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 2012  gennaio 07 Sabato calendario

Il nuovo Sudan sprofonda nei vecchi orrori - Nuovo Stato, vecchi massacri è il tragico destino di una fetta del Sud Sudan sconvolto dalle faide tribali

Il nuovo Sudan sprofonda nei vecchi orrori - Nuovo Stato, vecchi massacri è il tragico destino di una fetta del Sud Sudan sconvolto dalle faide tribali. Questa volta nella giovane nazione africana nata appena lo scorso luglio il bilancio dei morti sarebbe spaventoso: oltre 3000 in pochi giorni di mattanza. Joshua Konyi, capo dell’amministrazio­ne di Pibor, la principale città pre­sa d’assalto, parla di «assassini in serie, un massacro. Abbiamo con­tato i corpi e calcolato che 2182 donne e bambini e 959 uomini so­­no stati uccisi ». La mattanza sareb­be avvenuta nel governatorato di Jonglei, una delle zone più isolate del Paese, senza strade di collega­mento degne di questo nome. Il condizionale è d’obbligo tenendo conto che non ci sono fonti indi­pendenti a certificare le migliaia di morti, ma il governo del Sud Su­dan ha dichiarato il «disastro uma­nitario ». Le Nazioni Unite hanno già confermato centinaia di vitti­me e lanciato un piano di emergen­za per portare cibo, acqua e aiuti ai sopravvissuti. Cinquantamila per­sone sono sfollate, in fuga dalle vio­lenze. Il massacro ha avuto inizio la scorsa settimana quando una co­lon­na di 6000 giovani guerrieri del­la tribù Lou Nuer si è messa in mar­cia verso la zona dei rivali Murle. I due clan si odiano da sempre e da una decina d’anni è in corso una faida tribale con razzie di bestia­me e rapimenti in massa di bambi­ni. Il nodo del contendere è antico e si basa sul controllo dell’acqua, dei pascoli e dei capi di bestiame, che a quelle latitudini vengono usati dai giovani come dote per tro­varsi moglie. Un sottile odio etni­co fa il resto, assieme alle leggen­de. I Murle, che hanno subito l’at­tacco, vengono considerati dagli altri clan dei primitivi con poteri magici e accusati di inspiegabili malattie o incendi. In pratica semi­nerebbero il malocchio. La colonna in armi di Nuer è piombata su Pibor e dintorni met­tendola a ferro e fuoco. Intere fami­glie sarebbero state bruciate vive nelle loro case, le donne violenta­te ed i bambini risparmiati portati via come bottino di guerra. Non so­lo: un ospedale è stato preso d’as­salto e la città saccheggiata. I po­chi poliziotti non osavano interve­nire. Un battaglione di caschi blu inviato nell’area sembra che sia riuscito a fare ben poco per ferma­re il massacro. Solo con l’arrivo dell’esercito governativo, che ha aperto il fuoco per fermare le vio­lenze, si è ottenuto il ritiro degli as­salitori. L’«esercito bianco dei Neur» ha rivendicato l’azione con un comunicato definendola «un successo» ed intimando alla tribù rivale di non provare a scatenare rappresaglie. «Se lo faranno lance­r­emo attacchi di sorpresa e scorre­rà ancora più sangue». Poi, rivolti al debole governo del giovane Sta­to i massacratori hanno ribadito: «Qualsiasi tentativo di disarmare l’esercito dei Neur porterà ad una catastrofe». La strage è la sanguinosa rispo­sta ad un precedente attacco dei Murle dello scorso anno, che ave­va provocato 600 vittime nella tri­bù rivale, il rapimento di 200 bam­bin­i e la razzia di 25mila capi di be­stiame. L’ennesimo episodio di una faida che solo dall’indipen­denza del Sud Sudan, africano e cristiano, dal nord musulmano e arabo ha provocato 1100 morti e 63mila sfollati, senza calcolare l’ul­timo massacro. Probabilmente molti bambini, considerati morti o dispersi, sono stati presi in ostag­gio. L’obiettivo è non solo rifarsi del bestiame rubato in precedenti razzie, ma scambiare i piccoli pri­gionieri, che vengono trattati co­me schiavi. Non abbiamo fatto un salto in­dietro di secoli, ai tempi delle guer­re tribali nell’Africa nera, ma negli ultimi decenni di conflitto civile con gli arabi del nord le tribù del Sud Sudan si sono armate con arse­nali moderni. Al posto delle lance di un tempo si usano kalashnikov e granate, che insanguinano sem­pre più la faida del bestiame.