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 2012  gennaio 07 Sabato calendario

Monti avrebbe dovuto fare a Calderoli il gesto di Bossi – Accusato d’aver festeggiato il capodanno a Palazzo Chigi, bin Loden avrebbe dovuto rispondere a quel poveretto di Roberto Calderoli come usano i leghisti, alzando cioè il dito medio

Monti avrebbe dovuto fare a Calderoli il gesto di Bossi – Accusato d’aver festeggiato il capodanno a Palazzo Chigi, bin Loden avrebbe dovuto rispondere a quel poveretto di Roberto Calderoli come usano i leghisti, alzando cioè il dito medio. Ma simili manifestazioni di simpatia non sono nel suo stile. Così si è limitato a negare la circostanza. Avrebbe potuto aggiungere che non soltanto ha brindato al nuovo anno in compagnia di figli e nipoti nel suo appartamento di Palazzo Chigi ma che a volte gli è anche capitato di schiacciare un pisolino sul divano e d’andare in bagno. * * * Ormai, quando ci si occupa del Partito democratico, non è per analizzare le sue prospettive elettorali, come si fa di solito con i partiti, e neppure per illustrare le strategie dei suoi leader, ma per dire che prima o poi dovrà «decidere da che parte stare». Con la Camusso o con i bocconiani? Con i loden o con le tute blu? Come Elsa Fornero, che bastona e piange, piange e bastona, anche il Pd è diviso in due, per metà Gianni e per metà Pinotto. * * * Ministra liberale ma piangente, anzi «cattiva e sentimentale» come il vecchio Fëdor Pavlovi Karamazov, padre snaturato e dissoluto dei fratelli omonimi, Elsa Fornero non ha «fatto il sessantotto» in quanto «liberale», ma di quella stagione ha «conservato l’idea», confida a Panorama, «che essere liberali non significa considerare soltanto l’individuo: al centro ci sono la libertà e la responsabilità di ciascuno, intorno i problemi sociali». È per questo che, spietata e liberale quando bastona pensionandi e pensionati, la titolare del lavoro e del welfare scoppia in lacrime quando considera «i problemi sociali» che ne derivano (piange, tira su col naso, si asciuga gli occhi, ma poi bastona). * * * Come non c’è progressista al mondo che possa riconoscersi nel côté sociale d’Elsa Fornero, neanche il più selvaggio dei liberisti selvaggi (non diciamo dei liberali) può seriamente identificarsi con la ferocia della ministra liberale. Forse ci riuscirebbero il Dottor Jekyll e Mr Hyde. O Stanlio e Ollio. * * * «Una volta uno psicanalista mi disse che la Grande Depressione ha avuto un effetto devastante — peggio di Hitler e della guerra. Un bambino è affascinato dal padre che torna a casa con l’uniforme, non da un padre che torna da Wall Street col vestito a tre bottoni dicendo “siamo rovinati” e la madre che scoppia in lacrime» (James Thurber, L’arte della narrazione, in The Paris Review. Interviste, vol. 2, Fandango 2010). * * * Non li pagano abbastanza, poveri onorevoli. Tengono famiglia, devono pagare il pizzo al partito, spendono una fortuna in cappuccini e brioches e aperitivi, per non parlare delle cravatte verdi se sono leghisti e delle cravatte rosse se vogliono arruffianarsi l’inquilino del Quirinale che le esibisce in televisione, e lasciando da parte i portaborse che hanno la pretesa d’essere pagati persino 600 euro al mese (sia pure in nero) e delle escort, che mica sono gratis. Come si fa, quando ce la fanno appena, a sostenere che sono pagati troppo? Non bisogna diminuirgli ma aumentargli lo stipendio. Maledetti, sibila un onorevole. «Vogliono darci la paga d’un operaio». * * * Anche la paga d’un operaio, però, sembra troppo per quei deputati e senatori che, sottoposti a un esame di cultura elementare dagl’inviati dalle Iene, si sono rivelati inadatti persino a maneggiare una zappa e un badile, figurarsi un cacciavite o la pulsantiera d’una pressa. * * * Che Fabrizio Cicchitto, quando denuncia il «fisco ideologico» in azione a Cortina d’Ampezzo, si renda ridicolo, come scrive Michele Serra su Repubblica, è senz’altro un dato di fatto. Ma anche Serra, quando aggiunge pomposamente che gli evasori fiscali sono «nemici dello stato e miei», si merita la stessa parentesi («risate!») che appioppa a Cicchitto. * * * Sempre su Repubblica, una paginetta più in là, c’è anche di meglio: Francesco Merlo che invoca l’intervento delle legioni celesti, spade fiammeggianti e tutto, come nella Bibbia, o per lo meno di Fabio Fazio e del fan club di Roberto Saviano, contro «la Gomorra delle Dolomiti». * * * «Picasso è sempre caduto in piedi: quando ebbe il Premio Stalin internazionale «per il rafforzamento della pace» (nelle biografie dell’artista oggi viene con pusillanimità chiamato “Premio Lenin”) nel 1950, e quando fece il ritratto stilizzato di Stalin che dopo la morte comparve nel numero memoriale del settimanale comunista francese Lettres Francaises. James Lord, giovane ufficiale anticomunista del controspionaggio militare statunitense in Francia, era presente quando Picasso chiese al poeta Paul Éluard, pezzo grosso del movimento pacifista, che il Premio Stalin andasse a lui perché se lo meritava più di chiunque altro» (Solomon Volkov, Stalin e Sostakovic, Garzanti 2006). * * * I commercianti di Cortina d’Ampezzo sono stati presi sul fatto con gl’incassi (ma niente scontrini) in mano, mentre i loro clienti (quelli con entrate appena sopra il livello di povertà) sono stati beccati con le auto extraluxe parcheggiate davanti al ristorante per vip, dove stavano pasteggiando a champagne. Lassù «s’evadeva d’ampezzo», se la ridono su Twitter. Spiace soltanto che adesso, recuperate al fisco le entrate imboscate dagli evasori di Cortina, altri soldi siano destinati a finanziare le Province e le vacanze alle Maldive (sistemati in suite da 2500 dollari a notte) degli Onorevoli. * * * «Oggi la psicologia comprende un’importante scuola per la quale l’uomo non è che un bruto, per esempio il comportamentismo di B.F. Skipper; un’altra nella quale in pratica scompare il fatto che l’uomo è un animale, per esempio l’analisi esistenziale di Jacques Lacan; e diverse mescolanze incoerenti, per esempio la teoria psicoanalitica di Freud, che sostiene di basarsi sulla biologia e allo stesso tempo di spiegare i fenomeni spirituali, a detrimento d’entrambi» (Allan Bloom, La chiusura della mente americana, Lindau 2009).