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 2012  gennaio 07 Sabato calendario

Così il Destino crudele salvò i dittatori in culla - Si chiama «storia alternati­va », o «allostoria», o «fan­tastoria »

Così il Destino crudele salvò i dittatori in culla - Si chiama «storia alternati­va », o «allostoria», o «fan­tastoria ». Oppure, più dottamente, «ucronia», dal greco ou (non) e kronos (tem­po). La letteratura, il teatro, il cine­ma, i fumetti, ci giocano che è un piacere, deviando il corso degli eventi e costruendo mondi del tut­to ipotetici, ma plausibili. Insom­ma, è la storia che non c’è, anzi che non c’è stata, ma che avrebbe potuto verificarsi se soltanto un piccolo particolare fosse stato di­verso da come è stato. Si chiama «ucronia», ma qualche volta è più corretto chiamarla sfiga. Come questa volta. Gennaio 1894. Siamo a Passau, nella Bassa Baviera, al confine con l’Austria. L’inverno attana­glia le case, le campagne, i boschi. Il fiume Inn, che proprio lì si getta nel maestoso Danubio, è una pi­sta di ghiaccio, irresistibile attrat­ti­va per i bambini. Irresistibile e ov­viamente pericolosa. Infatti... In­fatti un bel frugoletto di appena quattro anni finisce nella crepa di un’enorme lastra e sta per annega­re. Ma ecco entrare in scena il De­stino. Un bambino un po’ più cre­sciutello e molto coraggioso, tale Johann Kuehberger, che da gran­de farà il prete, vede la drammati­ca scena e si precipita, rischiando a sua volta la vita, a salvare l’inno­cente creatura. Tutto bene? No, tutto male, visto che il frugoletto si chiamava Adolf Hitler. Questa storia, purtroppo non ucronica, girava dagli anni Settan­ta. A raccontarla era stato Max Tremmel, anch’egli prete, amico e successore di Kuehberger. «È sta­to Johann a rivelarmelo», disse. «D’accordo - gli risposero - la sto­ria è bellissima (anzi, bruttissi­ma), ma come puoi provarcela?». Provarla, in effetti, non si poteva. Tuttavia, a Passau la vox populi an­dav­a insistentemente in quella di­rezione, erano in molti a confer­mare l’episodio, come fra l’altro scriverà la storica Anna Rosmus, nata a Passau nel 1960, in Out of Passau. Von einer, die auszog, die Heimat zu finden (1999)... E poi la famiglia Hitler visse davvero a Pas­sau fra il 1892 e il 1894, i documen­ti conservati negli archivi cittadi­ni lo confermano... Due indizi, cer­to, però non ancora sufficienti. Ebbene, il terzo indizio che ora la storia (quella vera) si vede co­stretta a elevare al rango di prova, è saltato fuori pochi giorni fa. Si tratta di un vecchio ritaglio della Donauzeitung (La Gazzetta del Danubio)del gennaio 1894 e l’arti­colo, pur non riportando nome e cognome del futuro Führer ,espo­ne esattamente la versione di Tremmel. Hitler, da parte sua, non fece mai menzione con nessuno della disavventura infantile. In com­penso, nella «sua» Passau ordinò di impiantare tre campi di concen­tramento «succursali» di quello di Mauthausen-Gusen... Sfiga, dicevamo all’inizio. Per­ché la storia degli individui, come quella del mondo, non conosce pause, e il bimbo che non avrebbe meritato d’annegare in un fiume gelato, meritò, da adulto, le peg­giori fiamme dell’inferno. Di soli­to si dice che la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo. Dipen­de dal punto di vista: quello del di­retto interessato o di tutti gli altri? «Collega» e deuteragonista di Hitler nella corsa all’annienta­mento del genere umano, anche Iosif Vissarionovic Dzugašvili, cioè Stalin, fu un beneficiato dalla fortuna (sua) e dalla sfiga (altrui). Da piccolo era tutt’altro che d’ac­ciaio, a dispetto del soprannome con cui è universalmente noto. Colpa di una forma acutissima di varicella. E colpa soprattutto di un incidente occorsogli durante una festa. Aveva circa dieci anni quando, correndo per le strade della natia Gori, in Georgia, venne travolto da un cavallo. Ne riportò gravi ferite e da allora il suo brac­cio sinistro fu sempre più debole dell’altro.Se quel cavallo fosse sta­to un po’ più irruento... Altro braccio, altra vicenda, al­tro dittatore. È il 1948. Siamo a Sir­te, in Libia. Un bambino di sei an­ni sta giocando con i suoi due cugi­netti quando scoppia una mina. I cuginetti muoiono, ma quel bam­bino, che il mondo sarà costretto a conoscere come Mu’ammar Gheddafi, resta soltanto ferito a un braccio. Se quella mina fosse esplosa qualche centimetro più in là... Nello stesso perio­do, ma in Siberia, in un campo militare, vi­veva un altro bambi­no. Era coreano. Che ci faceva in Siberia? Si trovava lì perché il suo papà, Kim Il Sung, un capoccia del partito comunista co­reano, vi era stato mandato in esilio. Il bambino si chiamava Kim Jong-il. Proprio lui, il dittatore scom­parso recentemente. Se una pallottola va­gante... Il quinto bambino, anzi ragazzino, che la Storia ha purtroppo condotto fino alla ma­turità e alla vecchiaia nacque nel villaggio di Scornicesti, in Ro­mania. All’età di undi­ci anni si trasferì con la sua famiglia di po­verissimi contadini a Bucarest. E soltanto quattro anni dopo co­nobbe per la prima volta la galera, per­ché accusato di esse­re un agitatore politi­co. A sedici anni, altro arresto e, a diciotto, la condanna per comunismo. Il pi­schello era Nicolae Ceausescu, e diventerà uno fra i peggiori tiran­ni che si nascosero sotto la barba di Carletto Marx per affamare il lo­ro popolo. Se nella sua cella aves­se incontrato, invece della futura moglie e complice Elena Petre­scu, un galeotto di quelli tosti... Ma la storia è più cieca della for­tuna.