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 2012  gennaio 07 Sabato calendario

Lo Stato è senza soldi ma la sua «superbanca» tiene fermi 461 miliardi - In tempi di crisi di liquidità edi credit crunch ( la stretta del cre­dito che sta strozzando l’econo­mia del Paese) c’è una banca che di liquidità - almeno sulla carta ­ne ha in abbondanza se non in ec­cesso

Lo Stato è senza soldi ma la sua «superbanca» tiene fermi 461 miliardi - In tempi di crisi di liquidità edi credit crunch ( la stretta del cre­dito che sta strozzando l’econo­mia del Paese) c’è una banca che di liquidità - almeno sulla carta ­ne ha in abbondanza se non in ec­cesso. Il fatto che sia la Tesoreria, quindi la «banca» dello Stato, ren­de la cosa ancora più bizzarra, so­prattutto se si pensa che in giro per il Paese, ci sono, tra famiglie e imprese,creditori verso l’ammini­strazione pubblica per decine di miliardi di euro. La materia è complicata, delica­ta e di difficile lettura. Ma una sti­ma precisa delle giacenze della Te­soreria dello Stato è stata fatta re­centemente nel corso di un semi­nario a porte chiuse. Nel 2010 era­no pari a 461 miliardi e 565 milioni di euro. Tanto per dare una misu­ra, nei conti correnti pubblici c’è una cifra pari a un quarto del Pil ­cioè della ricchezza prodotta in un anno - e un sesto dei risparmi di tutti gli italiani. La cifra è piutto­sto stabile negli anni, anche se la tendenza è verso una leggera ridu­zione. Le giacenze erano a quota 498 miliardi nel 2005, sono calate a 444 miliardi nel 2007 per poi risa­lire­di un po’ nell’anno che è appe­na finito. La Tesoreria è il cassiere dello Stato e il servizio è affidato al­la Banca d’Italia. Incassa e paga per conto dello Stato, trasferisce ri­sorse sui conti degli enti pubblici (autonomie locali, Asl, ministeri), che sono tenuti a loro volto a depo­sitarci tutte le loro disponibilità. Le giacenze sono costituite in larga parte da fondi che non sono direttamente dello Stato. Ci sono, ad esempio, i soldi che gli italiani versano nei conti correnti postali e anche quelli della Cassa deposi­ti e prestiti. Ma per una buona me­tà sono anche somme ferme conti correnti delle regioni, conti spe­ciali degli enti locali e anche dei ministeri. Fondi che in preceden­za gli enti pubblici depositavano anche nelle banche private, ma che poi sono state riportate nella tesoreria, a beneficio delle finan­ze pubbliche. Difficile mettere in relazione i crediti dei cittadini e delle impre­se nei confronti dello Stato con la cifra monstre delle giacenze, assi­curano gli addetti al settore. I 460 miliardi - spiega un economista ­sono una cifra virtuale, soprattut­to perché ogni euro che esce dalla Tesoreria pesa sul fabbisogno e si trasforma in debito. Se si dovesse­ro liquidare tutti insieme i credito­ri dello Stato e degli enti pubblici, insomma, il peso si trasferirebbe sui conti pubblici, anche perché spesso le spese che le amministra­zioni pubbliche - in particolare quelle locali - non riescono a co­prire, sono fuori bilancio. È anche vero che la scarsa capa­cità d­i spesa delle amministrazio­ni pubbliche è un problema noto. Uno studio in via di pubblicazio­ne fa ad esempio le pulci al mini­stero dei Beni culturali e calcola che la capacità di spesa, sia inferio­re al 50% delle cifre stanziate. E che i residui finiscano in oltre 300 contabilità speciali. In tutto quel­le­gestite dalla tesoreria statale so­no circa 3.800, mentre sono 10mi­la i conti correnti intestati ad am­ministrazioni locali ed enti pubbli­ci. Magari, frugando tra i conti cor­renti pubblici, qualche cifra per pagare i creditori dello Stato e im­mettere liquidità nell’economia reale si può trovare.