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 2012  gennaio 08 Domenica calendario

Un governo di professori del privilegio - Un governo di tecnici: duri e puri. Un governo trasparente

Un governo di professori del privilegio - Un governo di tecnici: duri e puri. Un governo trasparente. Un governo battezzato nel fonte bat­tesimale della società civile, del­l’università, della magistratura, lontano dagli intrighi di palazzo. Ci eravamo illusi. Anche i miglio­ri, anche quelli nati senza peccato originale, anche loro hanno qual­che macchiolina nel curriculum sfavillante, qualche privilegio, qualche opacità, come si dice con una brutta parola. Anche loro sfruttano i voli di stato, per torna­re a casa dopo un incidente sugli sci, come il ministro della difesa Giampaolo Di Paola: lussazione alla spalla e aereo pronto a Vero­na; anche loro avrebbero dovuto mettere in vetrina i loro guadagni, ma evidentemente fanno fatica a rintracciare i cedolini; anche loro si sono dimostrati pronti a batta­gliare per salvare i doppi stipendi, (o almeno uno stipendio e un quarto o uno e mezzo) argomento d’attualità per Antonio Catricalà, Corrado Clini, Filippo Patroni Griffi. Filippo Patroni Griffi è il mi­nistro con due cognomi e due sti­pendi: quello di titolare della Fun­zione pubblica e l’altro, incredibi­le ma legittimo, di presidente di se­zione del consiglio di stato, in aspettativa da una vita. Sì, perché Patroni Griffi ha collezionato pol­trone importanti nella pancia del­lo Stato ma una leggina, fatta ad hoc per i magistrati amministrati­vi come lui, gli permette di incassa­re l’indennità per il lavoro in free­zer. Niente male. Patroni Griffi è un supertecnico e da supertecni­co ha vinto, dopo cinque senten­ze, una battaglia spettacolare. Spettacolare come la casa con vi­sta sul Colosseo. Spettacolare co­me il prezzo pagato nel 2008 per acquistare quei 109 metri catasta­li al primo piano di uno stabile di via monte Oppio: 177.754 euro. Come ha fatto Patroni Griffi? Sem­plice, ha ingaggiato una feroce bat­taglia contro lo Stato e il ministero dell’economia,padrone del palaz­zo, e li ha piegati, passando attra­verso i colleghi del Tar, poi per quelli del Consiglio di stato e poi per la Corte costituzionale. Giulio Tremonti e il sottosegretario Ma­ria Teresa Armosino si erano in­ventati una legge ad domum, co­me l’ha chiamata Sergio Rizzo sul Corriere della Sera , pur di non es­sere costretti a svendere l’immobi­le situato in una zona strepitosa della capitale. Ma non c’è stato niente da fare. I magistrati ammi­­nistrativi, con l’aiuto di due periti che lavoravano fianco a fianco con Angelo Balducci, quello della cricca, hanno stabilito che lo stab­i­le di via monte Oppio era una casa popolare e non un immobile di pregio, come gridava l’Armosino. Risultato: il miracolo che ha dis­sanguato lo Stato. Patroni Griffi ha spuntato 1.630 euro al metro quadro, quando a pochi metri di distanza Claudio Scajola, aiutato però da una robusta iniezione di denaro degli onnipresenti amici della cricca, ha acquistato a 8.500 euro al metro quadro. Cinque vol­te di più. Attenzione:chi era l’avvo­cato che ha aiutato Patroni Griffi nella delicatissima ed estenuante partita contro lo Stato? È Carlo Ma­linconico, oggi strategico sottose­g­retario alla Presidenza del consi­glio, ieri presidente della Federa­z­ione italiana editori giornali e pri­ma ancora tante altre cose. Bene, anzi male: qualche anno fa Malin­conico era incappato in una singo­larissima disavventura: era anda­to in vacanza in un hotel a cinque stelle del’Argentario, in una suite da 1.500 euro a notte, e alla fine aveva trovato l’amara sorpresa. Qualcuno, vai a sapere chi, aveva già saldato il conticino da 9.800 eu­ro. Un dramma. Ieri al Giornale che chiedeva lumi, Malinconico ha dato una spiegazione ancora più singolare: «Volevo pagare, ma qualcuno l’avevagiàfatto e quan­do ho mi sono rivolto al direttore per sapere chi fosse, mi ha rispo­s­to che non poteva dirlo per rispet­to della privacy ». Il vero benefatto­re, si sa, vuole rimanere anonimo. E Malinconico aveva bevuto l’amaro calice. Peccato che l’im­prenditore Francesco de Vito Pi­scicelli abbia raccontato a Marco Lillo del Fatto quotidiano , lo stes­so giornalista che ha ricostruito la soap opera della casa di Patroni Griffi, di essere stato lui a saldare la vacanza da cartolina. E Piscicel­li è uno degli amici di Balducci e della solita cricca. Sia chiaro: Pa­troni Griffi e Malinconico non so­no indagati, ma lo stile, le frequen­tazioni, le spiegazioni (almeno nel caso del sottosegretario) pon­gono più di un punto di domanda. E confermano un sospetto antico e perfino banale: anche il tecnico non vive sotto una campana di ve­tro. La cricca aveva i suoi gangli nel corpo dello Stato: magistrati contabili, grand commis, dirigen­ti, superdirettori. Tecnici puri, che pensavano ai fatti loro. Questo è il loro governo. Duri e puri, si diceva. Duri sì, ma con il contribuente. Puri mica tanto. Trasparenti nemmeno: Monti ci ave assicurato che tutti i compo­nenti­del governo avrebbero mes­so in rete redditi e patrimoni. Stia­mo ancora aspettando. E intanto il comma 6 del decreto salva-Ita­lia salva i super- stipendi di chi arri­va dalle file della pubblica ammi­­nistrazione: la vecchia indennità resta intatta, purché non superi quella dei parlamentari che è di 5.246 euro. E i contributi per la pensione sono tarati sull’ultima busta paga percepita prima di an­dare in aspettativa. Questo sì che è un governo tecnico.