Cane a sei zampe è arrivata oggi, con le dichiarazioni del di­­rettore per gli affari internazionali del­l’azienda iraniana, Mohsen Qamsari, se­condo il quale l’Eni «non ha alcuna riven­dicazione finanziaria specifica nei con­fronti della Nioc ». Il pagamento degli arre­­trati, quindi, non è nei programmi di Tehe­ran. Ma per l’Eni non si tratta certamente di una sorpresa. Scaroni, in occasione del World Petroleum Congress che si è svolto poche settimane fa a Doha, si era infatti detto più preoccupato per questa partita che per l’eventuale stop al greggio irania­no in caso di sanzioni più dure da parte del­l’Unione europea sull’export di greggio. Sanzioni che dovrebbero scattare il prossimo 30 gennaio e che l’Iran,con que­sta mossa, spera forse di mettere in discus­sione, visto che tra i Paesi membri dell’Ue non è ancora stato trovato un accordo in merito. Basti pensare che in una recente intervista a Le Figaro , il premier Mario Monti si era detto favorevole, come estre­ma ratio, anche all’embargo petrolifero, purché, aveva detto, «sia graduale e siano escluse» le consegne a rimborso «dei debi­ti che l’Iran ha contratto con l’Eni». Il pagamento in natura che la Nioc rifiu­ta di riconoscere al cane a sei zampe, che ha da tempo annunciato l’intento di non avviare nuovi progetti nel Paese, si riferi­sce all’attività petrolifera condotta tra il 2001 e il 2009 e farebbe riferimento a quat­tro progetti di impianti petroliferi: due con la multinazionale francese Total, nei giacimenti di Durud e Balal, e due in quelli di South Pars e Darquain. Il pagamento sa­rebbe dovuto avvenire in valuta, ma poi ne è stata concordata la conversione in for­niture di greggio. Al momento l’attività dell’Eni è concen­trata nell’ offshore del Golfo Persico e nel­l’ o­nshore prospiciente per un totale di 4 ti­toli minerari e una superficie complessiva di 1.456 chilometri quadrati (820 in quota Eni). Le attività di esplorazione e produ­zione nel Paese sono regolate da contratti di buy-back. Nel 2009, la produzione di pe­trolio e condensati in quota Eni in Iran è stata di 35 mila barili di olio al giorno. La produzione è fornita principalmen­te dai due giacimenti South Pars 4&5 (Eni operatore, 60%) nell’offshore del Golfo Persico, e Darquain (Eni operatore, 60%) nell’onshore. Relativamente al contratto South Pars 4&5, l’attività Eni è limitata al recupero degli investimenti effettuati in passato. Nel 2009 sono iniziate le attività di commissioning e start-up degli impian­­ti relativi a Darquain, unica attività ancora condotta da Eni in Iran, in vista del forma­le hand over ai partner locali.